Tre euro al giorno: ecco quanto vale la vita di un operatore sanitario, altro che eroi

Cento euro. Ecco quanto vale, per lo Stato italiano, la salute e l’impegno di medici, infermieri e OSS che, quotidianamente, combattono in prima linea contro il male che si è impossessato della nazione.

Cento euro in più in busta paga nel mese di marzo, a chi ha continuato a prestare servizio durante il periodo di emergenza sanitaria.

Vale anche per altre categorie a rischio: dagli autotrasportatori ai cassieri dei supermercati, dai corrieri ai farmacisti.

Cento euro, praticamente tre euro e 22 centesimi al giorno: la vita e l’impegno di un operatore sanitario per lo Stato italiano vale quanto una colazione al bar con cornetto e caffè.

E intanto continuano a chiamarli eroi e a mandarli in guerra disarmati.

Al Moscati di Avellino e in altri ospedali mancano protezioni, sono finite le mascherine, i guanti scarseggiano, i malati aumentano e si rischia il collasso.

Turni massacranti

Si lavora per 12 ore al giorno, filate, qualcuno si ferma a 8, a 10. Ma è sempre un massacro.

I più fortunati, se non si ammalano di Coronavirus, si ritroveranno per settimane con i volti solcati, spaccati dagli elastici delle mascherine, con i lividi sul naso e sotto agli occhi.

C’è chi, per non perdere neppure un minuto lontano dai pazienti bisognosi di cure e attenzioni, tra un’urgenza e un ricovero, o un decesso, preferisce urinarsi nei pantaloni o trattenersi fino alla fine del turno.

Viene meno la dignità umana, ma magari si salva una vita. E questo vale molto di più.

Ci si ferma solo se ci si ammala. E chi ha contratto il Covid-19, ma è asintomatico, continua a lavorare, mettendo a rischio la propria salute, quella dei propri cari e dei pazienti negativi.

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Solo loro possono sapere quanto sia difficile correre in un reparto, da una stanza all’altra, da un malato a un altro, con una mascherina che copre naso e bocca, che non permette di respirare.

Manca l’aria, la vista si annebbia, ci si sente svenire. Ma non si può mollare. Glielo chiede la nazione, lo Stato.

Solidarietà sincera

Tutti, negli ultimi giorni, hanno mostrato affetto e considerazione nei confronti di medici, infermieri e OSS impegnati giorno e notte per debellare l’infame virus che ha già provocato oltre 3000 morti.

Chissà quante altre vittime. Anche per colpa di chi contravviene alle disposizioni ministeriali, di chi esce di casa, di chi, tutto ad un tratto, si è scoperto runner, ciclista, amante dell’aria aperta, quando fino a qualche giorno fa poltriva su letti e divani, con il telecomando in una mano e il cellulare in un’altra.

I più giovani, di solito rimbambiti e attratti esclusivamente dagli schermi di smartphone e tablet, smaniano dalla voglia di uscire, di aggregarsi, finendo per scontrarsi con chi vuol fare rispettare la legge.

C’è chi va al supermercato a comprare una bottiglia di latte o un chilo di pane. Ogni santo giorno. E ci si infetta, e ci si ammala.

E aumenta il peso delle responsabilità sulle spalle di medici, infermieri e OSS.

Tante, tantissime sono state le dimostrazioni di affetto nei confronti degli operatori sanitari, fatti dono di cibo, acqua e protezioni.

Gli striscioni degli ultras, le raccolte fondi di giovani e anziani, vip e meno noti.

Milioni di euro per sostenere gli ospedali italiani, a cui lo Stato, negli anni, ha tolto fondi, uomini e mezzi per fronteggiare emergenze come queste.

Tutti hanno mostrato vicinanza. Tutti. Anche lo Stato lo ha fatto. Con un caffè e un cornetto al giorno.

Non è un discorso di soldi, ma di rispetto.

Più che un premio è una presa in giro. Tre euro al giorno: tanto vale la vita di un eroe.

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