Posti di blocco ad Avellino: C’è poco da scherzare «Dove va? Ha l’autocertificazione?»

Adesso si fa sul serio: dopo un paio di giorni di semi-tolleranza, con un sistema di controllo cosiddetto a vista, ora si passa ai posti di blocco.

Le immagini che vi proponiamo sono state scattate alle 21,30 all’altezza dell’incrocio tra Via de Conciliis con Corso Vittorio Emanuele e Viale Italia, ad Avellino.

Due pattuglie – vigili urbani e Carabinieri – hanno provveduto a controllare decine di persone che andavano in giro lungo le strade di Avellino, sia a piedi che in automobile.

Per quanto riguarda la Polizia Municipale, il comandante Arvonio ha disposto un servizio delle pattuglie fino a mezzanotte, con la ripresa del servizio alle ore 07,00 per verificare con severità quanti escono da casa.

Ciò anche in ossequio alle rigide disposizioni emanate dal Presidente della Regione Campania.

I Carabinieri restano in servizio pure durante la notte, ininterrottamente.

Controlli severi

Paletta, verbali, guanti, mascherina. Ecco la dotazione di chi deve salvaguardare la salute dei cittadini seri e ossequiosi alle disposizioni, controllando quelli che escono da casa, verificando se questi rispettinino le regole.

Così capita che le pattuglie solitamente impegnate a controllare la circolazione dei veicoli, verificare se ad esempio si fa uso del telefonino mentre si guida, si ritrovino in strada a verificare il rispetto delle norme anti-contagio.

«Dove va? Cosa sta facendo? Ha l’autocertificazione?», queste le domande rivolte a chi andava in giro in un orario in cui pure le farmacie e i negozi di generi alimentari sono chiusi.

Qualcuno cerca di trovare scusanti di vario genere, dalle più banali alle più fantasione.

Nessuna scusante, dunque, neanche legata all’attività lavorativa, considerando l’ora tarda: salvo rarissime eccezioni.

E così sono scattate le sanzioni, quelle pecuniarie (206,00 euro) che fanno più male di una possibile denuncia che porterebbe alla condanna fino a tre mesi di reclusione.

La punizione… della tasca è più dura di una condanna con pena sospesa, sempre che non si abbiamo altri carichi pendenti che si sommerebbero a quello nuovo.

Indispensabile, insomma, avere una autocertificazione e soprattutto dichiarare la verità, altrimenti scatta la denuncia ai sensi dell’art. 374 codice penale per “False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria”. In quel caso si rischiano da uno a cinque anni di reclusione.

Un fatto è certo: c’è poco da scherzare o inventare scusanti.

Tolleranza zero, nell’interesse della collettività che non può rischiare la salute per colpa di qualche deficiente.

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