Il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia nel corso della trasmissione televisiva condotta dal collega Norberto Vitale, esprime una valutazione sull’amministrazione Pizza in riferimento ad ACS, Stadio ed Eliseo. “Servono progetti concreti e risorse certe”, ha detto.
Modestino Iandoli, nella trasmissione 10 minuti più 10 di Telenostra, ha fatto il punto sulle criticità della città e sulle prospettive del partito, ancora fuori dal Consiglio comunale.
Sul fatto che Fratelli d’Italia sia fuori dal Consiglio comunae, il coordinatore cittadino ha precisato :
“Voglio chiarire alcuni passaggi che forse non sono stati ben evidenziati durante il percorso politico che ha attraversato la vicenda di Fratelli d’Italia da quando si è ristrutturato come partito, ovvero sostanzialmente nel 2024, dopo il congresso provinciale.
Noi veniamo da una stagione in cui c’è stato un commissariamento di otto anni. Con la fuoriuscita dal PDL di una pattuglia di parlamentari facenti capo a Giorgia Meloni, si è cercato di costruire un percorso nuovo che recuperasse le ragioni della destra italiana, della destra politica. Questo, ovviamente, in una città e in una provincia come quella di Avellino non è semplice, trattandosi di un territorio abituato a sistemi di gestione della cosa pubblica — e quindi a interpretazioni della politica — sostanzialmente di natura clientelare.
Siccome noi siamo un partito che non ha questa vocazione e non ha questa struttura, né tantomeno intende averla, abbiamo cercato di lavorare soprattutto sul recupero di un messaggio d’opinione e di una condivisione su alcuni temi. Nella campagna elettorale del 2024, dove ho avuto l’onore di rappresentare Fratelli d’Italia, abbiamo cercato di proporre questa visione nuova e soprattutto di dare la possibilità a questa città di recuperare un senso di appartenenza, riscoprendo le ragioni per cui Avellino possa riprendere la sua funzione di capoluogo.”
“Abbiamo assunto un impegno costante che portiamo avanti. Nel 2026 avevamo assunto una posizione ben chiara, dove andavamo a proporre — anche tramite le dichiarazioni rese fino all’ultimo dal presidente provinciale Ines Fruncillo — un centrodestra che si riconoscesse non solo nelle persone, ma anche nei valori, e che declinasse un modello amministrativo di netta discontinuità rispetto a quello conosciuto fino ad allora.
L’idea Piantedosi non è stata poi possibile praticarla. All’ultimo minuto eravamo pronti con una lista competitiva che, anche se fossimo andati da soli, avrebbe raggiunto il risultato della rappresentanza. Quando poi, per equilibri regionali, è cambiata la situazione e non è stato più possibile presentarsi con i simboli, perdendo la riconoscibilità e creando una forma di aggregazione non pienamente riconducibile al centrodestra politico, abbiamo dovuto assecondare questa decisione. Nei partiti le regole si rispettano, ma ciò nonostante abbiamo fatto la nostra campagna elettorale.
Per chiarezza, il seggio lo avevamo conquistato, solo che la legge elettorale consente al candidato sindaco non eletto della coalizione perdente di prendersi l’ultimo seggio disponibile. Questo però non ci deprime, anzi è una motivazione in più per impegnarci con maggior forza e determinazione, soprattutto perché non vediamo né in questa maggioranza né in questa opposizione la capacità di interpretare quel sentimento di rinascita culturale, morale e civile che noi sosteniamo da tempo per questa città.”
Iandoli ha ribadito la necessità di restituire ad Avellino un ruolo centrale nello sviluppo provinciale, criticando le logiche clientelari e chiedendo maggiore attenzione ai giovani e alla rinascita culturale e civile.
Tra le priorità, il progetto dell’Università del Cinema all’ex Eliseo, per il quale Fratelli d’Italia aveva proposto un finanziamento regionale di 500mila euro annui, poi bocciato.durante
Iandoli ha ricordato che durante il commissariamento prefettizio, su sollecitazione di Fratelli d’Italia, il prefetto Perrotta avviò contatti con il Ministero della Cultura per dare una funzione nazionale all’Eliseo.
“Nelle ultime settimane – ha precisato il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia – ho letto sulla stampa interpretazioni che non hanno tenuto conto dell’importanza di quel documento. Noi avevamo proposto di realizzare l’Università del Cinema, ovvero la sesta sezione staccata del Centro Sperimentale in Italia e la prima del Mezzogiorno. Questo significava non solo aprire spazi per i giovani, ma avere un richiamo di livello nazionale.
Ho notato che l’amministrazione, attraverso l’assessore, non ha colto il senso della nostra iniziativa. Siamo ritornati a declinare qualcosa di già visto che ha determinato solo una spesa di denaro pubblico di oltre 4 milioni di euro fin dall’idea originaria di Di Nunno, senza che questo polo potesse realmente nascere, lasciando l’edificio a rischio vandalizzazione. Noi non abbiamo proposto un semplice cinema, ma l’Università del Cinema, che ha tutta un’altra dimensione. Insisteremo su questo tema per far sapere alla città quale era la nostra idea per dare opportunità ai giovani.
La cosa più triste è che, quando in Consiglio Regionale il nostro consigliere Ettore Zecchino ha proposto un emendamento per finanziare questa iniziativa con 500.000 mila euro all’anno, la maggioranza, con il silenzio colpevole dei rappresentanti della nostra provincia in consiglio regionale, ha bocciato l’emendamento. A Napoli sono stati destinati 134 milioni di euro, mentre si sono negati 500.000 mila euro alla città di Avellino. Questo rientra in una logica in cui la cosiddetta attenzione alle aree interne non c’è stata. ”
Sulla partecipata ACS, Iandoli ha richiamato le perdite di bilancio e la necessità di un piano di risanamento, chiedendo di tutelare i lavoratori.
“La legge Madia (il testo unico sulle società pubbliche) stabilisce criteri molto stringenti sulla ricapitalizzazione da parte degli enti pubblici. Questa è possibile solo se c’è un piano di ristrutturazione idoneo ad assicurare la continuità aziendale.
Se andiamo a vedere i bilanci pubblicati di questa società, notiamo che dal 2018-2019 in poi, tranne una parentesi nel 2024 con un utile di soli 58 euro, si sono accumulate perdite per circa 800.000 euro. Si sono poi aggiunte ulteriori perdite, con un azzeramento del capitale sociale e del patrimonio netto che ad oggi registra un saldo negativo di 510.000 euro. Questo significa che la scelta dell’amministrazione non è dettata da una semplice volontà politica, ma è la legge che obbliga a fare certe scelte- ha precisato ancora Iandoli”.
“Noi denunciamo il fatto che, di fronte a una gestione dissennata consumata in questi anni, a pagare saranno come sempre coloro che hanno meno tutele. Sul sito ufficiale è riportata una perdita di 582.143 euro e un azzeramento del patrimonio netto con un saldo negativo di 510.156 euro. Fino a quando non ci sarà un giudizio che ne accerti l’eventuale non veridicità, io devo attenermi ai documenti ufficiali. I costi superano i ricavi e la proiezione dei ricavi è inversamente proporzionale alla crescita dei costi. Con questa gestione, la società non potrà mai realizzare utili per un risanamento vero ed efficace.
La politica deve porsi la responsabilità di salvaguardare i posti di lavoro. Si potrebbe, ad esempio, pensare di versare i contributi per coloro che accedono all’esodo o vanno in pensione, in modo che abbiano lo stesso trattamento pensionistico che avrebbero avuto rimanendo in servizio. Bisogna avere fantasia per porre riparo a un disastro che appartiene tutto allo stesso schieramento politico. Noi non siamo solo all’opposizione di Pizza, ma siamo all’opposizione anche dell’opposizione, perché non ci riconosciamo in questo modo di fare politica. Non possiamo accettare che la responsabilità di un disastro evidente venga divisa solo perché qualcuno ha cambiato posizionamento politico.”
Contrarietà anche alle ipotesi di finanziamento pubblico per il nuovo stadio, alla luce delle difficoltà finanziarie del Comune. La proposta alternativa è ripensare l’area con spazi sportivi e un mercato.
“Che siano 40, 50 o 51 milioni, è il principio che conta: c’è comunque una partecipazione delle finanze pubbliche. Veniamo da una gestione in cui il Comune è in piano di riequilibrio finanziario e dove la Corte dei Conti è intervenuta più volte segnalando il mancato rispetto degli obiettivi intermedi del piano, nonostante l’intervento dello Stato con il “Patto per Avellino”. Rispetto a questa situazione, capisco che si debba fare propaganda per tenere alta l’attenzione, ma poi sono i numeri a determinare la fattibilità delle cose.
Noi aspettiamo che la Giunta Regionale dia corso al finanziamento promesso di 72 milioni per fare lo stadio, cosa di cui dubito fortemente. Al momento ci sono solo parole in libertà; forse ci sono 14-15 milioni potenzialmente utilizzabili dai residui delle vecchie programmazioni, mentre il resto andrebbe trovato nella nuova programmazione.
Inoltre, lo stadio è stato costruito negli anni ’70 quando l’area era tutta campagna. Successivamente c’è stato l’insediamento della Città Ospedaliera, con una viabilità non funzionale ad assicurare il flusso dello stadio. Perché non ragionare in termini di una nuova visione urbanistica della città? Si potrebbe spostare lo stadio, visto che deve essere abbattuto, creando in quell’area un mercato serio e dei plessi sportivi a disposizione delle associazioni e dei giovani, recuperando la funzione sociale dello sport”
L’attenzione è rivolta alla nuova viabilità della zona, quella strada serve anche per il raggiungimento del Pronto Soccorso della città ospedaliera, La circolazione spesso avviene in presenza di molteplici difficoltà anche in occasione delle partite di calcio con rallentamenti preoccupanti soprattutto per le ambulanze che circolano lungo l’ arteria cittadina.
Infine, sul possibile avvicinamento di Gianluca Festa al centrodestra, Iandoli ha chiarito che non bastano convenienze elettorali: «Non si diventa di destra dalla sera alla mattina. Non siamo un autobus e non siamo un taxi.”- ha proseguito.
“Festa è stato candidato nella lista del presidente, Cirielli, che raccoglieva diversi partiti. Non è che non lo vogliamo, ma bisogna determinare le condizioni.A noi i riposizionamenti tattici per la sopravvivenza non interessano”.
