Calcio, l’Avellino è Forte: quando il migliore in campo è il portiere

Le pagelle e i commenti relativi all’anticipo Avellino-Cavese hanno fornito un dato unanime: migliore in campo della partita tra l’aspirante alla promozione in B (Avellino) e la cenerentola del girone C di lega Pro (Cavese) è stato il portiere Francesco Forte.

Cosa significa? Semplicemente che a salvare il risultato è stato il 29enne portiere dell’Avellino, rivelatosi determinate in almeno due occasioni.

Non altrettanto determinanti sono stati i 4 attaccanti avvicendatisi in una squadra che a metà stagione ancora non ha una fisionomia reale, una idea di gioco effettiva, una squadra senza grinta nè voglia di ottenere risultati importanti.

Fare gol dopo dieci minuti e poi comportarsi come un impiegato statale in smart working (senza offesa per tale categoria) significa non avere “fame” ovvero di essere giocatori con la pancia piena, come pure il portafogli.

Tesserati con lauti contratti triennali, in pratica con il piano pensione assicurato, perchè dovrebbero impegnarsi allo spasimo con il rischio di farsi male?

Classifica

Dicono: però l’Avellino è terzo in classifica.

Vero, verissimo, nel calcio contano i risultati e più di ogni altra cosa la classifica.

A parte che c’è il Catanzaro con una partita in meno e tante squadre raccolte in un fazzoletto di punti, viene da domandarsi?

Quanti punti ha sprecato finora l’Avellino con l’atteggiamento irritante mostrato pure contro la Cavese?

In un campionato talmente scadente da fare apparire fuoriclasse anche autentiche scamorze, con una squadra più “tosta”, l’Avellino oggi sarebbe stato almeno al secondo posto.

In Lega Pro il secondo posto finale è il “primo degli sfigati”, come il secondo al traguardo nel ciclismo.

Figuriamoci il terzo.

Vanno direttamente in B le prime classificate di ogni girone, tutte le altre – dalla seconda in poi, accedono ai playoff.

Regolamento

Accedono dalla Lega Pro alla Serie B quattro squadre: le tre vincitrici dei rispettivi gironi, più la vincitrice dei playoff.

I  playoff sono aperti a 28 squadre: in virtù del piazzamento in classifica, 21 di queste entrano da subito in tabellone disputando le fasi “di girone”; le restanti 7 sono ammesse direttamente ai playoff “nazionali”.

Insomma, una su 28 ce la fa, se non arriva prima, ad andare in B.

Dicono pure: chi se ne fotte dello spettacolo?, importante è vincere.

Vero anche questo ma non sempre lo spettacolo indecoroso viene accompagnato da vittorie.

Se giochi bene, quasi sempre vinci, se offri prestazioni indecenti, occorre ricorrere al fattore K (quello con cui Arrigo Sacchi sottindedeva “culo) oppure avere un giocatore Forte tra i pali.

E allora, visto che il mercato è ancora aperto e resta da giocare l’altra metà del campionato, azzardare la possibilità di chiudere la stagione al secondo posto oppure immaginare un crollo della Ternana e puntare il primo, non è fantacalcio nè fantascienza.

Semplice il ragionamento: se giocando da schifo siamo al terzo posto, magari rimodellando la squadra e azzardando un cambio di mentalità, si potrebbe fare davvero di più.

Le disponibilità economiche non mancano, è il momento di investire per puntare alla B, altrimenti c’è il rischio di mordersi le mani a maggio e giocare nel futuro Dag Stadium con una squadretta di basso livello.

Con Sibilia

Le condizioni per andare in B ci sono tutte: la squadra è buona ma deve esprimere le sue reali potenzialità, questo per l’aspetto tecnico su cui la proprietà dell’Avellino deve interrogarsi su cosa fare concretamente, anzichè gettare via soldi inutilmente, come ai tempi del Gallia di Milano dove i presidenti venivano etichettati “ricchi scemi” dagli operatori di mercato.

Il presidente D’Agostino che scemo non è (ricco, invece, si), vanta una solidità economica rilevante ed è appena entrato nella stanza dei bottoni, consigliere di Lega Pro al fianco di Francesco Ghirelli, con il quale vanta un rapporto eccellente.

A breve potrebbe esserci Cosimo Sibilia al vertice della Figc, candidato alla presidenza, seppure il suo attuale incarico di leader della lega di serie D sia altrettanto importante.

Nel 1978 quando l’Avellino salì in serie A, c’era Federico Sordillo presidente del settore tecnico della Figc, poi divenuto numero uno dei calcio italiano, divenuto poi campione del mondo con la nazionale azzurra nel 1982. Con lui don Antonio Sibilia aveva un ottimo rapporto.

Corsi e ricorsi storici dei padroni del calcio: Sordillo era di Pietradefusi, Sibilia è di Mercogliano e l’Avellino... è sempre l’Avellino

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