Il Fiano di Avellino tra i 50 Vini Rari 2027 del Gambero Rosso

C’è anche questa provincia nella selezione dei 50 “Vini Rari 2027” del Gambero Rosso. Tra le etichette individuate in vista della nuova edizione della guida “Vini d’Italia”, attesa per  il 25 ottobre, figura infatti il Fiano di una conosciuta azienda  di Lapio, uno dei territori simbolo della denominazione irpina.

Il riconoscimento inserisce il Fiano di Avellino in un gruppo costruito secondo un concetto di rarità che non coincide necessariamente con il numero ridotto di bottiglie. A pesare sono anche il legame con un vigneto particolare, la storia produttiva, il recupero di varietà e tecniche, il carattere irripetibile di determinate annate e la capacità di esprimere in maniera riconoscibile il territorio di origine.

Il Fiano d’Irpinia nella selezione nazionale

La presenza del vino irpino porta nella selezione una delle denominazioni più rappresentative della viticoltura campana. Il Fiano di Avellino ha costruito negli anni una reputazione legata alla longevità, alla capacità di evolvere in bottiglia e alla forte relazione con le diverse aree della provincia.

Il territorio di Lapio rappresenta uno dei riferimenti storici per questo vitigno. Qui condizioni climatiche, altitudini e caratteristiche dei terreni contribuiscono a definire vini capaci di conservare freschezza e struttura anche dopo lunghi periodi di affinamento.

La scelta del Gambero Rosso colloca così l’etichetta di  questa terra  accanto a produzioni provenienti dalle principali aree vitivinicole italiane.

Cosa significa essere un Vino Raro

La selezione 2027 comprende complessivamente 50 etichette: otto bollicine, 14 bianchi, un bianco macerato, 22 rossi e cinque vini dolci e da meditazione.

La quantità prodotta resta un elemento importante, ma non costituisce una soglia rigida. Alcuni vini superano infatti le 3.000 bottiglie, mentre altri vengono realizzati in poche centinaia di esemplari. A determinare la scelta è soprattutto la presenza di elementi difficilmente replicabili.

Rientrano in questa categoria vecchie vigne sopravvissute alla fillossera, vitigni recuperati, varietà resistenti alle malattie fungine, singoli appezzamenti, produzioni sperimentali e metodi di vinificazione o affinamento poco diffusi.

La rarità viene quindi interpretata come un insieme di fattori. Non soltanto disponibilità limitata, ma identità e capacità di rappresentare una storia viticola precisa.

L’Irpinia nel mosaico dei grandi bianchi

Per l’Irpinia, la presenza nella selezione rappresenta un ulteriore riconoscimento alla capacità del Fiano di confrontarsi con i grandi bianchi italiani attraverso una propria identità territoriale.

Il dato assume particolare significato perché la categoria dei Vini Rari non ricerca semplicemente etichette introvabili. Il criterio valorizza vini capaci di raccontare condizioni produttive difficili da ripetere e percorsi aziendali fortemente legati al luogo.

È  un riconoscimento che mette al centro non soltanto una bottiglia, ma uno dei territori che hanno costruito l’identità moderna del vino campano.

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