Il ricordo commosso di Antonia Di Nardo, presidente del Centro Femminile: «Per me Giovanni è stato come uno zio, capace di raccontarmi il mondo magico della terra attraverso la sua arte».
La scomparsa del maestro Giovanni Spiniello lascia un vuoto profondo nella comunità di Avellino e nel mondo della cultura e dell’arte. A ricordarlo con affetto e commozione è Antonis Di Nardo, presidente del Centro Femminile, che conserva di lui ricordi personali preziosi, legati a un rapporto nato quando era appena ventenne.
«Avrò avuto vent’anni quando ho conosciuto il maestro e sua moglie Carla. Frequentavo la loro casa a Grottolilla e il laboratorio di Spiniello, che per me era veramente un mondo fantastico, popolato da folletti e mostri buoni».
Un luogo apparentemente disordinato, ma capace di custodire un ordine tutto suo, quasi magico. Un laboratorio nel quale, racconta Di Nardo, «si sentiva tutta l’energia del pianeta». Era un universo creativo in cui ogni oggetto, ogni forma e ogni colore sembravano animati da una forza misteriosa.
Il loro rapporto è proseguito nel tempo, anche attraverso gli incontri nei laboratori che Spiniello aveva successivamente allestito in piazza Duomo, ad Avellino.
«Per me Giovanni è stato come uno zio, che mi ha raccontato il mondo magico della terra. Aveva un’arte che parlava proprio dell’energia tellurica del mondo e di quanto questa facesse parte della creatività di ogni artista».
Un insegnamento che andava oltre la dimensione artistica e diventava una vera e propria visione della vita: la capacità di riconoscere nella natura, nella materia e nelle energie della terra una fonte inesauribile di ispirazione.
Tra i ricordi più belli, Antonia Di Nardo custodisce anche quello dell’affetto profondo che legava Giovanni Spiniello a Dario Bavaro. Un’amicizia speciale, fatta di stima, complicità e soprattutto della capacità di non perdere mai il gusto del gioco.
«È stato bellissimo vedere l’amore che Giovanni nutriva per Dario Bavaro. La loro amicizia mi ha insegnato come due menti creative possano essere grandi e, allo stesso tempo, umili».
E poi c’è una frase, apparentemente semplice, che Di Nardo porterà con sé per tutta la vita. Durante uno dei loro scherzosi battibecchi, nati naturalmente per motivi futili, Giovanni, rivolgendosi all’amico, disse: «Ah, è così? E io non gioco più con te!».
Una battuta diventata nel tempo il simbolo di un legame autentico, capace di ritrovare nella leggerezza e nell’ironia il valore più profondo dell’amicizia.
«Questa frase la ricorderò per tutta la vita, perché rappresenta il senso vero dell’amicizia autentica: generare ilarità, creare affinità attraverso la creatività».
Il ricordo di Antonia Di Nardo restituisce così il ritratto di un artista che non ha semplicemente fatto dell’arte il proprio mestiere, ma ne ha fatto una ragione di vita. Un uomo capace di trasmettere meraviglia, di creare mondi immaginari e di lasciare un segno nelle persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo.
«Erano due persone meravigliose. La perdita di Giovanni sarà immensa per Avellino, perché lui era davvero un artista a tutto tondo e ha vissuto nell’arte e per l’arte».
Con queste parole si chiude una testimonianza che è molto più di un ricordo: è un omaggio alla sensibilità, alla creatività e all’umanità del maestro Giovanni Spiniello. Un artista che continuerà a vivere nelle sue opere, nei suoi insegnamenti e soprattutto nella memoria affettuosa di chi, attraverso di lui, ha imparato a guardare il mondo con occhi pieni di meraviglia.
Foto Antonia Di Nardo

