Presunto voto di scambio a Solofra, archiviato il procedimento per il consigliere D’Urso

Tribunali

Presunto  voti di scambio, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino, Pasquale Cerrone, ha disposto  l’archiviazione del procedimento per presunta compravendita di voti alle comunali di Solofra del settembre 2023, a carico di Antonio D’Urso, Elio Visone e Michele Napoli. Secondo il giudice, gli atti raccolti non sono sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

Il  procedimento nasce dalla querela presentata il 1° settembre 2023 dal sindaco  Nicola Moretti  e dal consigliere Aurelio Petrone.Moretti aveva consegnato ai carabinieri una pennetta USB  con un file audio di 20 minuti e 27 secondi, registrato il 18 agosto e ricevuto sul proprio telefono il 20 agosto da Visone. Nella registrazione, una conversazione in auto tra tre persone, D’Urso, candidato sindaco, avrebbe offerto 70 euro a Visone e Napoli in cambio del voto. Avrebbe poi proposto 600 euro per dodici voti, saliti a 650 per tredici, da documentare con fotografie scattate in cabina elettorale.

Una consulenza tecnica depositata l’11 ottobre 2023 dal  perito Angelo Martini ha attribuito due delle tre voci a D’Urso e Visone ed ha escluso manipolazioni del file. D’Urso aveva parlato pubblicamente di un “collage” di conversazioni. Il 6 settembre 2023 aveva a sua volta presentato querela, depositando un video di 54 secondi in cui Visone chiedeva scusa e dichiarava di essere stato indotto da Moretti e Petrone a registrare. I due avevano denunciato Visone per diffamazione il 5 settembre.

Ascoltato dal pubblico ministero, Visone si è avvalso della facoltà di non rispondere. D’Urso, nell’interrogatorio del 27 gennaio 2025, ha descritto l’incontro come un dialogo dal tono scherzoso e le sue proposte come una “controproposta” per allontanare i due interlocutori. Ha dichiarato di aver consegnato soltanto 5 euro per comprare le sigarette e di aver verificato che Visone non risultava tra i votanti delle sezioni interessate.

Nell’ordinanza il giudice riconosce che dal colloquio emergono “plurimi indizi” di un accordo illecito. Aggiunge però che un dibattimento non darebbe la piena prova. Come sostenuto dal pm, “non vi sono terzi soggetti estranei alla vicenda in grado di ricostruire i fatti”. Visone e Napoli sono indagati nello stesso procedimento e non avrebbero interesse a fornire dichiarazioni utili. Il video di scuse di Visone, che definisce l’episodio uno “scherzo”, non esclude secondo il giudice che la conversazione sia stata provocata o costruita da soggetti con interessi politici contrapposti. Da qui l’impianto accusatorio segnato da una “insanabile ambivalenza interpretativa”, incompatibile con il criterio dell’oltre ogni ragionevole dubbio. Per lo stesso motivo cade anche la contestazione di diffamazione a Visone.

Il provvedimento segue un precedente decreto di archiviazione, annullato dal giudice Lezzi dopo il reclamo delle persone offese, assistite dall’avvocato Raffaele Moretti. Le difese erano affidate agli avvocati Gerardo Santamaria e Rolando Iorio per Visone, Felice Missano e Raffaele Tecce per D’Urso, Matteo Raffaele Fiminai per Napoli. L’udienza camerale si era tenuta il 15 ottobre.

 

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