Centosei capi di imputazione, tredici promotori del sodalizio che rispondono dell’accusa di associazione a delinquere , ventinove indagati, quaranta società o ditte utilizzate per l’emissione di fatture false, cinquantuno contestazioni di”emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, ventisette contestazioni di “autoriciclaggio”, dodici contestazioni di riciclaggio, seicento tra trascrizioni di intercettazioni ambientali e telefoniche. Questi i numeri del giro d’affari realizzato con l’associazione realizzata a Solofra e smantellata con la maxi inchiesta di Procura della Repubblica di Avellino e Guardia di Finanza della Tenenza di Solofra. In trentaquattro ora rischiano il processo per le contestazioni confermate a vario titolo dalla Procura. Nei confronti dei ventinove indagati, il pm Fabio Massimo Del Mauro ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio, quella che sarà discussa davanti al Gup del Tribunale di Avellino il prossimo 27 gennaio.
Il blitz è scattato nel settembre scorso, quando erano state notificate tredici misure cautelari. Dalle indagini è emerso che in pieno lockdown – tra il 9 marzo e il 18 maggio 2020 a causa del Covid – tutto il settore terziario mondiale, compreso quello della concia era fermo, c’era una società di Solofra che stranamente avrebbe continuato ad operare emettendo fatture e note di credito per tre milioni e settecentomila euro a fronte di acquisti per poco più di quarantamila euro. Nel 2020 in totale le fatture avrebbero raggiunto quota 8 milioni di euro. La società è finita subito nel mirino dei militari della Tenenza di Solofra. Indagini che hanno portato all’emissione di tredici misure cautelari. Da questa società è partita l’inchiesta che ha avuto due fasi fondamentali. La prima con sequestri e perquisizioni scattate nel 2021 tra Solofra e Montoro e la seconda con intercettazioni e sorveglianza delle sedi delle società che avevano avuto rapporti con la prima, scoprendo una miriade di società, che spesso non avevano né sedi né personale ma emettevano fatture milionarie per undici milioni e mezzo di fatture.
Ricostruendo il meccanismo di frode, molto simile a quello della cosiddetta frode carosello, sono emersi i vari ruoli esercitati dai partecipi con la collaborazione di due professionisti, anche loro destinatari di una misura interdittiva per un anno dall’esercizio della professione.Le indagini hanno consentito di accertare che migliaia di euro al giorno, con i soggetti incaricati della raccolta, girano gli uffici postali di diverse province campane, raccogliendo contanti o vaglia per importi fino a cinquemila euro. Tutto documentato dalle immagini e pedinamenti eseguiti dai militari delle Fiamme Gialle. Una cifra per far comprendere il giro di affari del sodalizio, quella riferita ad uno degli indagati, che nel solo 2021 aveva prelevato circa un milione e duecentomila euro in contanti con 304 operazioni extraconto.Le attività di osservazione – pedinamento – appostamento, |’ausilio delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, le attività di intercettazione telefonica, ambientale audio-video e localizzazione mediante droni GPS hanno permesso ricostruire il “modus.operandi” delle operazioni di riciclaggio. Il collegio difensivo è composto dagli gli avvocati Alberico Villani, Raffaele Tecce, Marino Capone, Massimiliano Russo, Antonio Iannaccone Gerardo Di Martino, Bonaventura Carrara, Carmine Guadagno, Iannone Mauro, Fabrizio Granata, Rosaria Vietri, Patrizio Dello Russo, Ennio Napolillo, Gaetano Aufiero, Ruocco Ilaria, Sepe Teresa, Grassi Pierluigi, Eliana Giugliano, Michele De Piano, Nello Sgambato.
