Scomparsa Manzo, la procura chiede il processo la figlia di Mimì: “Alfonso mi disse di non cercarlo perché era morto”

Davanti al gup del tribunale di Avellino, la Procura, ha formulato il nuovo capo d’imputazione per la scomparsa di Mimì Manzo, sparito l’8 gennaio 2021 a Prata Principato Ultra e ha chiesto il rinvio a giudizio di Alfonso Russo e Loredana Scannelli per omicidio aggravato e di Romina Manzo, figlia dell’ex muratore, per favoreggiamento. Il giudice ha aggiornato l’udienza al 6 novembre. Per l’accusa, rappresentata in aula dal pm Francesco Santosuosso, i tre imputati vanno rinviati a giudizio. Stessa richiesta avanzata dalle difese di parte civile, gli avvocati Nicodemo Gentile ed Ennio Napolillo. Gentile ha ricordato l’ordinanza del primo gup, 18 pagine che parlano di omicidio e di «zone opache» nella condotta dei due imputati. Ha citato anche il comportamento di Russo, che dopo la scomparsa si sarebbe stabilito nella casa di Manzo e se ne sarebbe andato all’arrivo delle telecamere di Chi l’ha visto?

 

In aula erano presenti davanti al gup del tribunale irpino Loredana Scanelli e Romina Manzo. Assente il terzo imputato Russo. Gli avvocati degli imputati hanno chiesto il proscioglimento per i tre giovani mettendo in evidenza alcuni elementi contrastanti nella stessa ricostruzione fatta dalla Procura.

 

 

L’avvocato Dario Cierzo, legale di Russo, punta sull’orario. La Procura colloca la scomparsa alle 21.57 e 33 secondi e, alla stessa ora, indica Russo appena fuori dalla casa di Manzo, mentre cammina verso l’auto. «Non si trova in quel tristemente famoso incrocio», ha detto. Per lui a far salire Manzo fu un’altra macchina, ripresa dai fasci di luce, e di quelle immagini dispone solo la Procura.

Per l’avvocato Rolando Iorio, che difende Loredana Scannelli, amica di Romina Manzo, questo è “un processo senza alcun elemento di risconto alle supposizioni investigative. Tra l’ altro, in venticinque anni di attivitaà professionale, non ho mai visto due ragazzini prendere un corpo e in dieci minuti farlo scomparire”. Nessuna evidenza per Iorio neanche dagli esami sulla Trock noleggiata da Romina e Loredana quel giorno: “Sono venuti i Ris e hanno fatto controllo sulla Trock, quali sono stati i risultati? Nessuno”. Per lui l’accusa è fondata su «mere supposizioni» e ha ricordato che la sua assistita è incensurata. Lei al termine dell’udienza ha commentato: «Sto malissimo. Però, male non fare, paura non avere. Dal processo mi aspetto da questo processo la cosa giusta e di uscire da questo calvario».

 

 

L’avvocato Federica Renna, che assiste Romina Manzo, ha parlato di un semplice problema di memoria sugli orari, senza alcun ostacolo alle indagini. La ragazza, ha aggiunto, è pronta anche a un rinvio a giudizio, ritenuto ingiusto, pur di sapere dove sia il corpo del padre. Romina ha confermato di aver sbagliato all’inizio, perché confusa quella notte. Ha raccontato che Russo le disse: «Non lo cercare più, perché tanto è morto». Lì per lì non chiese spiegazioni. Dopo alcuni mesi, ad aprile secondo il suo ricordo, andò dai carabinieri a riferirlo».

La figlia di Mimì, Romina

“Voglio la verità fino in fondo, sono molto fiduciosa e oggi il mio legale ha chiarito i miei errori fatti inzialmente che sono legati a degli orari. In quel momento ero confusa ed ero preoccupata perchè non trovavo mio padre e per questa ragione ho fatto confusione – ha detto Romina dopo l’udienza preliminare – Ma il 9 gennaio mi sono attivata subito per trovare mio padre e ancora oggi mi batto per trovare papà.

Poi con il tempo – ad aprile – sono andata di mia spontanea volontà dai carabinieri a raccontare un particolare al quale inizlalmente non diedi peso. Faccio riferimento ad una frase che mi disse Alfonso Russo mentre facevamo le ricerche: “non cerchiamolo Mimì è morto”. Su questa frase ci pensato tanto tempo e poi l’ho riferita agli inquirenti”.

 

L’ultima sera di Mimì Manzo e il ruolo degli indagati

 

Quella sera Manzo aveva litigato con la figlia, che per i suoi vent’anni aveva organizzato una festa nella casa di via Padre Sementa, nonostante le restrizioni anti Covid. Secondo il padre, tra gli invitati c’era chi consumava droga e alcol. Non vedeva di buon occhio Russo e Scannelli: riteneva che sfruttassero la ragazza e le facessero spendere il risarcimento ottenuto dopo un grave incidente stradale.Verso le 21.45 uscì di casa e andò a piedi verso la Basilica dell’Annunziata. Alle 21.50 circa arrivò all’incrocio vicino a un ristorante e svoltò in direzione della stazione. Da lì non ci sono più tracce. È a quel punto che, per l’accusa, entrano in scena i due imputati. Russo era in un bar di Prata, telefonò a Romina e raggiunse la casa. Vide Mimì allontanarsi, lo salutò ed entrò. Uscì alle 21.57 circa, salì in auto e prese la stessa direzione, passando da via Nocelleto e da una stradina verso la località Fontana del Prete, fino alle vicinanze della Basilica. Alle 22.32 Scannelli lo chiamò e lo raggiunse su una T-Roc noleggiata insieme a Romina Manzo. In quell’intervallo, sostiene la Procura, i due avrebbero causato la morte di Manzo, nascosto il corpo nella T-Roc e poi fatto sparire. Contestata anche l’aggravante del motivo abietto. A Romina Manzo viene contestato il favoreggiamento. Alcune sue dichiarazioni ai carabinieri sarebbero state smentite dai tabulati telefonici e dalle telecamere di videosorveglianza.

 

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