Tumori, l’allarme scuote l’Irpinia: Avellino corre ai ripari, ma la paura dei cittadini viene da lontano

I dati diffusi dalla Procura riaccendono una preoccupazione che da anni attraversa le comunità dell’hinterland. Nasce un tavolo tecnico permanente, ma resta aperta una domanda: quanto tempo è stato perso e quanto ancora bisognerà aspettare per avere risposte concrete? Dall’inquinamento atmosferico ai roghi agricoli, dai fiumi trasformati in discariche alla storica battaglia contro le antenne per la telefonia, il territorio chiede controlli, prevenzione e trasparenza.

La preoccupazione delle comunità irpine non nasce oggi. I dati diffusi dalla Procura, che collocano Avellino e diversi centri dell’hinterland tra le aree maggiormente esposte al rischio di incidenza tumorale, hanno riportato in primo piano un allarme che da tempo circola tra i cittadini, le associazioni ambientaliste e quanti denunciano le criticità del territorio.

Adesso, però, quella preoccupazione assume un peso ancora più difficile da ignorare. Perché quando i numeri diventano pubblici e finiscono al centro dell’attenzione istituzionale, non è più sufficiente parlare di sospetti, segnalazioni o battaglie portate avanti da singoli comitati. Servono risposte, dati scientifici, indagini epidemiologiche e soprattutto azioni concrete.

È in questo scenario che si inserisce l’annuncio della vicesindaca di Avellino con delega all’Ambiente, Anna D’Aliasi, sull’istituzione di un tavolo tecnico permanente per affrontare il tema dell’incidenza tumorale.

Al confronto saranno chiamati i sindaci dei territori maggiormente interessati, l’Ordine provinciale dei medici, l’Arpa e le associazioni che da anni si battono per la tutela ambientale. Un organismo destinato a rimanere attivo nel tempo, anche oltre le singole amministrazioni, nella consapevolezza che il problema non possa essere affrontato con interventi occasionali o iniziative di facciata.

La stessa D’Aliasi riconosce che i dati diffusi non rappresentano una sorpresa assoluta: «Questo report ci riporta dei dati che in realtà immaginavamo già». Una frase che racconta molto del rapporto tra le istituzioni e una preoccupazione che da anni accompagna la vita di numerose comunità.

Una battaglia ambientale che viene da lontano

Non c’è soltanto la questione dei tumori. In Irpinia, come in altre aree della Campania, le battaglie per la salute e per la qualità dell’ambiente hanno una storia lunga, fatta di denunce, mobilitazioni popolari e richieste di maggiore attenzione da parte delle amministrazioni.

Oggi quella stessa richiesta torna con forza. Non basta rassicurare, così come non basta alimentare paure senza prove. Occorre distinguere le diverse fonti di esposizione, misurare i fenomeni e verificare scientificamente eventuali correlazioni con l’aumento delle patologie.

Dai roghi agricoli ai fiumi: le emergenze da affrontare

Sul fronte della qualità dell’aria, il Comune di Avellino ha già adottato un’ordinanza che vieta i roghi agricoli. Il prossimo 3 novembre la vicesindaca sarà in Prefettura per un confronto convocato dal sindaco di Monteforte Irpino, con l’obiettivo di estendere l’attenzione e le misure di contrasto a tutto il comprensorio.

L’auspicio dell’amministrazione è che anche gli altri comuni adottino provvedimenti analoghi, superando la frammentazione degli interventi e riconoscendo che l’inquinamento non rispetta i confini amministrativi.

Un altro capitolo riguarda i corsi d’acqua, troppo spesso utilizzati come luoghi di abbandono  e smaltimento illecito dei rifiuti. L’annuncio di avviare campagne di prevenzione e sensibilizzazione è necessario per tutelare la salute  e assicurare la capacità di intervenire prima che i problemi diventino emergenze.

Il tavolo permanente rappresenta un primo passo istituzionale , ma la sua efficacia si misurerà sulla capacità di produrre risultati verificabili. Sarà necessario capire le reali cause dell’incidenza tumorale segnalata senza trasformare una legittima preoccupazione collettiva in allarmismo.

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