Dure parole di Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale che parla di sovraffollamento record, carenza di agenti e disagio psichico: l’appello di Ciambriello alla politica.
Nelle carceri italiane sono recluse 65.009 persone, con un affollamento effettivo del 140,6%. Il garante campano Samuele Ciambriello chiede interventi immediati: «La dignità non può dipendere dal consenso».
C’è un luogo che non conosce ferie, pause parlamentari o stagioni politiche: il carcere. Mentre ad agosto una parte del Paese rallenta, dietro le sbarre l’emergenza continua e i numeri fotografano una situazione sempre più difficile. Al centro dell’allarme lanciato da Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale, ci sono sovraffollamento, condizioni di vita, salute mentale e carenza di personale.
All’8 agosto nelle carceri italiane risultavano recluse 65.009 persone, a fronte di 46.237 posti effettivamente disponibili. Il tasso reale di affollamento ha così raggiunto il 140,6 per cento, mentre sono saliti a nove gli istituti nei quali le presenze superano il 200 per cento della capienza.
Numeri che riportano al centro una questione che attraversa governi e maggioranze diverse e che, secondo Ciambriello, continua a scontrarsi con una sostanziale inerzia della politica.
Quando la pena diventa sofferenza
Il sovraffollamento non è soltanto una percentuale. Significa condividere per molte ore al giorno spazi ridotti, affrontare il caldo estivo in ambienti spesso inadeguati e vivere una quotidianità nella quale aumentano tensioni, fragilità psicologiche, episodi di autolesionismo e rischio suicidario.
A Poggioreale, a Napoli, il problema assume dimensioni particolarmente evidenti. Ciambriello ha denunciato celle sovraffollate e una grave carenza di personale. Nel luglio scorso, dopo una visita nell’istituto, il garante aveva segnalato la mancanza di circa 200 agenti, oltre alla presenza insufficiente di personale sanitario e psichiatrico.
Il principio richiamato è quello sancito dall’articolo 27 della Costituzione: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Quando la gestione dell’emergenza quotidiana assorbe risorse e personale, però, proprio la funzione rieducativa rischia di essere la prima a essere sacrificata.
L’emergenza riguarda anche chi lavora negli istituti
La crisi penitenziaria non investe soltanto le persone detenute. La carenza di personale della Polizia Penitenziaria viene indicata in quasi diecimila unità a livello nazionale. Organici insufficienti significano turni più pesanti e maggiori difficoltà nel garantire contemporaneamente sicurezza, sorveglianza e attività trattamentali.
Il caso della Campania rende evidente questa pressione. Negli istituti della regione sono presenti circa 8.046 detenuti, quasi duemila oltre i posti disponibili. A Santa Maria Capua Vetere, durante Ferragosto, secondo quanto emerso dopo una visita nell’istituto, erano in servizio soltanto 22 agenti per garantire la sicurezza della struttura.
Accanto al sovraffollamento emerge poi il peso delle dipendenze e della sofferenza mentale. Ciambriello indica in 2.215 i detenuti con tossicodipendenza accertata nelle carceri campane e in oltre 400 quelli con problemi psichici. A Poggioreale, secondo i dati riferiti dal garante, circa 80 detenuti presentano patologie psicotiche.
La politica e il tempo delle decisioni
In questo quadro si inserisce l’iniziativa di Forza Italia, che nei giorni scorsi ha ottenuto alla Camera dei deputati l’avvio di un’indagine conoscitiva sulle condizioni delle carceri. Un passaggio accolto positivamente da Ciambriello, ma che per il garante dovrà essere seguito da interventi concreti.
L’appello non viene rivolto a una sola maggioranza o a un singolo partito. Il problema delle carceri attraversa infatti governi di colore diverso e ha assunto negli anni una dimensione strutturale. Per Ciambriello il criterio con cui affrontarlo non può essere quello del ritorno elettorale immediato, ma quello della legalità costituzionale.
La dignità delle persone detenute e quella degli uomini e delle donne che lavorano negli istituti appartengono, nella sua lettura, alla stessa battaglia. Un carcere incapace di curare, formare e preparare al ritorno nella società rischia infatti di fallire non soltanto sul terreno dei diritti, ma anche su quello della sicurezza.
La sfida della rieducazione
È questo il nodo che va oltre l’emergenza estiva. Se tutte le energie vengono impiegate per trovare un posto letto, contenere le tensioni o sopperire alla mancanza di personale, resta sempre meno spazio per scuola, lavoro, assistenza sanitaria, sostegno psicologico e percorsi individuali.
L’obiettivo costituzionale della pena rischia così di essere oscurato dalla necessità di governare quotidianamente il sovraffollamento. E il carcere finisce per restituire alla società persone più fragili e marginalizzate di quando vi sono entrate.
L’estate passerà, i numeri delle presenze potranno cambiare. La questione posta da Samuele Ciambriello resta invece davanti alla politica: stabilire se il carcere debba limitarsi a contenere persone oppure diventare realmente il luogo nel quale la pena conserva dignità, legalità e possibilità di cambiamento.
