Festa rilancia sui conti: “Noi abbiamo salvato Avellino”

Il terreno scelto da Gianluca Festa è quello dei conti pubblici. Nel suo intervento da candidato sindaco di Avellino, l’ex primo cittadino rivendica il lavoro svolto durante la sua amministrazione e costruisce il cuore del messaggio politico su un punto preciso: il Comune era in dissesto, gravato da passività pesanti, e la sua squadra avrebbe avuto il merito di non arretrare davanti a una situazione che lui descrive come ereditata e non prodotta dalla propria gestione.

Festa parla di circa novanta milioni di euro di passività, accumulati negli anni e trovati al momento dell’insediamento. Non una formula generica, ma un riferimento diretto al dissesto deliberato prima del suo arrivo. Da qui parte la narrazione: un’amministrazione costretta a governare con risorse bloccate, chiamata a recuperare margini finanziari senza poterli trasformare subito in spesa libera per la città.

Il risanamento come bandiera politica

Il passaggio più forte riguarda i sessantuno milioni di euro che, secondo Festa, sarebbero stati recuperati in cinque anni. Una cifra che il candidato traduce in un’immagine semplice, da comizio: dodici milioni l’anno che il Comune avrebbe avuto potenzialmente a disposizione, ma che non poteva spendere liberamente a causa dei debiti lasciati dalle precedenti stagioni amministrative.

È su questo punto che Festa cerca di rovesciare l’accusa spesso rivolta alla politica locale: quella di aver pensato a feste, eventi e manifestazioni senza guardare alla tenuta dei bilanci. La sua replica è netta. Sostiene di non aver contratto nuovi debiti per finanziare iniziative pubbliche, rivendicando una gestione che definisce responsabile e arrivando a presentare la sua amministrazione come la migliore degli ultimi settant’anni nella storia cittadina.

Segui l’ intervento audio del candidato a sindaco Festa

 

Quartieri e dignità urbana

Dai conti, Festa passa ai quartieri. Il ragionamento è lineare: il risanamento non sarebbe stato fine a se stesso, ma avrebbe consentito di restituire dignità a zone della città considerate per anni marginali. Nel discorso entrano Bellizzi, Quattrograna e San Pio, indicati come luoghi simbolo di un’amministrazione che avrebbe scelto di intervenire lontano dalle vetrine più comode del centro.

A Bellizzi, Festa cita le case comunali, la scuola e il completamento dell’ex struttura di Piazza Napoli. A Quattrograna richiama interventi per circa cinque milioni di euro, le abitazioni e il centro sociale realizzato al posto di un edificio abbandonato da vent’anni, descritto come una “casa dei fantasmi”. A San Pio, il riferimento è a una nuova struttura pensata per rafforzare il senso di comunità.

Il messaggio alla città

La scelta dei quartieri non è casuale. Festa prova a parlare a una parte di Avellino che si sente spesso esclusa dai circuiti principali della vita cittadina. Nel suo racconto, l’amministrazione non avrebbe inseguito il consenso immediato, ma la vivibilità delle persone. È una formula politica precisa: meno promesse astratte, più opere nei luoghi dove il disagio urbano è visibile.

Il discorso, naturalmente, ha anche un valore elettorale. Festa si presenta come amministratore che ha già governato la macchina comunale, conosce il peso del dissesto e rivendica risultati concreti. Il suo obiettivo è accreditarsi come l’unico candidato in grado di tenere insieme rigore finanziario e interventi nei quartieri, bilancio e identità popolare.

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