La produzione di autobus in Italia continua a vivere una fase di profonda difficoltà. A denunciarlo sono la Fiom-Cgil, che richiama l’attenzione sulla crisi degli stabilimenti Menarini Bus e sulla necessità di un intervento immediato da parte del Governo per rilanciare un settore strategico per la mobilità del Paese.
«Sono passati anni, sono cambiate le proprietà e sono cambiati i Governi, ma la produzione di autobus nel nostro Paese non è mai stata realmente rilanciata dopo la fusione tra Irisbus, con lo stabilimento di Flumeri in provincia di Avellino, e Breda, con lo stabilimento di Bologna», spiegano Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.
Una situazione che continua a pesare sui lavoratori dei due siti produttivi, con oltre 500 dipendenti coinvolti e un ricorso sempre più frequente agli ammortizzatori sociali, soprattutto nello stabilimento irpino di Flumeri. Secondo il sindacato, a rendere il quadro ancora più critico sono il blocco delle gare pubbliche, l’assenza di una strategia industriale e la mancanza di una programmazione di lungo periodo sul futuro della mobilità pubblica.
«Gare bloccate, politiche industriali assenti, mancanza di una visione rispetto al tema della mobilità e di una prospettiva per il futuro rendono lo scenario sempre più preoccupante», sottolinea la Fiom, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo istituzionale che coinvolga Governo e Regioni sotto il coordinamento dei Ministeri competenti, in particolare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il sindacato richiama inoltre le responsabilità dell’esecutivo rispetto alle scelte industriali compiute negli anni passati, sostenendo che il percorso intrapreso rischia di trasformarsi «nell’ennesimo fallimento» se non verranno adottate misure concrete per salvaguardare il comparto.
I numeri evidenziano la fragilità del settore: ogni anno in Italia vengono immatricolati migliaia di autobus, ma solo una quota molto ridotta viene prodotta sul territorio nazionale. Nel 2024, infatti, gli stabilimenti di Flumeri e Bologna hanno realizzato complessivamente appena 231 autobus.
Per la Fiom non è più possibile rinviare le decisioni: serve un piano industriale capace di restituire competitività alla produzione nazionale e garantire un futuro ai lavoratori di Menarini Bus e al trasporto pubblico italiano. Tra le ipotesi indicate dal sindacato anche quella di valutare l’ingresso di un nuovo costruttore estero, una possibilità annunciata più volte negli anni ma mai concretamente realizzata.
«Non possiamo più aspettare – concludono Lodi e D’Alessio – bisogna intervenire subito per dare un futuro a Menarini Bus e alla produzione di autobus nel nostro Paese».

