Addio a Giacinto Pelosi, il Presidente che ha scritto la Storia dell’Avellino

Il calcio irpino è in lutto per la scomparsa di Giacinto Pelosi, che ci ha lasciato all’età di 89 anni. Uomo di grande spessore, il suo legame con Avellino è stato profondo e inestinguibile, malgrado le sue origini mantovane.Avvocato di formazione e dirigente sportivo di lunga data, Pelosi ha ricoperto un ruolo determinante nell’evoluzione dell’Unione Sportiva Avellino, guidando la società durante la stagione 1983/1984, una delle più significative nella storia recente del club.

 

Sotto la sua presidenza, l’Avellino ottenne l’ennesima salvezza in Serie A, chiudendo il campionato al dodicesimo posto. Si trattò di una salvezza particolarmente rilevante, la sesta consecutiva, che confermava la solidità di un club che, pur operando con risorse limitate, riusciva sempre a mantenere la massima categoria.

 

Il campionato, tuttavia, non fu privo di turbolenze. L’avvio non fu dei migliori e, nonostante un trionfante 4-0 sul Milan, appena rientrato in Serie A, Fernando Veneranda venne esonerato. Pelosi decise di affidare la panchina a Ottavio Bianchi, una scelta ponderata e voluta con determinazione, che si rivelò decisiva per il raggiungimento dell’obiettivo.

La permanenza in Serie A fu conquistata con fatica, ma anche con la lucidità e il pragmatismo che caratterizzarono la gestione di Pelosi.Il legame con Giacinto Pelosi con l’Avellino non si limitò, tuttavia, al periodo della sua presidenza. Uomo di straordinaria competenza giuridica, fu anche protagonista nel panorama federale, dove la sua figura trovò spazio in ambiti di grande rilievo.

 

Divenne membro del consiglio di amministrazione della Promocalcio della Lega Nazionale Professionisti, presidente della commissione operazioni estere della FIGC e componente di altre commissioni tecniche, in un’epoca in cui la sua esperienza e la sua visione erano sempre più richieste nel governo del calcio italiano.

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