Non si ferma la protesta contro l’impianto per il riciclo delle plastiche non recuperabili. Cittadini, associazioni e comitati chiedono tutele ambientali e sanitarie.
Solofra si prepara a far sentire la propria voce. La protesta contro il progetto per la realizzazione di un impianto destinato al riciclo delle plastiche non recuperabili e alla produzione di olio lubrificante biodegradabile entra in una fase decisiva. A pochi giorni dai prossimi passaggi istituzionali, cittadini, associazioni e comitati annunciano una mobilitazione pubblica per ribadire la contrarietà all’insediamento dell’hub nel cuore del distretto conciario.
La mobilitazione davanti al Comune
Il presidio è previsto per mercoledì 8 luglio alle 10.30 davanti al Comune di Solofra, in concomitanza con il consiglio comunale convocato per discutere del progetto presentato dal Centro Diagnostico Baronia Srl. La seduta si annuncia partecipata e destinata a diventare un momento di confronto tra istituzioni e cittadinanza su una vicenda che da settimane alimenta il dibattito pubblico.
La mobilitazione è stata costruita anche attraverso i social, dove comitati civici, cittadini e rappresentanti di associazioni stanno invitando la popolazione a partecipare al sit-in. L’obiettivo dichiarato è quello di chiedere una tutela più forte del territorio e una posizione netta da parte dell’intero consiglio comunale.
Un territorio già fragile
La preoccupazione cresce anche in vista della Conferenza dei servizi convocata negli uffici della Regione Campania per il 13 luglio, passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per l’iter autorizzativo dell’impianto. Al centro della discussione ci sono le possibili ricadute ambientali e sanitarie di un nuovo insediamento produttivo in un’area già segnata da criticità rilevanti.
Nella precedente Conferenza dei servizi, il Comune di Solofra aveva espresso contrarietà al progetto, richiamando le fragilità ambientali del territorio. Tra i nodi evidenziati figurano l’inquinamento della falda Solofra-Montoro da tetracloroetilene, le questioni legate al depuratore consortile, le criticità idriche ancora aperte e la necessità di ottenere chiarimenti più approfonditi sulla natura dell’intervento proposto.
L’attesa è ora concentrata sulle valutazioni degli altri enti coinvolti nell’iter, tra cui Vigili del fuoco, Asl, Arpac, Ente idrico campano e gli organismi competenti chiamati a pronunciarsi sugli aspetti tecnici e autorizzativi. Alcuni di questi soggetti hanno già formulato osservazioni nelle scorse settimane, contribuendo ad aumentare l’attenzione sul progetto.
Il fronte del no
La protesta nasce dalla convinzione che l’impianto possa rappresentare un ulteriore carico per un territorio già fortemente industrializzato. I promotori del presidio intendono presentare la mobilitazione come un’iniziativa trasversale, non legata ad appartenenze politiche, ma fondata sulla difesa della salute pubblica, dell’ambiente e della qualità della vita.
La richiesta rivolta alle istituzioni è quella di evitare che Solofra venga percepita o trasformata in un polo di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. La preoccupazione principale riguarda il rischio di nuove emissioni e di un aggravamento della pressione ambientale su un’area che già convive con problemi storici legati alla produzione industriale, alla depurazione e alla tutela delle acque.
Le posizioni istituzionali
Sulla vicenda è già espresso il sindaco di Solofra, Nicola Moretti, con lui anche il sindaco di Montoro, Salvatore Carratù, che hanno manifestato contrarietà all’iniziativa nell’ambito del tavolo distrettuale. La loro posizione richiama la necessità di considerare la fragilità ambientale dell’area prima di autorizzare nuovi insediamenti con potenziali ricadute sul territorio.
Il confronto si è acceso anche attorno alle dichiarazioni del presidente di Confindustria Avellino, Angelo Petitto, ritenute da una parte dei cittadini troppo favorevoli al progetto in una fase ancora segnata da dubbi e approfondimenti tecnici. Nel dibattito pubblico è emersa la richiesta di non liquidare le questioni ambientali e urbanistiche con semplici rassicurazioni, ma di affrontarle con analisi puntuali, trasparenza e pieno coinvolgimento della comunità.
Tra economia circolare e tutela del territorio
Il caso dell’hub della plastica mette Solofra davanti a una questione più ampia. Da un lato c’è il richiamo all’economia circolare, alla necessità di recuperare materiali non più riutilizzabili e di trasformarli in nuove risorse produttive. Dall’altro c’è la paura che un territorio già esposto a pressioni ambientali venga chiamato ancora una volta a sopportare il peso di scelte industriali non condivise.
È su questo equilibrio che si giocherà la partita dei prossimi giorni. Lo sviluppo non può essere ridotto a una formula astratta, così come la tutela ambientale non può essere trattata come un ostacolo alla crescita. In un distretto complesso come quello conciario, ogni nuovo progetto deve misurarsi con la storia del territorio, con le ferite ancora aperte e con il diritto dei cittadini a conoscere, valutare e partecipare.
La decisione attesa
Il 13 luglio la Conferenza dei servizi potrà segnare un passaggio importante per il futuro dell’impianto. Prima di quella data, però, la città proverà a portare la propria posizione davanti al Municipio, chiedendo che la voce della comunità entri pienamente nel percorso istituzionale.
La mobilitazione di mercoledì non sarà soltanto una protesta contro un progetto industriale. Sarà anche una richiesta di metodo: più trasparenza, più ascolto, più prudenza nelle decisioni che incidono sulla salute, sull’ambiente e sull’identità produttiva di Solofra. In questa vicenda, il punto non è soltanto autorizzare o fermare un impianto. Il punto è decidere quale idea di futuro il territorio vuole costruire per sé.

