Recalcati e le 750 panchine: Ricordo di più le sconfitte

Otto giornate alla fine, apparentemente poche, meno di un terzo dell’intera stagione regolare. Ma in realtà saranno lunghe perché, complice la vittoria di Brindisi (14 punti) su Sassari, anche Biella (16, sconfitta ad Avellino) viene tirata dentro la lotta per non retrocedere. E le prossime quattro avversarie dell’Angelico sono Pesaro e Treviso (a Biella) e poi Roma e Cantù (in trasferta). Ma non finisce qui. A quota 18 c’è Montegranaro, in crisi profonda (non vince da sei turni) e che domenica ospita Brindisi. Se vince l’Enel (che andrebbe 2-0 con la Fabi) la partita si riapre completamente. A quota 20 sono in sette: tra queste c’è anche Varese, che ha anestetizzato il desiderio della Virtus di consolidare il quarto posto, vìolando il palasport emiliano. Gran brutto scherzo di Carlo Recalcati a Lino Lardo, che è suo allievo. Ed anche prediletto, se è vero che a questo punto il bilancio tra i due è 7-0 a favore.
“Lino mi ha detto che, prima di smettere, devo almeno perderne una contro di lui. Vorrà dire che ci siamo allungati la carriera…” scherza il tecnico di Varese – sulle colonne di La Repubblica – che però la classifica non la guarda. “E’ inutile. Non mi piace fare tabelle, tanto poi accade qualcosa che le fanno saltare. Noi la classifica la analizziamo a blocchi, nell’ambito della scouting, per capire in che momento della stagione sono i nostri prossimi avversari”.
A fare identico esercizio, le rivali hanno trovato a lungo conforto in vista della sfida con Varese…
“Beh, tra dicembre e gennaio ne abbiamo perse sei in fila, è chiaro che eravamo ultimi. In quel momento Brindisi e Teramo stavano meglio di noi. Ma i giocatori non l’accettavano, guardavano avanti quando invece i peggiori eravamo noi e non dovevano curarsi d’altro. Poi è anche vero che guardare avanti era corretto, dietro non avevamo nessuno…”.
A quota 20 Recalcati cosa guarda adesso?
“Sembriamo una di quelle che possono guardare i playoff. Ed abbiamo pure il 2-0 con Treviso e Bologna. Ma non mi faccio ingannare. Abbiamo perso in casa con Teramo, Biella e Sassari. E con Brindisi siamo sotto nella differenza canestri. Quindi dobbiamo fare molta attenzione. Adesso ne abbiamo due in casa non facili con Roma e Caserta, poi la trasferta di Teramo. Dopo queste tre ne sapremo di più”.
Anche per questo siete sempre in attesa di veder arrivare il centro estone Janar Talts?
“Siamo corti con i lunghi, ma non è un paradosso. L’accordo con lui è già fatto, visto che con l’arrivo a Samara di Brezec i suoi minuti si sono ridotti. Due settimane fa era tutto fatto, poi l’hanno richiamato in squadra ed è tornato a giocare. La nostra offerta l’ha ritenuta interessante, metteremo un po’ di pressione per capire cosa vogliono fare”.
Accordo a parte, quali sono le vostre carte con lui, considerando anche i problemi di eleggibilità del nostro campionato?
“Se arriva dovremo fare rotazione con i comunitari, probabilmente tra lui e Serapinas. Però Talts aiuterebbe ad allenare meglio pivot ed ali forti. E magari risparmiare Galanda che ha bisogno di aver rispetto dei suoi acciacchi. Talts conosce la situazione, il contratto prevede l’opzione per l’anno prossimo, per lui arrivare adesso è un modo già per capire la nostra realtà”.
Recalcati, il libro delle statistiche ha ricordato che ieri per lei era la partita numero 750 tra Serie A e Legadue, in tutte le loro denominazioni (A1 e A2 comprese). Qual è stata “la partita”, tra le 750?
“Difficile dirlo. Sarebbe facile andare su quelle che ti hanno portato a vincere uno scudetto. Ma capita che ricordi più una sconfitta amarissima. Ne eleggo una, gara2 della finale scudetto del 2000 contro la Benetton, perché ci ha girato la serie”.
Perché quella?
“Con la Fortitudo avevamo dominato la stagione regolare (27-3 il record). La squadra più forte che abbia mai allenato. Ma perdiamo gara1, in casa a Bologna. Sconforto generale: giocatori, dirigenti, tifosi. E c’era venuto a mancare Karnisovas per infortunio. Ci siamo guardati in faccia, ripuliti la mente e trasferiti a Treviso. Ho messo un quintetto che oggi non puoi neanche sognare: Basile, Myers, Fucka, Galanda, Vrankovic. E Jaric dalla panchina. Vincemmo bene (di 13) e su quella spinta lì, lo scudetto”.
Se il calcolo è corretto, sommando campionato e coppe europee siamo a 991. Al termine della stagione ne mancano otto. Per quota 1000 servono i playoff, insomma, altrimenti chiude l’anno a 999.
“Con la Nazionale ci sono già dentro… I numeri contano poco, ma fanno piacere. Fare i playoff mi piacerebbe perché incremento quelli del record di presenze e partite disputate. Ma soprattutto sarebbe un bel riconoscimento per la squadra”.
Si parla di Serie A da allargare. Ma poi non bisogna mai dimenticare da dove si parte e cioè dallo stato di salute dei club. Varese l’anno scorso ha azzerato il suo progetto, varandone uno triennale che si base sul concetto di consorzio. E’ una strada che anche altri possono seguire?
“E’ un progetto interessante e vogliamo dimostrare che è percorribile, sulla strada della ricerca di risorse e soprattutto della garanzia di averle per più anni”.
Lei ne è molto coinvolto, qual è la situazione di “Varese nel cuore”?
“I numeri sono diversi da quelli auspicati. Si confidava in una soglia di 70 consorziati in questo primo anno, ma siamo appena sotto i 50. Chi aderisce versa una quota di 1000 euro per l’ingresso, poi s’impegna a versarne per tre anni in una somma che varia dai 10.000 (la maggioranza) ai 50.000 euro. Proprio oggi c’è la prima assemblea del Consorzio per analizzare l’oggi ed il futuro”.
Considera superato il momento di difficoltà del club?
“No, il rischio che Varese possa perdere il basket resta latente. Non va dimenticato che al termine del triennio il contributo della famiglia Castiglioni si azzera. Quest’anno abbiamo fatto le cose in economia. E rispetto ad altre realtà qui il 10 del mese il bonifico arriva sempre. Ed è un aspetto positivo”.
E’ la settimana nella quale tornano le coppe europee. Partiamo dal playoff di Eurolega: Siena-Olympiacos.
“Esserci è gratificante per Siena, scorrendo l’elenco delle avversarie. Quando in Italia si parla del dominio di Siena si rende tutto facile analizzando il suo budget. Ed è sbagliato. Ma se proprio se ne sente il bisogno, andiamo ora a confrontare quello di Siena con Olympiacos, Panathinaikos, Barcellona, Real Madrid. In Europa la forza di Siena è la sua continuità nel tempo, ed una stagione come quella scorsa non può essere archiviata come deludente per un canestro in meno segnato. La continuità è altra cosa”.
Ma l’Olympiacos resta la favorita.
“E’ così, ed è giusto dirlo. Però è anche vero che storicamente l’Olympiacos raccoglie meno di quel che spende. Mentre Siena sa avere il 110% da quel che ha. Su cinque gare tutto può succedere, il primo obiettivo è provare a vincerne una ad Atene. Poi vediamo”.
C’è anche l’Eurocup: da mercoledì Caserta e Treviso vanno a caccia di un posto alla Final Four.
“Caserta ha una rivale durissima: in Russia il Kazan ha saputo battere due volte Khimki e CSKA. Poi è vero che hanno perso contro squadre meno competitive come San Pietroburgo e Dynamo. Ha una batteria di piccoli molto forte. La prima partita, a Caserta, indirizzerà la sfida”.
La Benetton inizia da Goettingen. Meno blasone del Kazan, ma l’anno scorso ha saputo vincere una coppa, l’Eurochallenge.
“Quella tedesca è una squadra difficile da decifrare. Per fare un confronto, Kazan è allenata da Pashoutin, che è stato per anni assistente di Messina al CSKA. Quindi utilizza concetti ben precisi, sul pick and roll, sull’alternanza delle difese. Goettingen è una squadra americana, lo è l’allenatore e quasi tutto il roster. Mi spiegava Repesa la difficoltà di scoutizzarla: a volte difendono aggredendo, a volte contengono, sono atletici, vanno a folate, entusiasmo. Caserta ha l’avversaria più difficile, Treviso la più insidiosa. L’importante è che una vinca la coppa per avere un posto in più in Eurolega l’anno prossimo”.
Ci riuscisse Treviso, potrebbe far cambiare l’idea di Gilberto Benetton di uscire dal basket (e dal volley)?
“Non credo. Quella di Benetton non è stata una decisione umorale, ma ponderata e che arriva da lontano. Io ho lavorato nella Fortitudo di Giorgio Seràgnoli uno che, nel bene e nel male, decideva di getto e di testa sua. Con Benetton è molto diverso. Ha dato un esempio di programmazione, annunciando la sua uscita con un anno e mezzo di anticipo. E’ quello che si vorrebbe nel basket. Poi se c’è uno che lo fa, non va bene…”.

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