Prefettura di Avellino, funzionari sotto inchiesta per i favori all’amico Ciriaco

La vicenda è iniziata quattro anni fa, molti sapevano, tanti ne parlavano ma la magistratura – lenta per gli ostacoli che trova spesso sulla sua strada – è riuscita solo adesso a fare luce su fatti e interessi che riguardano la gestione dei migranti in provincia di Avellino.

Il business dell’immigrazione è un fenomeno rilevante che fa muovere montagne di soldi.

E quando c’è di mezzo il danaro, diventa facile cadere in tentazione ed esporsi a situazioni che comportano reati di rilevanza penale.

Negli uffici della Prefettura di Avellino si sussurrava da tempo di una vicenda per la quale sono coinvolti personaggi noti e galoppini che in qualche modo hanno ottenuto benefici per avere favorito il gestore di centri per l’accoglienza dei migranti.

Presto potrebbero essere adottati provvedimenti nei confronti di 23 soggetti per quanto avvenuto in alcuni centri di accoglienza della provincia di Avellino.

Alcuni indagati, peraltro, sono già stati destinatari di procedimenti amministrativi e giudiziari per vicende diverse da questa.

INTERROGAZIONE

A dare impulso all’indagine, vi fu anche una interrogazione parlamentare presentata il 16/12/2015 da Vega Colonnese, Carlo Sibilia, Marialucia Lorefice, Giuseppe Brescia e Salvatore Micillo, tutti del Movimento 5 Stelle. (clicca qui per leggere 4_11447)

Destinatario il Ministro dell’Interno al quale veniva esposto una serie di inquietanti fatti, tra cui la morte di un migrante, la gestione svolta dall’ azienda agrituristica di Ciriaco Petrilli e chiesto di sapere “quali strategie intenda attuare per prevenire episodi similari a quello descritto in premessa”.

L’AMICO CIRIACO

Ecco venire fuori il nome di Ciriaco Petrilli, imprenditore di Flumeri dove da oltre vent’anni gestiva un agriturismo, esperto di agricoltura biologica, con una farmacia in paese e tante amicizie che contano.

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Raccontano che negli uffici della Prefettura di Avellino (così come in tanti altri pubblici uffici del capoluogo, per altro tipo di pratiche) la sua presenza fosse costante, in virtù degli ottimi rapporti personali che il buon “Ciriachino” ha sempre saputo mantenere.

PRECEDENTE

Per una inchiesta simile, il 21 giugno 2018 furono eseguiti  alcuni arresti, tra cui due dipendenti pubblici (uno della Prefettura di Benevento, già in servizio ad Avellino, l’altro del Ministero di Grazia e Giustizia), e poi il “re dei rifugiati” De Donato, oltre a un carabiniere.

In quell’inchiesta finirono 36 indagati, ora a processo.

L’indagine era stata personalmente coordinata dal Procuratore capo di Benevento, Aldo Policastro e dall’aggiunto Giovanni Conzo, con la pm Filomena Rosa.

PROVVEDIMENTI

Nei confronti di Ciriaco Petrilli, indagato per l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto della Procura di Benevento, Giovanni Conzo, era stato chiesto il sequestro dei beni e dei conti correnti.

L’indagato aveva proposto appello, in proposito, a cui aveva fatto seguito il ricorso del pubblico ministero: venerdì 1° marzo dovrà esprimersi la Corte di Cassazione.

Successivamente ci sarà l’udienza e il pronunciamento circa la possibile richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 23 persone alle quali è stata comunicata la chiusura delle indagini, avvenuta lo scorso 31 gennaio 2019.

IL VICE PREFETTO

Tra i destinatati di tale comunicazione, spiccherebbe il nome del vice prefetto di Avellino, dottor Armando Amabile, 66 anni, con una vasta esperienza amministrativo quale commissario straordinario in vari comuni irpini.

L’alto funzionario avrebbe procurato a Ciriaco Petrilli un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’aggiudicazione di diverse convenzioni inerenti l’erogazione dei servizi assistenziali, culturali ed amministrativi destinati ai cittadini stranieri, richiedenti protezione internazionali, arrecando un danno agli altri vincitori dei bandi di gara indetti dalla Prefettura.

Ciò nello svolgimento delle specifiche funzioni.

Secondo quanto sostenuto dai magistrati, Amabile pure essendo a conoscenza delle fatiscenti condizioni igienico-sanitarie e strutturali dei centri ometteva di adottare qualsivoglia provvedimento di chiusura dei centri.

GLI ALTRI NOMI

Risultano nell’elenco (come riportato da Il Mattino) pure questi nominativi:

Michelina Isernia dipendente della Prefettura di Avellino (attualmente nella segreteria del Vicario del Prefetto)

Pierluigi Damiani funzionario della Prefettura di Avellino alla gestione dei centri di accoglienza

Mario Gallo pubblico ufficiale incaricato dalla Prefettura di Avellino di verificare le condizioni delle strutture

Elvira Nuzzolo dirigente dell’Area IV ufficio immigrazione

E ancora, i dipendenti presso i centri di accoglienza gestiti da Petrilli:

Clemente Maria Servodio

Annamaria Ricci

Romana Teriggi

Mafalda Cocozza

Raffaella Siconolfi

Concetta Flaminio

Domenico Raduazzo

Elena Pezzella

Rocco Masucci

Leonardo Befaro

Geltrude Mannarino

Michela Di Paola

Inoltre, i mediatori culturali presso le strutture di accoglienza gestite da Petrilli:

Giulia Pisano

Annalucia Balestrieri

Hafida Kossoui

Modestino Liberale

Nicola Cecere
ACCUSE E REATI

I reati ipotizzati, a carico dei 23 indagati, vanno dall’abuso in atti d’ufficio, alla frode nelle pubbliche forniture, truffa, dal falso ideologico e materiale alla  rivelazione del segreto d’ufficio e malversazione a danno dello Stato.

Nel corso della complessa indagine sarebbero emersi episodi inquietanti e rilevati atti da cui sarebbero apparse in modo inequivocabile responsabilità ascrivibili agli indagati.

Tra queste la sottoscrizione falsa dei fogli di presenza dei migranti, ritenuti nelle strutture pure quando non lo erano, in modo da riscuotere i fondi pubblici da parte della organizzazione che li ospitava.

E poi la rivelazione della visita ispettiva prevista presso una struttura di accoglienza, la falsa attestazione dell’esecuzione dei servizi da una delle strutture gestite ed altro ancora.

PROVVEDIMENTI

In attesa dei possibili rinvii a giudizio, per motivi di opportunità, è ipotizzabile  il trasferimento ad altro incarico, se non addirittura la sospensione cautelare dal servizio, per i funzionari della Prefettura di Avellino, come per qualcuno già avvenuto in passato, per situazioni precedenti diverse e meno gravi di questa.

Ciò in attesa della conclusione del procedimento penale.

Dipende da quanto relazionerà il Prefetto di Avellino al Ministero dell’Interno, a sua volta chiamato ad assumere una decisione in proposito.

 

 

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