Povero Mandorlini: è lui l’allenatore più sfigato in Lega Pro

Deve essere atroce perdere due volte il campionato nella stessa stagione, peraltro in modo così beffardo da sentirsi veramente “sfigato”.

Lui che dieci anni fa etichettò il collega Sarri alla stessa maniera.

Andrea Mandorlini, 40 giorni fa, aveva portato il Padova al primo posto nel girone B della Lega Pro, al termine della stagione regolare, con 79 punti in classifica. Gli stessi conquistati dal Perugia di Fabio Caserta, salito direttamente in serie B, a scapito della formazione padovana che aveva segnato 68 gol subendone 26 mentre quella perugina ne aveva realizzato uno in meno (67) incassandone 4 in più (30).

E’ il regolamento, bellezza!

Decisiva, in quel caso, la differenza reti negli scontri diretti, finiti con lo stesso risultato, una vittoria per parte: all’andata si era imposto il Perugia per 3-0, nella gara di ritorno successo del Padova ma con una sola rete di scarto.

E così il Padova è andato ai playoff, ufficialmente classificatosi secondo, nonostante il primo posto alla pari con il Perugia.

Il resto è storia nota: il Padova è andato avanti nel suo cammino ed ha battuto pure l’Avellino nella gara di ritorno al Partenio, dopo avere pareggiato 1-1 all’andata all’Euganeo.

La finale per la promozione in serie B si è giocata tra Alessandria e Padova: all’andata pareggio in casa dei padovani, al ritorno stesso risultato.

Per decidere la quarta squadra da promuovere in B, si è reso necessario battere i calci di rigore.

Sapete com’è andata? Ha vinto l’Alessandria, con un rigore di scarto, beffando il Padova come aveva fatto il Perugia.

Dispiace per Mandorlini ma per la stagione appena andata in archivio, l’unico titolo che l’allenatore è riuscito a conquistare è quello di “sfigato” della Lega Pro, in senso buono s’intende perchè professionalmente nessuno mette in discussione un tecnico con un illustre passato come il suo.

A proposito di sfigati, dieci anni fa Mandorlini definì Maurizio Sarri l’allenatore più sfigato della serie B.

Quell’anno lui era alla guida del Verona e Sarri era l’allenatore dell’Alessandria (corsi e ricorsi storici…)

“Sarri porta sfiga”: questo era stato il pensiero di Andrea Mandorlini quando nel 2011, sempre in sella all’Hellas Verona, si apprestava a salire in serie B attraverso i play off dove si scontrò nella finale contro la Salernitana.

Nel lotto di chi si giocava l’accesso in massima serie c’era anche la piccola Alessandria, guidata da uno sconosciuto Sarri che non andò oltre la semifinale lamentando un trattamento arbitrale ingiusto “atto ad aiutare piazze più grandi”.

Fu forse un caso, forse no, ma l’attuale tecnico della Lazio ebbe ragione visto che la promozione se la giocarono tra Verona e Salerno.

Mentre Sarri criticava gli arbitri, Mandorlini criticava – senza motivo – Sarri: “A me non piace parlar male di allenatori ma so che Sarri è uno che veste di nero e non porta proprio bene. Vede le cose negative”: uno schiaffo alla carriera di un collega fatta di sacrifici e costruita sulla passione.

L’allenatore ex del Napoli e ora alla Lazio, sorrise senza replicare. Ha le sue scaramanzie, tra queste c’è quella di indossare spesso il nero. Alternandolo al blu. Insomma gli piace vestire scuro, un look che ha fatto suo da quando ha intrapreso la carriera in panchina.

Ma quella non fu l’unica uscita infelice di Mandorlini. Il suo Verona vinse la finale playoff contro la Salernitana, approdando in serie B, mandando in estasi la tifoseria scaligera.

Per la festa della promozione, il tecnico Mandorlini si esibì in uno show saltellava e ballava con i tifosi gialloblù cantando «Ti amo terrone»: festival del razzismo puro.

Qualche mese più tardi ci pensò un napoletano, Aniello Cutolo, a rispondergli per le rime a nome di tutti i terroni: giocava con la maglia del Padova (corsi e ricorsi storici pure in questo…) e in occasione del derby veneto a Verona, il napoletano dopo avere segnato uno spledido gol con un tiro da venticinque metri, fece di corsa tutto il campo per andare ad esultare in faccia a Mandorlini: «Ti amo coglione».

Alzi la mano chi vorrebbe imitare Cutolo.

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