Il civismo arriva ad Avellino e cerca casa

Progetto Civico Italia apre la sfida irpina dal Borgo Ferrovia

La rete promossa da Alessandro Onorato punta a radicarsi in Irpinia. Ma il civismo, per non restare formula, dovrà misurarsi con bisogni reali e governo dei territori.

Il civismo arriva ad Avellino scegliendo un luogo che non è neutro: la stazione ferroviaria di Borgo Ferrovia, spazio di passaggio, attesa, periferia urbana e promessa di ricucitura. È qui che Progetto Civico Italia presenterà il suo percorso irpino, con l’apertura dei primi comitati locali e la definizione di un assetto provinciale chiamato a trasformare una sigla nazionale in presenza concreta sul territorio. L’appuntamento risulta fissato per martedì prossimo alle 18.30 presso Avellino Scalo, secondo le comunicazioni diffuse dalle testate locali.

Il civismo alla prova del territorio

La parola civico è tra le più usate e, proprio per questo, tra le più delicate della politica italiana. Evoca partecipazione, prossimità, amministratori locali, cittadini non più disposti a restare spettatori. Ma rischia spesso di diventare un’etichetta rassicurante, buona per allargare coalizioni senza risolvere il problema della rappresentanza.

In Irpinia, questa sfida è ancora più netta. Un movimento civico non può limitarsi a occupare uno spazio tra i partiti. Deve dimostrare di conoscere i paesi, le aree interne, la fatica dei servizi, la crisi demografica, la mobilità incompiuta, la distanza tra capoluogo e provincia. Il civismo, se vuole essere credibile, deve partire da qui: non dall’ambizione di contare nei tavoli, ma dalla capacità di riportare i territori dentro le decisioni.

La rete di Onorato

A livello nazionale, Progetto Civico Italia è legato alla figura di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi del Comune di Roma, che ha promosso una rete di amministratori e comitati civici collocata nel campo progressista. Il progetto è stato presentato formalmente a giugno come nuova forza politica, con l’obiettivo di federare esperienze territoriali, sindaci e amministratori locali.

La scelta di costruire un radicamento dal basso risponde a un’esigenza reale. I partiti tradizionali faticano a intercettare una parte di società che chiede soluzioni più che appartenenze, amministrazione più che identità gridate, concretezza più che liturgie. Ma anche questa promessa ha bisogno di una prova: capire se il civismo sarà un ponte verso una politica più larga o soltanto una nuova sigla dentro vecchi equilibri.

L’Irpinia e il campo largo

In Campania, il coordinamento è affidato a Carlo Puca , assessore all’Immagine e alla partecipazione attiva del Comune di Napoli. In provincia di Avellino, il coordinamento è guidato da Luigi Famiglietti, mentre all’incontro sono annunciati anche Fabio Siricio, sindaco di Monteforte Irpino , e Lorenzo Crea , indicato come responsabile dell’organizzazione regionale in diverse comunicazioni locali.

La presenza di amministratori e figure già riconoscibili dice che il progetto non nasce nel vuoto. Ma dice anche che la sua forza sarà misurata dalla capacità di non apparire come una semplice operazione di riposizionamento. In una provincia segnata da frammentazioni, civismo diffuso e leadership locali spesso autonome, la novità non consisterà nell’aggiungere un altro contenitore. Consisterà nel capire se quel contenitore saprà produrre metodo, ascolto e selezione di classe dirigente.

Borgo Ferrovia come simbolo

La sede scelta per la presentazione offre una chiave di lettura politica. Borgo Ferrovia è uno dei luoghi in cui Avellino ha più bisogno di immaginare futuro. La stazione, per anni più simbolo di sospensione che di connessione, può diventare il punto da cui ragionare su mobilità, rigenerazione urbana, periferie, commercio, servizi e identità cittadina.

Un movimento civico che parte da lì si assume implicitamente un compito: non parlare soltanto di partecipazione, ma legarla ai luoghi. Perché la partecipazione senza luoghi diventa retorica. E i luoghi senza politica restano occasioni perdute.

La domanda decisiva

L’arrivo di Progetto Civico Italia ad Avellino va dunque letto senza entusiasmo automatico e senza pregiudizio. Può essere un segnale di apertura in un sistema politico che ha bisogno di energie nuove. Può diventare uno spazio utile per amministratori, associazioni, professionisti, giovani e cittadini interessati a incidere. Ma può anche ridursi a un’altra sigla se non saprà dire con chiarezza che cosa vuole fare per l’Irpinia.

La domanda decisiva non riguarda il nome del movimento. Riguarda la sua funzione. Se servirà a ricucire territori, competenze e partecipazione, avrà un senso. Se servirà soltanto a pesare nelle trattative del centrosinistra, resterà dentro la grammatica che dice di voler superare.

Per Avellino, il civismo sarà credibile solo se saprà scendere dal palco e restare nei quartieri, nei comuni, nelle stazioni, nelle scuole, nelle aree industriali, nei luoghi dove la politica arriva spesso tardi. È lì che si capirà se questa nuova presenza sarà un progetto o soltanto un annuncio.

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