L’ex giudice Mauriello rinuncia al Riesame e resta agli arresti domiciliari

L’ex giudice tributario irpino Antonio Mauriello rinuncia di ricorrere al Tribunale del Riesame per provarea discolparsi delle accuse durante il dibattimento.

Una strategia processuale dettata dall’esame degli atti, compiuti insieme al legale di fiducia, alla luce di quanto emerso dall’incidente probatorio (secondo quanto riportato nell’edizione irpina de Il Mattino).

Intanto il noto e importante giudice tributario presso gli uffici di Salerno nonchè membro del consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria, resta agli arresti domiciliari dove si trova ormai da tempo, accusato di episodi corruttivi dei quali Antonio Mauriello è stato accusato, in particolare, da due indagati (Passerella e Bianchino) i quali avrebbero fornito elementi precisi, relativamente agli episodi per “aggiustare le sentenze”, ai magistrati che si occupano della vicenda.

All’ex giudice tributario avellinese (padre dell’ex presidente dell’Avellino Calcio, Claudio Mauriello, legato da forte amicizia e rapporto professionale con Gianandrea De Cesare, patron della Sidigas) vengono contestati diversi episodi corruttivi, nel doppio filone di indagini portate avanti dalla Procura della Repubblica di Salerno.

Per il secondo filone, secondo quanto raccolto attraverso le testimonianze, Mauriello avrebbe intascato una doppia mazzetta di 5.000 euro per condizionare favorevolmente l’esito di procedimenti tributari a carico di due società che avevano contenziosi con il fisco per un valore di circa un milione di euro, complessivamente.

L’ex giudice tributario Antonio Mauriello ha sempre respinto tali accuse, negando di avere intascato mazzette. Dovrà dimostrarlo nel corso del dibattimento per contrastare le precise ricostruzioni dei fatti stilate dal Gip che, nella disamina della vicenda giudiziaria, ha così descritto il Mauriello: «Soggetto consapevolmente pericoloso nel senso che egli, nonostante sia pienamente conscio del suo importante ruolo, prosegue indefesso nell’esecuzione dei propri programmi delittuosi coordinando tutti i protagonisti per il miglior illecito risultato economico per tutti loro».

Lo stesso Gip ha pure sottolineato, sempre riferendosi al Mauriello e per i due procedimenti che hanno portato all’arresto dell’ex giudice tributario di come «all’interno dell’Istituzione egli piega per finalità personali, professionali ed economiche agli interessi altrui la propria funzione, umiliando la stessa Istituzione che rappresenta e quindi non può che essere considerato recidivo».

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