Provincia, Franco Di Cecilia: nuova fase oltre gli steccati di partito

Il consigliere subentra a Picone e rilancia il ruolo dei sindaci e dei territori irpini

L’elezione di Fausto Picone alla guida della Provincia viene letta da Franco Di Cecilia come l’avvio di una nuova stagione amministrativa, costruita attraverso un’intesa larga tra amministratori locali e non dentro i confini rigidi delle appartenenze di partito.

Primo dei non eletti nella lista “Proposta civica per l’Irpinia”, Di Cecilia entra in Consiglio provinciale al posto del neo presidente. Per lui si tratta della nona esperienza consecutiva nell’assemblea di Palazzo Caracciolo, un traguardo che rivendica come frutto del consenso personale maturato negli anni sul territorio.

Una Provincia più vicina ai Comuni

Secondo Di Cecilia, la nuova amministrazione provinciale nasce dalla necessità di recuperare un rapporto più diretto con sindaci e amministratori locali. L’obiettivo è rendere Palazzo Caracciolo una vera casa dei Comuni irpini, con una guida collegiale e capace di coinvolgere i consiglieri provinciali nella rappresentanza delle diverse aree del territorio.

Resta, sullo sfondo, anche il tema del ritorno al voto diretto per la scelta degli organi provinciali. Per Di Cecilia, il superamento dell’attuale sistema elettorale resta una battaglia democratica da portare avanti, con l’obiettivo di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

L’intesa che ha portato alla vittoria di Picone

La candidatura di Picone viene descritta come istituzionale e trasversale. Non un’operazione chiusa dentro uno schema di partito, ma una proposta rivolta agli amministratori del territorio, con l’ambizione di costruire una Provincia plurale.

Di Cecilia respinge la lettura di un semplice asse di potere tra riferimenti politici regionali. A suo giudizio, l’intesa che ha sostenuto Picone nasce dal peso reale del consenso amministrativo e dalla rappresentanza espressa nei territori. Da qui la rivendicazione di una formula politica nuova, fondata più sul rapporto con i sindaci che sulle etichette di schieramento.

Il rapporto tra Pd, Casa Riformista e campo largo

Guardando al futuro dell’Ente, Di Cecilia auspica una collaborazione sempre più solida tra Partito Democratico e Casa Riformista, basata su lealtà, trasparenza e correttezza nei rapporti politici e istituzionali.

Allo stesso tempo, non esclude il coinvolgimento di altre forze del campo largo e, quando ci saranno convergenze sui temi, anche di quella componente moderata e centrista del centrodestra che ha già dimostrato attenzione verso le sorti dell’Irpinia.

La crisi del centrodestra irpino

Molto critica l’analisi sul centrodestra avellinese. Di Cecilia evidenzia una difficoltà di presenza, organizzazione e radicamento sul territorio. Una coalizione vincente a livello nazionale, in Irpinia fatica a presentarsi con liste autonome e, di conseguenza, a ottenere una rappresentanza stabile nelle istituzioni locali.

Il nodo, secondo la sua lettura, è la necessità di valorizzare le energie interne e le forze sane già presenti nel centrodestra, senza ricorrere a figure provenienti da altri percorsi politici, spesso legati al centrosinistra.

Il caso Buonopane e le tensioni nel Pd

Un passaggio riguarda anche l’ex presidente Rizieri Buonopane. Di Cecilia ne riconosce il profilo personale e amministrativo, ma sottolinea come il rapporto con il Partito Democratico e con una parte degli amministratori sia stato segnato da tensioni evidenti.

La rottura interna al Pd, a suo avviso, non dovrebbe sorprendere, considerando le posizioni emerse nei giorni precedenti al voto e il mancato sostegno di diversi sindaci. La partita provinciale, dunque, si sarebbe decisa soprattutto sul piano locale, più che attraverso interventi o indicazioni arrivate dai livelli nazionali del partito.

Una sfida tutta territoriale

Per Di Cecilia, la nuova fase della Provincia dovrà misurarsi sulla capacità di rappresentare l’Irpinia reale: i Comuni, le aree interne, i borghi e le comunità locali. Il consenso ottenuto dovrà essere trasformato in azione amministrativa, con l’obiettivo di valorizzare i territori e rafforzare il ruolo dell’Ente provinciale nei prossimi anni.

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