Si è spento questa mattina il professore Angelo Romano, emerito sindaco di Avellino che guidò la città dal passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Aveva 92 anni. Primo cittadino per due mandati dal 1989 al 1995. Uomo di partito della Democrazia Cristiana, è stato il sindaco che volle la sede unica del comune di Avellino in Piazza del Popolo visto che i diversi uffici dell’Ente erano distribuiti in vari punti della città a partire dall’Anagrafe. E’ stato anche consigliere comunale dal 1999 al 2003. Una volta finita la Dc decise di aderire a Forza Italia ed ha anche ricoperto il ruolo di presidente dell’Asa, la società che allora gestiva i servizi ambientali di Avellino.
A tacciare un ricordo di Angelo Romano, è stato l ‘onorevole Gianfranco Rotondi sulla sua pagina social.
“Il lungo tempo di Angelo Romano, si è concluso improvvisamente. E’ stato sindaco democristiano nella prima metà degli anni novanta, negli anni cruciali del passaggio dalla prima alla seconda repubblica.- si legge testualmente sulla pagina fb dell’ onorevole Gianfranco Rotondi.
Era già passata la stagione gloriosa dell’Avellino politica e calcistica, e al professore Romano non toccarono le soddisfazioni dei suoi predecessori, abituati a ricevere personalità che visitavano la città in pellegrinaggio allo stadio ,o ai santuari politici. Romano fu il sindaco del tramonto della prima repubblica, del passaggio dall’egemonia democristiana al bipolarismo. Si occupò di risanamento finanziario, ma ebbe pure sensibilità politica, avviando alla politica giovanissimi assessori che poi si affermeranno nell’alta amministrazione e nel giornalismo (penso al compianto Augusto Pistolesi e al noto giornalista Angelo Picariello).
Mi sostenne nelle battaglie vinte e in quelle perse, e gli sono grato più delle seconde che delle prime. Discutevamo, talvolta litigavamo, come si usava con lui, arrivando ai massimi decibel e poi chiudendo la discussione con un abbraccio e un sorriso. Democristiani, insomma.
Perché la storia della Dc non è stata solo quella delle prime linee, ma soprattutto quella degli uomini che ne presidiavano consenso e credibilità nei territori.
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