Comune di Avellino, tutti in pensione e all’Anagrafe c’è il caos: proroga dei documenti

Una fila interminabile dinanzi all’Ufficio Anagrafe del Comune di Avellino.

Qualcuno aveva pensato a una riduzione del personale per quello smart working che ormai s’è concluso oppure a una limitazione dei giorni di ricezione per il pubblico.

Il problema è molto più grave.

In seguito al pensionamento di numerosi dipendenti, nei vari uffici sono rimasti pochissime persone.

Totale disorganizzazione, dunque, da parte di chi avrebbe dovuto pianificare le attività e rimpiazzare i dipendenti andati via.

Il personale è talmente ridotto, numericamente, da rendere impossibile il lavoro.

Per gli uffici aperti al pubblico il problema diventa ancora più grave.

Uno per volta

Il decreto di riapertura degli uffici obbliga, peralto, a far accedere agli sportelli una persona alla volta e per ogni impiegato disponibile.

Succede così che un solo impiegato, al massimo due, debba fronteggiare l’enorme numero di utenti che hanno necessità di svolgere una operazione – quella del rilascio della carta di identità, ad esempio – che richiede molto tempo.

Ed ecco le file, i disagi, le proteste, il caos, con i dipendenti del Comune nel mirino, la cui unica colpa è quella di essere gestiti da dirigenti e funzionari incapaci di risolvere il problema.

L’amministrazione comunale è perfettamente a conoscenza della drammatica situazione ma i dirigenti non sono in grado di risolvere il problema.

Chissenefrega? Loro sono rinchiusi negli ovattati uffici, il sindaco non riceve il pubblico, in questo periodo, altri dirigenti fingono di non sapere.

Il Comune di Avellino, anzichè risolvere il problema che crea disagio ai cittadini (quelli che pagano Imu e Tasi mascherata) preferisce però assumere (con i comandi temporanei) personale di categoria D di cui già vi è soprannumero.

Ma quella è gente che porta voti, vero? Soggetti e galoppini messi lì per fare numero senza fornire un valido servizio.

E’ questa la ratio: amici degli amici, raccomandati, cambiali politiche, tutti per chiamata diretta e tutti con scarse competenze,

Proroga documenti

Il primo decreto Conte convalidava la scadenza delle Carte d’identità al 31 agosto 2020.

Quindi, tecnicamente, si dovrebbero rilasciare solo a coloro che l’hanno smarrita o al primo rilascio.

Non si capisce perchè i cittadini vogliano rinnovarle adesso, pure avendo la possibilità di fruire della pororoga al 31 agosto.

Non è colpa dei cittadini, però, i quali si ritrovano tra l’incudine e il martello. Gli ignorantoni dei vari uffici pubblici,,non accettano ne l’autocertificazione, tantomeno la patente come documento di riconoscimento.

Quegli ignorantoni che costringono i cittadini ad andare all’Ufficio Anagrafe per rinnovare la carta di identità scaduta nei mesi scorsi (ripetiamo: proroga al 31agosto!) non conoscono – e quindi sono ignoranti in materia – la norma di riferimento, ovvero l’art. 35 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari .

In materia di documentazione amministrativa (Dpr n. 445 del 28.12.2000) “sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un amministrazione dello Stato”.

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