Solofra, il Comune alza il muro contro l’impianto rifiuti

Dalla conferenza dei servizi al nodo della Via: il sindaco contesta stoccaggio, sicurezza, sostenibilità economica e impatto sul territorio

Il sindaco di Solofra alla Conferenza dei Servizi

Il progetto per un impianto di trattamento dei rifiuti plastici nel nucleo industriale di Solofra approda alla fase decisiva con il Comune schierato su una linea di netta contrarietà rispetto all’intervento così come presentato. A ricostruire l’intera vicenda è il sindaco Nicola Moretti, che ha scelto di rivolgersi direttamente ai cittadini per chiarire passaggi amministrativi, criticità tecniche e posizione dell’esecutivo.

Il primo cittadino parla di un dovere di trasparenza. “Ritengo doveroso fornirvi un quadro estremamente trasparente e puntuale dell’iter riguardante la proposta di insediamento dell’impianto di trattamento di rifiuti plastici della ditta Centro Diagnostico Baronia S.r.l.”, afferma Moretti, assicurando che l’amministrazione comunale “sta vigilando con la massima attenzione su ogni singolo atto, a tutela dell’interesse pubblico”.

Solofra

Il progetto e l’avvio del procedimento

La proposta, secondo quanto riferito dal sindaco, è stata presentata come un’infrastruttura innovativa collegata ai progetti “Faro” di economia circolare del PNRR, destinati a sostenere interventi per il riciclo della plastica. L’impianto dovrebbe operare attraverso un processo di depolimerizzazione termica in ambiente anossico, cioè in assenza di ossigeno, con l’obiettivo dichiarato di trasformare i rifiuti in materie prime secondarie, tra cui granuli, oli biodegradabili e bitumi.

Nella comunicazione, Moretti chiarisce però un punto ritenuto centrale dall’amministrazione: il Comune di Solofra sarebbe venuto a conoscenza dell’iniziativa “soltanto in seguito alla nota regionale del 21.05.2026”, con cui la Regione Campania ha formalizzato l’avvio del procedimento e indetto la conferenza dei servizi per il 17 giugno. Da quel momento, spiega il sindaco, l’ente ha avviato “un rigoroso lavoro di verifica tecnica”, orientato a una valutazione “trasparente, imparziale e priva di pregiudizi”.

Il primo passaggio formale è arrivato pochi giorni dopo, con la richiesta regionale di integrazione documentale rivolta alla società. La Regione ha chiesto una relazione tecnica asseverata sull’esclusione della V.I.A., con approfondimenti sul ciclo produttivo, sulla capacità dell’impianto, sul bilancio di massa, sull’impatto del traffico e sull’effetto cumulo nell’area industriale.

Il parere contrario del Comune

L’11 giugno il Comune di Solofra ha espresso un parere contrario formale. La motivazione, nella ricostruzione del sindaco, è molto netta: il progetto si configurerebbe “di fatto come un enorme centro di stoccaggio”, con un recupero effettivo giudicato irrisorio rispetto alle 500 tonnellate giornaliere inizialmente previste in ingresso.

Le criticità indicate dall’amministrazione riguardano la saturazione volumetrica, la promiscuità tra rifiuti differenti e il rischio di paralisi della viabilità locale. È qui che la vicenda assume una dimensione non solo tecnica, ma anche politica e territoriale. Per Moretti, infatti, la compatibilità dell’impianto non può essere valutata soltanto sulla base delle intenzioni dichiarate dal proponente, ma deve misurarsi con il carico reale che l’attività potrebbe produrre su Solofra e sul suo nucleo industriale.

Il 16 giugno la società ha depositato una nuova relazione tecnica. Dopo le prime osservazioni comunali, il flusso in ingresso è stato ridotto da 500 a 90 tonnellate giornaliere. Una modifica che, tuttavia, non ha convinto gli uffici del Comune. “Sebbene la riduzione del flusso in ingresso possa alleggerire l’impatto logistico”, sottolinea il sindaco, l’analisi tecnica avrebbe confermato “l’incoerenza del bilancio di massa”.

Il punto contestato è preciso: a fronte di 90 tonnellate di rifiuti in ingresso ogni giorno, la capacità reale di trattamento termico sarebbe limitata a sole 10 tonnellate giornaliere, mentre la capacità di stoccaggio resterebbe invariata a 530 tonnellate. Per l’amministrazione, questo scenario rafforza il timore che l’impianto possa operare come deposito massivo di rifiuti più che come centro di effettivo recupero.

Sicurezza e rischio antincendio

Nel confronto amministrativo si è inserito anche il tema della sicurezza. Moretti richiama la nota del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Avellino del 15 giugno, con la quale sono stati richiesti chiarimenti urgenti sulla prevenzione incendi. Secondo il sindaco, i rilievi riguardano la classificazione delle attività, la documentazione progettuale sui processi produttivi e sulle sostanze stoccate, i rischi legati alle atmosfere esplosive ATEX, le misure di prevenzione e protezione e la rappresentazione grafica dei sistemi antincendio.

“Tali osservazioni, che impongono un approfondimento inderogabile”, afferma Moretti, “testimoniano la necessità di una revisione sostanziale del progetto per garantire i requisiti minimi di sicurezza richiesti dalla legge”. È uno dei passaggi più delicati della vicenda, perché sposta l’attenzione dal solo tema ambientale alla tenuta complessiva dell’impianto in un’area produttiva già complessa.

Durante la conferenza dei servizi del 24 giugno, alla quale hanno preso parte Comune di Solofra, società proponente, Vigili del Fuoco e Regione Campania, sono emerse ulteriori richieste di chiarimento. ASL e ARPAC, pur non presenti fisicamente, hanno fatto pervenire pareri favorevoli condizionati al rispetto di precise prescrizioni. I Vigili del Fuoco, invece, hanno confermato riserve tecniche sui rischi ATEX legati alle esplosioni da polveri.

Il nodo dei rifiuti in ingresso

Un’altra criticità evidenziata dal Comune riguarda la tipologia dei rifiuti indicati. Moretti parla di “grave discrasia nei codici dei rifiuti”: il trattamento termico sarebbe limitato a 9 codici specifici, prevalentemente polimeri, mentre la società avrebbe previsto in ingresso 33 tipologie di rifiuti.

La questione, secondo l’amministrazione, non è marginale. La presenza nell’elenco di matrici eterogenee, tra cui rifiuti urbani non differenziati e rifiuti sanitari, viene giudicata “del tutto poco comprensibile rispetto al processo descritto” e tale da impedire una definizione certa dell’effettiva natura dell’attività. La società, nella ricostruzione del sindaco, sostiene che attraverso una selezione robotizzata avanzata sia possibile estrarre dai flussi in ingresso i polimeri necessari ad alimentare i reattori. Ma per il Comune restano dubbi sostanziali sulla coerenza del modello.

A pesare è anche la sostenibilità economica dell’intervento. Moretti segnala che la riduzione dei volumi appare “esclusivamente di carattere logistico-numerico”, lasciando invariata l’intera struttura operativa dell’impianto, inclusi assetti di manodopera e infrastruttura pensati per quantità ben superiori. Da qui il dubbio sulla capacità di sostenere i costi di un’infrastruttura di tali dimensioni con volumi di trattamento ridotti.

Intervento video del primo cittadino nell’incontro del 30 giugno scorso

In vista della conferenza del 13 luglio

Il Comune ha formalizzato ulteriori osservazioni, definendo il progetto carente sotto il profilo tecnico, gestionale ed economico. In particolare, l’amministrazione ha contestato l’assenza di procedure definite per gestire eventuali fasi di sotto-produzione. Il timore è che, qualora lo scarto di selezione non fosse sufficiente ad attivare i forni, il materiale possa essere stoccato senza tempi certi, trasformando l’impianto in un deposito massivo.

C’è poi il tema dell’impatto ambientale cumulativo. Moretti rileva la mancanza di una valutazione specifica su questo punto, ritenuta non compatibile con le esigenze di tutela di un territorio “già gravato da preesistenti pressioni inquinanti”. È una frase che chiarisce la posizione dell’esecutivo: il problema non è soltanto autorizzare o meno un impianto, ma stabilire se Solofra possa sopportare un ulteriore carico ambientale senza una verifica rigorosa degli effetti complessivi.

La conferenza dei servizi è stata aggiornata al 13 luglio 2026, indicata come seduta conclusiva. In quella sede il procedimento dovrebbe entrare nella sua fase determinante. Intanto, il responsabile regionale del procedimento ha prescritto alla società l’obbligo di presentare un’istanza formale di verifica di assoggettabilità a V.I.A. Tutte le risposte alle prescrizioni emerse dovevano pervenire entro il 30 giugno.

Per il sindaco, la linea resta quella della vigilanza istituzionale. “È mio impegno assicurarvi che l’amministrazione comunale sta vigilando con la massima attenzione su ogni singolo atto”, ribadisce Moretti. Una formula che, nella sostanza, conferma il muro dell’esecutivo davanti a un progetto considerato ancora troppo fragile nei suoi presupposti tecnici, ambientali, logistici ed economici.

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