E’ morto Pasquale Casillo, fu presidente dell’Avellino Calcio: la sua storia

E’ morto Paquale Casillo, aveva 71 anni e da tempo le sue condizioni di salute non erano buone.

Era stato patron dell’Avellino, tra il 2000 e il 2004 gestendo la società dapprima attraverso propri rappresentanti, quali Stefano Monachesi, Nicola Iannarone e Gaetano Tedeschi, rivestendo solo per un brevissimo arco di tempo la carica ufficiale di presidente.

Amato e odiato dalla tifoseria irpina, con cui spesso si scontrava a livello dialettico, durante la sua gestione la squadra irpina visse momenti esaltanti e periodi mortificanti ma riuscì ad ottenere anche la promozione in serie B, così raccontata nel terzo volume del libro “Avellino, che storia: 100 anni da lupi”

Scontro Aliberti-Casillo

Nuovi scenari societari si ebbero nell’estate del 2000, con la cessione del pacchetto azionario alla Sportinvest di cui facevano parte Ettore Viola, Stefano Monachesi ed altri personaggi che ebbero quale indiscutibile punto di riferimento in Pasquale Casillo.

L’ex presidente del Foggia voleva provare a ripetere lo stesso miracolo compiuto anni addietro con la squadra pugliese.

Il campionato si concluse con la sconfitta nello spareggiò per la promozione in serie B contro il Catania nel doppio confronto nei playoff.

Vittoria al Partenio per 1-0 con rete di Mascara ma, nella gara di ritorno, la squadra avellinese uscì scon- fitta per 2-0 con reti di Cordone ed Ambrosi.

In quella partita si registrò un atteggiamento insolitamente dimesso da parte dei giocatori dell’Avellino, apparsi stranamente rassegnati ad accettare la
sconfitta senza reagire.

Tanta amarezza tra la tifoseria per avere perduto la possibilità di tornare tra i cadetti, giustificate le polemiche riferite all’incontro decisivo perso a Catania.

A dare corpo a certi sospetti furono i trasferimenti alla società catanese avvenuti nella successiva stagione ma già concordati: quelli del tecnico Ammazza- lorso e dei calciatori Fini, De Martis, Sansonetti e Vidallé.

Come non pensare male? Lo spareggio traCatania e Messina fu vinto da quest’ultima compagine che riuscì, così, ad ottenere la promozione e la formazione catanese rimase nel campionato di C vinto nella successiva annata, senza Ammazzalorso.

Con Auteri e Sonzogni

3

Settimo posto nella stagione successiva con Gaetano Auteri prima esonerato e poi richiamato alla guida di un Avellino che non registrò l’auspicato miglioramento con l’avvento di Giuliano Sonzogni.

Si registrarono, alla vigilia di quella stagione, mutamenti socieari con la nomina di Stefano Monachesi quale presidente anche se, in realtà, il reale ed indiscutibile punto di riferimento dell’Avellino restava Pasquale Casillo, seppure limitato e solo a livello ufficiale, nell’incarico di consulente della
società.

Unico a decidere ogni mossa da attuare, in effetti, sia a livello tecnico e societario, restava l’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano le cui intuizioni e l’indiscutibile esperienza maturata nel mondo del calcio, nonché le aspirazioni e le ambizioni mai nascoste, rappresentavano una garanzia per
l’ambiente calcistico irpino.

Si registrò una vera e propria rivoluzione nei quadri tecnici. L’incarico di guidare la squadra fu affidato a Gaetano Auteri, reduce dalla soddisfacente annata con l’Igea Virtus.

A fine ottobre 2001, l’Avellino era in una posizione di classifica di attesa, alle spalle delle fuggitive, con margini di miglioramento notevoli poichè l’inquadratura non aveva assunto ancora una vera fisionomia.

Il patron Casillo aveva fretta di vedere l’Avellino posizionarsi nelle zone nobili della classifica: pensò di dare una svolta positiva chiamando Giuliano Sonzogni a dirigere la squadra dopo avere esonerato Auteri.

Un bilancio fallimentare per il tecnico che, secondo le intenzioni, avrebbe do- vuto accompagnare l’Avellino in serie B, salvo poi ad accorgersi di rischiare la retrocessione. Fu chiamato nuovamente Auteri, artefice di uno splendido finale concluso con il 7° posto e tanta amarezza per quei punti sprecati con Sonzogni in panchina.

La promozione in B

Nella stagione 2002-2003, ovvero nel novantesimo anniversario della sua lunga e gloriosa storia calcistica, l’Avellino riuscì a conquistare la promozione e tornare nuo- vamente nel campionato di serie B.

Il patron Casillo, a inizio stagione, dopo il rifiuto ricevuto da Alberto Bollini reduce da un’esperienza alla Primavera della Lazio, decise di affidare la squadra a Massimo Ficcadenti reduce da una buona an- nata con il Fiorenzuola.

Il nuovo tecnico iniziò la preparazione nel ritiro di Castel del Piano ma, prima che iniziasse l’attività ufficiale, ebbe un dissidio con Pasquale Casillo, per questo decise di dimettersi dall’incarico proprio alla vigilia della Coppa Italia

Fu chiamato a dirigere l’Avellino un ex calciatore dei “lupi” ai tempi della serie A, Salvatore Vullo, al quale furono messi a disposizione nuovi giocatori, oltre quelli già pronti a scendere in campo dopo l’ottima preparazione svolta in ritiro.

Dal Messina giunsero il portiere Cecere, il centrocampista Marra e l’attaccante Molino in cambio di Corallo e Silvestri.

Domenica 15 settembre 2002 si registrò il cambio al vertice societario con la nomina dell’avvocato Nicola Iannarone quale nuovo presidente, subentrato a Stefano Monachesi.

In un pomeriggio caldissimo, la squadra avellinese sostenuta dalla sua generosa tifoseria, riuscì a ottenere a Crotone la vittoria necessaria per risalire in serie B, con la rete realizzata da Salvatore Marra proprio sotto la curva dei tifosi avellinesi.

Un trionfo sotto certi aspetti inatteso per Avellino che a quel traguardo non aveva pensato all’inizio di una stagione che si prospettava difficile e tormentata, condizionata peraltro dalle vicende giudiziarie in atto tra Casillo e Aliberti.

Con Zeman, una tragedia

Tornato in serie B, il patron Casillo attuò un’autentica rivoluzione nell’Avellino: affidò la carica di presidente a Gaetano Tedeschi che l’11 settembre 2003 subentrò a Iannarone e la guida della squadra a Zdnek
Zeman
, già alle dipendenze del “re del grano” ai tempi del miracolo-Foggia in A.

Lontano dai tifosi la preparazione svolta in Alto Adige, a Brunico, per puntare a quella serie A che ormai apparteneva ai ricordi.

Quella stagione, invece si rivelò un fallimento totale, con il mortificante tonfo nella serie inferiore raccogliendo così pochi punti da registrare un record negativo per la categoria.

Dal rischio del fallimento alla nuova promozione in B dell’Avellino tornato agli irpini, nella stagione successiva a quella della mortificante retrocessione.

I disastri calcistici registrati durante la gestione di Casillo e Zeman portarono a inevitabili avvicendamenti tecnici e societari.

La famiglia Pugliese di Frigento rilevò la società da Pasquale Casillo. Alla presidenza fu nominato Massimo Pugliese già amministratore delegato durante la gestione di Nello Aliberti, ottenendo la preziosa collaborazione di Luciano Moggi per allestire la nuova squadra che, nel finale di stagione, superò il Napoli a tornò prepotentemente in serie B.

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