La Fiom-Cgil lancia un appello alla proprietà delle Fonderie Pisano, alla Regione Campania e ai sindaci di Salerno e del comprensorio irpino, a partire da Luogosano, affinché si assumano le proprie responsabilità e lavorino insieme per garantire un futuro occupazionale e industriale ai lavoratori coinvolti.
Sono 160 le lavoratrici e i lavoratori delle Fonderie Pisano e dell’ex ArcelorMittal di Luogosano che, insieme alle proprie famiglie, guardano all’incontro del 21 ottobre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) come a un passaggio decisivo per il futuro degli stabilimenti.
«Non può essere lecito né per le Fonderie Pisano, né tantomeno per la Regione Campania e per i sindaci di Salerno e del comprensorio irpino, tra cui Luogosano, nascondersi dietro la burocrazia per scaricare le proprie responsabilità», sottolinea la Fiom-Cgil, chiedendo un confronto diretto e concreto tra tutte le parti coinvolte.
L’obiettivo dell’incontro ministeriale dovrà essere quello di individuare una soluzione capace di salvaguardare l’occupazione e la continuità industriale dei due stabilimenti. Per il sindacato si tratta di un passaggio fondamentale, al quale i lavoratori affidano le proprie aspettative dopo una lunga fase di incertezza.
«È l’ultimo appello che i lavoratori rivolgono alla proprietà e alle istituzioni: devono agire uniti per trovare una soluzione che garantisca il futuro occupazionale e industriale degli stabilimenti», ribadiscono i rappresentanti sindacali.
La Fiom-Cgil esclude inoltre qualsiasi ipotesi che scarichi il peso della crisi sui dipendenti: «Sia chiaro: non accetteremo soluzioni che prevedano licenziamenti, chiusure o forme di abbandono dei lavoratori e delle lavoratrici».
La nota è firmata congiuntamente da Loris Scarpa, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del settore siderurgia; Mauro Cristiani, segretario generale Fiom-Cgil Campania; Francesca D’Elia, segretaria generale Fiom-Cgil Salerno; e Giuseppe Morsa, segretario generale Fiom-Cgil Avellino e Benevento.
Al centro della vertenza resta la necessità di una risposta concreta da parte della proprietà e delle istituzioni, per tutelare i 160 posti di lavoro e offrire prospettive certe alle famiglie coinvolte.
