Walter Taccone a Michele Gubitosa: “Un divorzio è per sempre”

Al di là delle dichiarazioni ufficiali e dei sorrisi di facciata, s’è ormai capito che Walter Taccone e Michele Gubitosa “è finita”, mai più potranno tornare insieme.

Del resto è stato proprio il presidente a dire con chiarezza come funziona: “Se divorzio con una persona, è impossibile che poi torni a sposarla”.

Un taglio netto con il passato, una chiusura totale per un futuro che poteva pure esserci. Perché Michele Gubitosa, imprenditore del settore informatico ma “malato” di calcio e dell’Avellino, s’è detto sempre pronto a rientrare in pista. (LEGGI QUI)

Non lo ha detto ufficialmente ma il concetto era questo: se Taccone sta cercando un nuovo socio, rischiando di imbarcare qualche forestiero con interesse a fare cassa, eccomi pronto a rientrare, alle stesse condizioni discusse il giorno in cui Michele Gubitosa, Angelo D’Agostino e Walter Taccone in estate sciolsero il patto che doveva essere solo concretizzato.

“Sono disposto a tornare nell’Avellino rilevando il 100 per cento della società”, questo Gubitosa l’ha detto e confermato con convinzione.

La replica di Taccone è stata una chiusura che non lascia spazio ad altre interpretazioni: “Obiettivamente, come accade dopo i divorzi, è assai difficile sposarsi nuovamente con la stessa persona”.

Non si registra la “contro-replica” di Gubitosa ma appare ormai evidente che non c’è più margine per una ricomposizione del rapporto imprenditoriale. Quello personale resterà formalmente cordiale ma, sotto il profilo degli affari con Taccone e circa le quote societarie dell’Avellino, Michele Gubitosa ha messo definitivamente in archivio la questione.

A questo punto l’imprenditore di Montemiletto resterà esclusivamente un tifoso, osserverà da lontano l’evolversi di una trattativa societaria che potrebbe portare Ferullo nella società con qualche carica (chissà se portando soldi e rilevando quote) con la preoccupazione che, nel tempo, il club possa perdere l’identità irpina.

Dopo il fallimento dei Pugliese, l’allora sindaco Galasso scelse la cordata avellinese, privilegiandola ad altre, perchè volle che l’Avellino fosse sentito come una cosa propria dalla città, dalla provincia, in virtù delle precedenti esperienze di avventurieri e faccendieri che avevano gestito la società in cambio di benevolenze ed appalti.

Ora non bisognerà perdere l’identità di cui è andato fiero, sin dalle origini, questo club; e non correre il rischio che l’U.S. diventi terra di conquista.

Dipenderà da Walter Taccone: se vorrà continuare a gestire la società da solo, potrà farlo per altri cento anni, per quanto è visceralmente legato all’Avellino, ma dai segnali registrati pare abbia proprio voglia di disimpegnarsi e l’alternativa all’imprenditoria irpina – comunque disponibile – potrebbe rappresentare un salto nel buio.

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