Il futuro dello stadio Partenio-Lombardi torna a occupare il centro del dibattito politico e amministrativo di Avellino. Le strade oggi realmente percorribili restano due: la vendita dell’impianto oppure un intervento pubblico capace di finanziare la riqualificazione. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato è restituire ai tifosi biancoverdi e all’intera provincia una struttura moderna, funzionale e adeguata alle normative attuali.
A rendere più complesso il percorso è la valutazione arrivata dall’Agenzia delle Entrate su richiesta del Comune di Avellino. Il valore dello stadio è stato fissato in 10,7 milioni di euro, una cifra molto superiore rispetto alle precedenti stime inserite negli atti amministrativi. Un dato destinato a pesare sia sull’eventuale acquisto da parte del presidente dell’Us Avellino, Angelo Antonio D’Agostino, sia sull’ipotesi di una riqualificazione sostenuta direttamente dalla mano pubblica.
Il bivio tra vendita e fondi pubblici
Il sindaco Nello Pizza ha già tracciato il quadro politico. Se D’Agostino non dovesse confermare la disponibilità ad acquistare l’impianto e a farsi carico della sua trasformazione, sarà il Comune a dover affrontare il dossier. Subito dopo il consiglio comunale di insediamento, è previsto un confronto tra il primo cittadino e il patron biancoverde. L’incontro potrebbe tenersi già nella mattinata di venerdì e sarà il primo passaggio concreto per capire quale direzione prenderà la vicenda.
Qualora dovesse prevalere l’opzione pubblica, Pizza dovrà inevitabilmente aprire un’interlocuzione con la Regione Campania e con il presidente Roberto Fico. Il tema è politicamente sensibile, anche perché negli ultimi anni Palazzo Santa Lucia, durante la lunga stagione di governo di Vincenzo De Luca, ha destinato risorse ingenti agli impianti sportivi di Salerno e Napoli. Solo per lo stadio Arechi sono stati previsti investimenti per circa 150 milioni di euro. Ad Avellino, invece, sono arrivati due milioni nella primavera del 2025 per l’adeguamento del Partenio-Lombardi ai parametri della Serie B, cifra considerata insufficiente rispetto alle esigenze strutturali dell’impianto.
Il precedente del project financing
Il dossier stadio ha già attraversato la recente campagna elettorale amministrativa. L’ex sindaco Gianluca Festa, oggi consigliere di minoranza con Davvero, aveva inizialmente sostenuto un project financing presentato insieme a D’Agostino e all’architetto Gino Zavanella, specializzato nella progettazione di impianti sportivi. Il piano prevedeva un intervento da circa 60 milioni di euro, con uno stadio sul modello dei grandi impianti europei, completo di ristorante panoramico, centro commerciale, palestre e parcheggi.
A distanza di due anni, però, quella prospettiva è uscita dal programma politico di Festa, che durante la campagna elettorale ha preferito indicare la Regione come soggetto chiamato a farsi carico del finanziamento. Diversa era stata la posizione dell’ex sindaca Laura Nargi, favorevole a riprendere in mano il project financing anche alla luce della sua alleanza politico-elettorale con Forza Italia, partito guidato in provincia proprio da D’Agostino.
I dubbi di Pizza sul modello di sviluppo
La posizione di Nello Pizza è sempre stata più prudente. Il sindaco non ha nascosto le sue perplessità davanti a un progetto giudicato troppo ambizioso e vicino alla logica del gigantismo urbanistico del dopo terremoto. Il punto più controverso resta la previsione di un grande centro commerciale all’interno dello stadio, in un’area già strategica e congestionata della città per la vicinanza con la città ospedaliera di Contrada Amoretta.
Proprio sul futuro dello stadio si era consumato uno dei primi scontri tra la maggioranza legata a Festa e la sindaca Nargi, prima della caduta dell’amministrazione per effetto delle tensioni interne. In quella fase, il project financing era stato escluso dagli indirizzi dell’ente in vista della possibile vendita dell’impianto a D’Agostino, mentre i festiani ne avevano difeso l’impianto originario.
Il valore del Partenio-Lombardi, intanto, ha seguito un percorso altalenante. Inizialmente inserito nel piano delle alienazioni per 6,1 milioni di euro, era stato poi rivalutato al ribasso a 5,5 milioni. La nuova stima dell’Agenzia delle Entrate, pari a 10,7 milioni, cambia però radicalmente il quadro. È questa la cifra da cui dovranno partire tanto l’Us Avellino o eventuali altri acquirenti, quanto Comune e Regione nel caso in cui si scelga la strada dell’investimento pubblico.
D’Agostino tra politica e stadio
Sul dossier è intervenuto anche Angelo Antonio D’Agostino, nella doppia veste di presidente dell’Us Avellino e segretario provinciale di Forza Italia. Il patron biancoverde ha preferito rinviare ogni valutazione dettagliata sullo stadio al confronto con il sindaco Pizza, ma ha lasciato intendere il proprio forte stupore per una stima considerata eccessiva.
La vicenda si intreccia con il confronto interno al centrodestra irpino. D’Agostino ha criticato l’iniziativa promossa a Montefredane da Francesco Pionati, giudicandola non come un reale tentativo di rilanciare la coalizione, ma come un’operazione divisiva. Secondo il dirigente azzurro, l’appuntamento avrebbe escluso la dirigenza provinciale di Forza Italia, il consigliere regionale del partito e anche rappresentanti di Fratelli d’Italia, compromettendo in partenza ogni ambizione unitaria.
Nel ragionamento di D’Agostino, il centrodestra non può essere ricostruito attraverso iniziative occasionali o personalistiche. Il segretario provinciale di Forza Italia ha rivendicato il lavoro svolto dal suo partito sul territorio e ha contrapposto ai tentativi di leadership altrui i risultati elettorali ottenuti negli ultimi anni. Ha ricordato il peso raggiunto da Forza Italia alle amministrative nel capoluogo, l’elezione di consiglieri comunali e provinciali e la crescita registrata alle regionali del 2025 rispetto al 2020.
Il ruolo di Piantedosi e gli equilibri nel centrodestra
Nel confronto politico è entrato anche il nome del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, indicato da alcuni come possibile figura centrale per una proposta autenticamente di centrodestra in Irpinia. D’Agostino ha espresso rispetto per il ministro e per il suo ruolo istituzionale, sottolineando il valore del suo impegno per il territorio. Allo stesso tempo, ha ritenuto inopportuno coinvolgerlo in dinamiche locali segnate da divisioni interne e iniziative considerate poco inclusive.
Per il segretario provinciale azzurro, Piantedosi può rappresentare una risorsa per il territorio e per il percorso del centrodestra, a condizione che il suo profilo non venga trascinato in polemiche di parte. La costruzione della coalizione, secondo questa impostazione, deve passare dal radicamento dei partiti, dalla formazione della classe dirigente e da un lavoro costante, non da manovre avviate soltanto a ridosso delle scadenze elettorali.
Anche la vicenda delle ultime amministrative viene riletta in questa chiave. Forza Italia rivendica di non aver chiuso la porta alla candidatura dell’avvocato Benigni, ma di aver preso atto dell’impossibilità di una soluzione unitaria dopo l’accordo tra la Lega e Gianluca Festa. In quel quadro, la candidatura di Laura Nargi era stata individuata come soluzione politica, pur restando disponibile a un passo indietro davanti a un’intesa complessiva tra tutte le forze in campo.
Una questione destinata a pesare sulla città
Il futuro del Partenio-Lombardi resta dunque sospeso tra ambizione sportiva, sostenibilità economica e confronto politico. La valutazione da 10,7 milioni di euro impone una riflessione nuova e rende più difficile sia la vendita sia l’intervento pubblico. Per D’Agostino, la priorità resta garantire all’Us Avellino le condizioni per affrontare al meglio la prossima stagione e continuare a rappresentare un patrimonio dell’intera comunità irpina.
Ma la questione va ormai oltre il calcio. Lo stadio è diventato un banco di prova per il nuovo corso amministrativo di Nello Pizza, per il rapporto tra Comune e Regione Campania, per gli equilibri interni al centrodestra e per il ruolo politico di Forza Italia in provincia. Nei prossimi mesi il dibattito è destinato ad accendersi, con effetti che andranno ben oltre l’aula consiliare e investiranno l’intera città.

