Omicidio Avellino, doveva essere una strage: Elena e Giovanni come Erika e Omar

Doeva essere una strage: a rimetterci la vita è stato soltanto Aldo Gioia, di 53 anni, geometra dipendente della FCA di Pianodardine, ucciso a coltellate nella sua abitazione al centralissimo Corso Vittorio Emanuele di Avellino.

E’ durata poche ore la fuga degli autori del delitto: Giovanni Limata di 22 anni, originario di Benevento ma da sempre residente ad Avellino, ed Elena Gioia di 18 anni, la figlia dell’uomo ucciso.

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Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la dinamica dell’atroce delitto e, in particolare, la pianificazione dell’evento che avrebbe dovuto portare alla morte pure di Liana Ferrajolo, madre della ragazza e consorte dell’uomo ucciso, e della sorella di Elena.

Come Erika e Omar

Una vicenda che riporta alla mente quella di Erika De Nardo e Omar Favaro, i due fidantati ricordati quali autori dell’omicio di Novi Ligure avvenuto il 21 febbraio 2001 quando Elena Gioia non era ancora nata e Giovanni Limata aveva pochi mesi.

Quei due fidanzati uccisero Susanna Cassini detta “Susy”, di 41 anni, la madre di Erika, e il fratello undicenne Gianluca De Nardo di 11 anni.

Quei due giovani della provincia di Alessandria, avevano progettato di uccidere anche Francesco De Nardo, il padre, ingegnere presso un’azienda dolciaria.

I fidanzati, dopo avere ammazzato madre e figlioletto, avrebbero poi desistito perché Omar, feritosi a una mano nel corso del duplice delitto, era ormai stanco e aveva deciso di andarsene.

Il caso ebbe un ampio interesse mediatico e ancora adesso viene ricordato, tanto da tornare alla mente per questo omicidio.

Strage fallita

Il piano di Elena e Giovanni per ammazzare i genitori e la sorella della ragazza, è andato parzialmente in fumo, perchè un solo delitto è stato portato a termine.

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Ecco come è stata ricostruita la vicenda.

Nella tarda serata di venerdì 23 aprile, Elena (nella foto sotto) è in casa coi suoi familiari. Bussano alla porta, lei sa bene chi è in arrivo.

Apre la porta (dirà poi che era uno sconociuto) al fidanzato che ha il volto travisato. Il ragazzo entra e si avventa subito su Aldo Gioia che si era appisolato sul divano mentre guardava la televisione.

Nessuna reazione, per difendersi, da parte dell’uomo colto di rospresa, pugnalato con almeno sette fendenti al petto e all’addome.

Secondo gli investigatori, l’omicida avrebbe utilizzato un grosso coltello da cacciatore.

Le urla e i rumori provenienti dalla camera dove si trova Aldo Gioia (nella foto qui sotto) svegliano la moglie Liana Ferrajolo e l’altra figlia.

Il piano per ammazzare pure loro non si realizza ma Elena e Giovanni, agli investigatori hanno poi confessato che volevano ammazzare l’intera della famiglia della ragazza, oltre al padre che, dopo essere stato soccorso in fin di vita, è poi deceduto all’Ospedale Moscati di Avellino.

Si attende il responso dell’autopsia disposta dal magistrato per ulteriori dettagli circa l’agghiacciante delitto consumatosi al centro di Avellino.

Comunicato della Procura

La Procura della Repubblica di Avellino, attraverso un comunicato stampa, ha ricostruito e ripercorso ogni momento della vicenda consumatasi nella tarda serata di ieri, venerdì, conclusasi alle prime luci dell’alba di oggi con l’arresto di Elena Gioia e Giovanni Limata (nella foto).

A seguito di tempestive attività di indagine svolte nell’immediatezza del fatto, coordinate dalla Procura della Repubblica di Avellino ed eseguite dalla Squadra Mobile di Avellino, è stato emesso decreto di fermo del pubblico ministero nei confronti di un giovane di anni 22 e di una giovane di 18 anni appena compiuti, entrambi originari e residenti ad Avellino, poiché gravemente indiziati della commissione dell’omicidio premeditato in pregiudizio del padre della giovane, di anni 53.

Quest’ultimo, trasportato con urgenza all’Ospedale Moscati dopo l’accoltellamento subito all’interno della propria abitazione da parte del giovane, è spirato poco dopo la mezzanotte in conseguenza delle plurime ferite da taglio inferte su diverse parti del corpo.

La pronta segnalazione al 113 inoltrata dalla moglie della vittima, che informava dell’accoltellamento appena occorso, permetteva alle Volanti e agli uomini della Squadra Mobile di intervenire dopo pochi minuti presso il luogo dell’evento, accaduto in pieno centro di Avellino, al Corso Vittorio Emanuele.

Sul luogo del fatto, gli agenti rinvenivano, nell’area seminterrata dell’edificio, le prime tracce dell’efferato delitto, che consentivano di risalire all’aggressore.

Le successive immediate investigazioni della Polizia, svoltesi per l’intera nottata con l’intervento e la direzione personale del P.M. di turno sul luogo del delitto e negli uffici della Questura, mediante interrogatori e acquisizione di tracce, di conversazioni e messaggi presenti sui cellulari dei giovani, consentivano di ricostruire la torbida e allarmante vicenda, che si è rivelata essere l’epilogo – fortunatamente solo parzialmente portato a termine- di una vera e propria strage pianificata dalla coppia.

I giovani, che hanno reso dichiarazioni confessorie, hanno, infatti, riferito che il piano avrebbe dovuto concludersi con la loro fuga dopo l’uccisione anche della madre e della sorella della giovane.

Il movente, stando a quanto accertato, sarebbe da collegarsi alla conflittualità generatasi tra la coppia e i genitori di lei, osteggianti il loro rapporto sentimentale.

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