Il commento/ Troppi errori e presunzione

Il commento/ Troppi errori e presunzione
Il punto più basso nella storia dell’Avellino. Mai tifosi, addetti ai lavori, giocatori avevano subito mortificazioni tali. Il Partenio è diventato oramai terra di conquista: chiunque ci arriva comanda, vince e lascia il segno. Negli occhi di chi, a spettacoli del genere, non ci era proprio abituato…

Il commento/ Troppi errori e presunzione

Il punto più basso nella storia dell’Avellino. Mai tifosi, addetti ai lavori, giocatori avevano subito mortificazioni tali. Il Partenio è diventato oramai terra di conquista: chiunque ci arriva comanda, vince e lascia il segno. Negli occhi di chi, a spettacoli del genere, non ci era proprio abituato. Neanche nei tempi più bui dell’era Pugliese si erano visti spettacoli del genere. Tante le cause: prima di tutto i limiti psicologici di una squadra che ha due facce, una in casa ed una al Partenio, dove dimostra di aver quasi paura di vincere. La seconda: gli errori di una difesa che ha trovato maggiore stabilità ed esperienza con Puleo e De Angelis, ma che a destra soffre troppo, fino all’inverosimile. Terza: la squadra ha un pizzico di presunzione, evidente o nascosta, non si sa. Ma c’è. Giocatori come De Palma guadagnano meno della metà di attaccanti come Biancone, e forse ci mettono più cuore, grinta e gambe. Forse ha ragione Romano quando dice che bisogna prima pensare a raccogliere punti pesanti per la salvezza. Ma il senso di tristezza e di desolazione al Partenio aumenta domenica dopo domenica. E solo chi lo vive puo’ coglierne, fino in fondo, lo spirito di profonda amarezza che domina in uno stadio che profumava di storia.

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