Lega Pro, maxi squalifica per l’allenatore Bucaro: mani addosso agli avversari

di Emanuele de Girolamo

Sette giornate di squalifica per Giovanni Bucaro, ex tecnico dell’Avellino, ora alla guida del Bisceglie.

L’allenatore della squadra pugliese è stato duramente sanzionato per comportamento violento tenuto in occasione della gara persa 3-0 sul campo del Catania.

Il tecnico pugliese si è reso dapprima protagonista di un’aggressione nei confronti del calciatore avversario Serao (nella foto), durante la gara di mercoledì pomeriggio contro il Catania.

Poi ha preso per il collo un altro calciatore e dopo la partita ha scaraventato a terra il presidente del club etneo.

Nella decisione del Giudice Sportivo si legge che l’allenatore “dopo essere stato allontanato dal campo dall’arbitro, su segnalazione del quarto collaboratore ha avuto un comportamento offensivo verso un tesserato della squadra avversaria e, rientrando negli spogliatoi, metteva le mani al collo di un calciatore della squadra avversaria. Dopo il termine della gara, negli spogliatoi, il medesimo aggrediva, spingendolo a terra, il Presidente della squadra avversaria, generando una colluttazione (a seguito della reazione dell’aggredito) che veniva sedata solo dall’intervento di addetti alla sicurezza e altri tesserati”.

In realtà al 5’ della ripresa, con il risultato sul 2-0 a favore degli etnei, il tecnico della compagine pugliese, dopo essere stato espulso per proteste, ha perso il controllo ed ha aggredito un giocatore della squadra avversaria.

Lo stesso tecnico inoltre, dopo il termine della sfida ha spinto a terra il presidente Gaetano Nicolosi, socio della SIGI, ovvero la società proprietaria del Catania.

Il dirigente del Catania è stato inibito perchè “al termine della gara, dopo aver subito un’aggressione fisica dall’allenatore della squadra avversaria, reagiva generando una colluttazione che veniva sedata solo dall’intervento di addetti alla sicurezza e altri tesserati. Successivamente, a seguito della richiesta da parte del direttore di gara di procedere alla sua identificazione, rivolgeva al medesimo una frase offensiva”.

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