I sindacati condividono la tutela delle lavoratrici, ma respingono il ricorso alle ferie donate dai colleghi: «Salute e sicurezza sono responsabilità del datore di lavoro». Presentata una controproposta a Sita Sud.
Si apre uno scontro sindacale sul nuovo sistema di permessi destinato alle lavoratrici di Sita Sud che soffrono di dismenorrea. Dopo l’annuncio dell’ampliamento della banca delle ferie solidali, Uiltrasporti e Faisa Cisal prendono le distanze dall’intesa e contestano soprattutto il meccanismo individuato per finanziare le giornate di assenza. Le due organizzazioni precisano di non avere sottoscritto alcun accordo e chiedono che i costi della tutela siano sostenuti direttamente dall’azienda.
La vicenda nasce dall’accordo che consente alle lavoratrici con un ciclo mestruale particolarmente doloroso di usufruire di due giornate al mese senza utilizzare il proprio monte ferie e senza presentare un certificato medico. Le giornate, secondo quanto reso noto nelle scorse ore, vengono però attinte dalla banca delle ferie solidali, alimentata attraverso le donazioni volontarie dei dipendenti. L’intesa è stata presentata dalla Fit Cisl di Salerno come un passo avanti nella tutela delle lavoratrici impegnate anche alla guida degli autobus.
La contestazione delle ferie solidali
È proprio su questo punto che si concentra la critica di Uiltrasporti e Faisa Cisal. Nel documento diffuso il 12 settembre, le due sigle sostengono che utilizzare il fondo solidale per coprire assenze periodiche legate al ciclo mestruale rischi di alterare la funzione originaria dello strumento. La banca delle ferie, ricordano, era stata pensata per fronteggiare situazioni particolarmente gravi e necessità familiari eccezionali.
Secondo i sindacati, trasformare quel fondo nella copertura ordinaria dei permessi per dismenorrea potrebbe inoltre creare un problema concreto nel momento in cui le donazioni dei lavoratori dovessero diminuire. La domanda posta nel documento è netta: se i dipendenti non cedessero più parte delle proprie ferie, quale tutela resterebbe alle lavoratrici?
La posizione non è quindi contraria all’introduzione di una protezione specifica. Al contrario, Uiltrasporti e Faisa Cisal dichiarano di essere «assolutamente favorevoli» al principio di un congedo straordinario retribuito durante le giornate caratterizzate da disturbi mestruali invalidanti. La divergenza riguarda chi debba sostenerne il costo.
Il richiamo alla responsabilità dell’azienda
Nel documento viene richiamato anche l’articolo 2087 del Codice civile, che impone all’imprenditore di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Per le due organizzazioni sindacali, la tutela della salute psicofisica del personale, soprattutto quando si tratta di conducenti impegnati nel trasporto pubblico, rappresenta una responsabilità aziendale che non può essere trasferita sulla solidarietà dei colleghi.
Il tema assume una rilevanza particolare proprio per le mansioni svolte. Tra le dipendenti interessate ci sono lavoratrici alla guida di autobus, chiamate ogni giorno a garantire la sicurezza propria e dei passeggeri. È lo stesso argomento utilizzato dai sostenitori dell’intesa: una sintomatologia particolarmente intensa può incidere sulle condizioni psicofisiche di chi conduce un mezzo pubblico.
Sul punto, dunque, le posizioni sindacali convergono sulla necessità della tutela ma divergono profondamente sullo strumento. La Fit Cisl ha valorizzato il ricorso alla banca solidale come evoluzione di un’esperienza avviata in azienda nel 2015. Uiltrasporti e Faisa Cisal, invece, ritengono che quella solidarietà non possa trasformarsi in un sistema con il quale i dipendenti finanziano indirettamente una misura di welfare aziendale.
La controproposta a Sita Sud
Le due sigle denunciano inoltre di essere state escluse dal confronto conclusivo e riferiscono di avere inviato una contestazione formale alla direzione di Sita Sud, chiedendo anche una rettifica sul contenuto e sulla rappresentazione dell’accordo. La frattura, quindi, riguarda anche il metodo con cui sarebbe stata condotta la trattativa.
Alla direzione aziendale è stata presentata una controproposta. La soluzione indicata come prioritaria prevede permessi retribuiti specificamente dedicati alle lavoratrici e finanziati interamente dalla società. In alternativa, Uiltrasporti e Faisa Cisal propongono di ricorrere alla certificazione medica e alla copertura Inps, chiedendo però che queste assenze non producano conseguenze negative sulla retribuzione, sul premio di risultato o sugli altri incentivi aziendali.
La richiesta finale è quella di riaprire immediatamente il tavolo negoziale. «La tutela delle lavoratrici e la dignità del lavoro non si barattano», sostengono i vertici delle due organizzazioni nel documento, chiedendo a Sita Sud di riconoscere congedi straordinari e retribuiti direttamente dall’azienda.
Un confronto destinato a proseguire
Il caso apre una discussione più ampia sul modo in cui introdurre tutele specifiche per la dismenorrea nei luoghi di lavoro. L’accordo annunciato in Sita Sud ha infatti attirato attenzione proprio perché prevede due giornate mensili e non richiede certificazione medica, ma la contestazione sollevata ora rimette al centro la sostenibilità e la natura stessa del beneficio.
La questione non è più soltanto se riconoscere una tutela alle lavoratrici, principio sul quale le diverse sigle sembrano trovare un terreno comune, ma chi debba farsene carico. Da una parte c’è il modello fondato sulla solidarietà tra dipendenti, dall’altra la richiesta di trasformare quella tutela in un diritto finanziato direttamente dal datore di lavoro. Sarà l’eventuale riapertura del confronto con Sita Sud a stabilire se le due impostazioni potranno trovare un punto di mediazione.

