Avellino, Cipriano: “Potevamo puntare ai play-off”

Ieri sera Marco Cipriano socio dei lupi e presidente dimissionario ha spiegato a Prima Tv il perché del proprio addio al club. Il dirigente dei lupi intervenuto nella trasmissione Contatto sport, ha motivato le ragioni della sua scelta maturata ad un mese dalla chiusura della stagione agonistica: “La mia presenza qui è per spiegare l’evoluzione della scelta, una decisione dettata dalla delusione e dall’impossibilità di gestire un bene comune con persone che non riconoscono la loro incoerenza oltre che a non rispettare impegni formali e morali”.
Il dirigente prosegue ancora: “Intendo fare quattro passaggi fondamentali del percorso intrapreso tre anni fa. Fu fatto un contratto di sindacato di voti e di blocco durato fino al 28 novembre 2011. Un patto della società, dove i membri minori che unendosi avevano la maggioranza potevano decidere in unica direzione. Il socio Sciuker che aveva la maggioranza in questo patto aveva il controllo dell’Avellino. Ogni decisione l’ho presa in maniera democratica, lo certifica il fatto che Contino era pattista con noi e non sempre l’ho condiviso e anche se Taccone non la pensava allo stesso modo ho agito comunque in maniera popolare”.
Nel corso di queste stagioni c’è stata una evoluzione societaria, alcune pedine hanno lasciato lo scacchiere biancoverde: “Sono usciti molti soci ma il patto è sempre stato in vigore fino al 28/11/2011 dove dietro vari tentativi di farmi rinunciare al patto mi sono convinto – ne riporto copia – e in maniera formale, dinanzi al notaio, abbiamo fatto una scrittura privata dove ci impegnavamo ad acquisire il pacchetto di Cece, sciogliere il patto e fare una modifica relativa all’aumento di capitale sociale. Tutte le decisioni dunque al 51% (io e Iacovacci, Iacovacci e Taccone, io e Taccone per fare degli esempi), l’aumento di capitale sociale magicamente siccome occorreva l’unanimità per modificare lo statuto, sciolgo il patto, acquisto le quote di Cece con Taccone e Iacovacci e non modifichiamo lo statuto con quorum del 76% per l’aumento di capitale sociale. A distanza di pochi giorni Taccone via raccomandata mi invita a sottoscrivere e versare un aumento per 500mila euro. Siccome non c’erano tempi tecnici per modificare il quorum al 76% sono stato costretto a convocare l’assemblea straordinaria per aumento di capitale. Portato a 1milione e 200mila euro su indicazione dei soci di maggioranza, l’hanno votato così da sottoscrivere l’aumento al 51% lasciandomi basito. Successivamente al telegramma, colpito dal problema di salute, mi arriva un sms di Taccone che mi invitava a dare le dimissioni essendo irreperibile e non potendo più gestire il club in questo modo. Il fulmine a ciel sereno più che a darlo con le dimissioni, l’ho subito proprio io rimanendo sconcertato; le mie dimissioni sono il frutto non del suo invito ma della delusione di non poter gestire un club che appartiene alla città: i soci non sono eterni”.
Cipriano si scaglia contro gli altri soci: “Non abbiamo avuto lo stesso concetto di democrazia, base per una società di capitale. Resto socio. La mia famiglia ha investito un discreto quantitativo di denaro nell’Avellino calcio”.
La società cosa rischia non essendovi il presidente?
“Morto un papa se ne fa un altro. Sono tanto bravi, è un tandem forte Taccone-Iacovacci, hanno esperienza e capacità per farlo”.
Per quanto concerne la sua reazione: “Ho tante soluzioni, morali, legali, etiche. Mi incontrerò con loro e chiarirò. Pubblicamente dico, per la delusione avute, le mie quote sono in vendita. Se loro non vogliono acquistarle, acquisto io le loro e credo sia la strada per assicurare un futuro all’Avellino calcio”.
Per quel che riguarda le reazioni all’interno della società: “E’ successo un terremoto di decimo grado. Perché mi dimetto? Sono deluso da loro, li reputo persone incoerenti su concetti e impegni formali e morali presi nei miei confronti. Mi dimetto per il bene dell’Avellino calcio. Insieme è impossibile coesistere. Per due anni sono stato socio e sponsor. Ognuno ha dato il suo contributo e impegno gestendo proprie attività più l’Avellino, per un mix di passione e volontà. Un’esperienza bellissima, uno sforzo disumano: ne abbiamo passate tante. Decidemmo di esonerare allenatore, ds, portiere, difensore, con Vullo eravamo fuori dai play-off, poi dentro e a Trapani in finale con due risultati su tre. C’è stata grande forza. Ora parte della società – non io – è stata concentrata a portare avanti aspetti fiscali o di azioni o di scalate più che di campionato. Acquisita la salvezza, facilmente ottenuta, mai discussa, puntavo ad altro e lo dicevo ai giocatori. Oggi bastavano sei punti in più, le partite contro Foligno e Monza: seguite con maggiore concentrazione e volontà, si potevano perseguire altre strade”.
Nonostante in società dall’inizio della stagione si sia parlato sempre e comunque di salvezza con una squadra allestita per tale traguardo, Cipriano ha guardato quasi da subito ad altri obiettivi. “Nella vita ci vuole coraggio ed evasione nel sognare. Non ho mai avuto paura di espormi, anche lo scorso anno l’ho sempre fatto in prima persona. Quest’anno non ho potuto farlo. E ora siamo qui a vincere un’altra gara e siamo salvi. Eravamo a un passo dai play-off, nessuno ci vietava di cambiare traguardo. La volontà è stata un’altra. Questo è un campionato mediocre dove potevamo fare bene. Ne resterò sempre convinto”.

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