Mario Sechi, Piantedosi e Sara Kelany a confronto sul futuro dell’Occidente.
Venerdì 6 novembre al Circolo della Stampa la presentazione del libro “Occidente o niente”.
Fruncillo: «Difendere l’Occidente significa riconoscere il valore della nostra civiltà e custodirne i principi per le future generazioni».
Torna ad Avellino GYMNASIUM, la rassegna di formazione politica e culturale promossa dal Coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia, con un appuntamento dedicato a uno dei temi più attuali del dibattito pubblico: il futuro dell’Occidente, l’identità della civiltà europea e le sfide poste dal fondamentalismo e dai nuovi equilibri geopolitici.
L’incontro si terrà, con inizio alle ore 18, presso il Circolo della Stampa di Avellino, in occasione della presentazione del libro “Occidente o niente” di Mario Sechi, giornalista e direttore dell’agenzia DIRE.
A dialogare con l’autore saranno il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’onorevole Sara Kelany, il consigliere regionale Ettore Zecchino e la presidente provinciale di Fratelli d’Italia Avellino, Ines Fruncillo. Previsto anche il contributo di Nicola Antonio Raduazzo, presidente provinciale di Gioventù Nazionale Avellino. A moderare il confronto sarà Domenico Giordano.OCCIDENTE
Al centro dell’iniziativa una riflessione che intreccia storia, cultura, sicurezza e libertà, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dell’Occidente nello scenario internazionale contemporaneo e la necessità di difenderne i principi fondanti.
«Il momento storico che attraversiamo ci impone una riflessione che precede ogni appartenenza politica», sottolinea Ines Fruncillo. «L’Occidente non è una semplice alleanza economica o militare. È il risultato di un lungo percorso di civiltà che tiene assieme la filosofia greca, il diritto romano e la tradizione giudaico-cristiana, che hanno posto al centro la dignità della persona, la libertà individuale, la democrazia e lo Stato di diritto».
La presidente provinciale di FdI richiama quindi l’attenzione sulle minacce rappresentate dagli estremismi fondamentalisti, che pretendono di subordinare i diritti individuali ai precetti religiosi, mettendo in discussione la parità tra donne e uomini e la libertà di coscienza.
Un passaggio importante riguarda anche il rapporto tra libertà religiosa e tutela dell’ordinamento democratico. «La libertà religiosa è un diritto fondamentale, mentre nessuna ideologia, religiosa o politica, può pretendere di imporsi negando i principi dello Stato di diritto», afferma Fruncillo, richiamando il paradosso della tolleranza teorizzato dal filosofo Karl Popper: una società aperta deve saper difendere le condizioni che rendono possibile la propria libertà.
Nel suo intervento, Fruncillo evidenzia inoltre come la difesa dei valori democratici e della sicurezza non possa essere ricondotta alle contrapposizioni tra maggioranze e opposizioni. Si tratta, piuttosto, di una responsabilità collettiva che coinvolge le istituzioni, la società e le nuove generazioni.
All’Europa spetta, in questo scenario, un ruolo decisivo: contrastare i processi di radicalizzazione, tutelare la libertà delle donne, impedire la formazione di ordinamenti paralleli e rafforzare la sicurezza, senza mai rinunciare ai principi costituzionali.
«Non possiamo pretendere che le nuove generazioni difendano valori che non abbiamo saputo spiegare e trasmettere», osserva la presidente provinciale di Fratelli d’Italia, indicando proprio in questa esigenza la ragione alla base di Gymnasium: restituire alla politica profondità culturale, favorire il confronto e alimentare una coscienza civile capace di interpretare le grandi trasformazioni del presente.
L’appuntamento del 6 novembre si propone dunque come un’occasione di approfondimento che va oltre la presentazione editoriale, mettendo al centro una questione fondamentale: quale futuro per l’Occidente e quale responsabilità per chi è chiamato a custodirne l’eredità culturale e democratica?
«La difesa dell’Occidente non può esaurirsi nella risposta alle minacce esterne. Comincia dalla consapevolezza della nostra storia, dalla credibilità delle istituzioni e dalla responsabilità di ciascuno,” conclude Ines Fruncillo.
” Perchè una civiltà che smette di riconoscere il valore dei propri principi rischia di perdere anche la capacità di difenderli”.

