Furto medicinali per € 1,3 milioni al “Moscati”: complicità interne e vigilanza inadeguata

Le indagini svolte dalla squadra mobile della Questura di Avellino procedono in modo attento per tentare di risalire agli autori del furto di medicinali avvenuti nella farmacia dell’Ospedale Moscati di Avellino.

Secondo le testimonianze raccolte, il furto sarebbe avvenuto nella notte tra sabato e domenica, accedendo nella zona ove è situato il reparto di farmacia all’interno del quale vengono conservati prodotti di enorme valore, in particolare destinati a pazienti affetti da tumore.

Non è stato ancora compiuto un preciso inventario ma, secondo indiscrezione, il valore dei medicinali portati via sarebbe di circa 1,3 milioni di euro.

Una cifra ingente e quindi unquantitativo rilevante di materiale rubate dagli armadi farmaceutici e dai frigoriferi in cui vengono contenuti particolati tipi di farmaci.

Movimenti compiuti da parte dei malviventi che sono passati totalmente inosservati da chi dovrebbe vigilare.

Non hanno portato via una siringa o un rotolo di garza, è facile immaginare che si sia trattato di scatoloni e di materiale da conservare, poi, in appositi contenitori.

Nessuno ha visto?

Nè il personale in servizio, oppure i vigilantes, gli stessi pazienti che spesso restano svegli anche durante le ore notturne?

Il Questore di Avellino, Luigi Botte, seppure con garbo ha espresso forti perplessità circa l’attività di controllo e sorveglianza in atto presso l’ospedale di Avellino, frequentato da migliaia di persone: “Le indagini vanno avanti ma è stata riscontrasta una scarsa protezione per locali in cui c’è materiale di enorme valore, non solo sotto il profilo economico”, si è limitato a dire il responsabile provinciale della sicurezza pubblica.

Eppure non è la prima volta che si registra un tipo di furto come questo, in Italia.

I farmaci anti-tumore vengono rubati da organizzazioni malavitose, quasi sempre per rivenderli all’estero.

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Furti su commissione, insomma.

Queste cose sono sicuramente note a chi gestisce un reparto farmaceutico e a chi amministra un ospedale importante come quello avellinese.

E allora emergono interrogativi di vario genere.

Chi ha attuato il furto, era a perfetta conoscenza delle abitudini e soprattutto della scarsa sorveglianza attuata al “Moscati”. Non c’è dubbio, su questo. Si potrebbe perciò ipotizzare una complicità, su cui indagare attentamente.

In servizio ci sono numerosi vigilantes appartenenti a una organizzazione privata ma la maggior parte di questi svolge lavoro di portierato, controllando chi entra e chi esce dalla guadiola dell’entrata principale. Altri lavorano al pronto soccorso, spesso intromettendosi pure in questioni diverse rispetto alle specifiche mansioni.

Possibile che non vi sia un servizio di perlustrazione notturna?

E, se esiste, come mai si è dovuto attendere l’arrivo dei dipendenti, lunedì mattina, per scoprire il furto?

Il servizio di videosorveglianza, poi, quale garanzie offre?

Visto questo risultato, la risposta è semplice: poche.

Le finestre del reparto di farmacia sono ubicate sopra la zona delle sale mortuarie, anche lì c’è spesso gente e in quella zona c’è una guardiola che probabilmente resta sguarnita nei giorni festivi e prefestivi, rispetto ai giorni feriali quando è impossibile accedere, senza essere in possesso di tessera di riconoscimento utilizzata dal personale dell’ospedale.

Complicità sicuramente ci sono state, di questo sono convinti gli inquirenti. Come pure appare evidente che il servizio di sorveglianza non è adeguato.

Ora, vedrete, sarà difficile entrare e uscire dall’ospedale senza essere sottoposti a particolari controlli.

Funziona sempre così, come recita il vecchio proverbio: A Santa Chiara, dopo rubato, misero le porte di ferro.

Per la serie: prevenzione, efficienza e organizzazione, queste sconosciute.

Secondo quanto si apprende, i medicinali sono assicurati e le scorte saranno ripristinate al più presto. Ma resta lo sconcerto per quanto avvenuto.

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