Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Avellino, Antonio Sicuranza, ha disposto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dei due ingegneri che nel 2021 guidavano il settore Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Mercogliano. Devono rispondere della morte di Antonio Santaniello, 55 anni, di Ospedaletto d’Alpinolo, caduto da un parapetto di via Ammiraglio Bianco, all’incrocio con la statale 374, perché secondo la procura la barriera non era a norma e non era stata manutenuta.
I fatti risalgono al 4 aprile 2021, in serata. Santaniello scavalcò il parapetto e finì nel fondo agricolo sottostante, dopo un volo di sei metri. Fu ricoverato all’ospedale Moscati di Avellino con un politrauma e un tasso alcolemico di 3,2 grammi per litro. Morì sette giorni dopo.
L’inchiesta è stata chiusa dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, che aveva chiesto il processo per i due dirigenti. Uno dei due era già in pensione dal 31 maggio 2020, ma il giorno successivo aveva ricevuto un incarico direttivo, mantenuto a titolo gratuito fino al giugno 2021. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Nardiello e Stefania Macchia.
L’altro imputato, invece, all’epoca dei fatti non era più a capo dell’ufficio tecnico e, secondo la tesi difensiva, il suo coinvolgimento nella vicenda deriverebbe esclusivamente dal fatto che aveva ricoperto il ruolo di responsabile dell’ufficio tecnico prima di chi lo guidava al momento dell’evento.Durante la fase preliminare, l’avvocato Macchia ha più volte sottolineato che la responsabilità della manutenzione non spettava direttamente al capo dell’ufficio tecnico. Il Comune di Mercogliano era suddiviso in diversi settori e servizi, assegnando al capo dell’ufficio tecnico la responsabilità del settore urbanistica. All’interno di quest’area erano presenti vari servizi, tra cui quello della manutenzione stradale, dotato di un proprio responsabile e personale operativo.
Se il responsabile del servizio non segnalava eventuali criticità al capo dell’ufficio tecnico, quest’ultimo non aveva motivo per avviare verifiche, redigere progetti o reperire fondi necessari. Questa tesi difensiva non è stata accolta.Le contestazioni sono tre. L’altezza della barriera sarebbe inferiore ai 70 centimetri previsti da una circolare del ministero dei Lavori Pubblici. Mancherebbero inoltre i paletti di sostegno, che avrebbero dovuto trovarsi a circa mezzo metro dal margine del cordolo, e il corrente superiore, l’elemento che impedisce il ribaltamento dei veicoli, i suv in particolare, oltre la barriera.Ai due ingegneri la procura contesta anche la manutenzione. Secondo il pm, i tecnici «non hanno effettuato le dovute operazioni di manutenzione delle barriere con la conseguente presenza di zone deformate delle stesse a seguito di diversi sinistri verificatisi negli anni». Il consulente tecnico nominato dalla procura di Avellino, l’ingegnere Alessandro Lima, ha esaminato il parapetto dopo la morte di Santaniello e ha accertato i segni di altri incidenti.
La famiglia della vittima, rappresentata dall’avvocato Innocenzo Massaro, si è costituita parte civile. Il processo si aprirà davanti al tribunale di Avellino, il 5 aprile 2027, dinanzi la Dott.ssa Elena Di Bartolomeo.

