Traffico di droga tra Salerno e Avellino: 5 indagati in silenzio davanti al gip

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere cinque componenti della banda accusata di traffico di droga nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Salerno, condotta da Scico e Guardia di Finanza. Durante gli interrogatori di garanzia g indagati raggiunti dall’ordinanza di misura cautelare hanno scelto si restare silenzio, così come Mario D’Angelo, anche lui irpino e considerato dagli inquirenti il capo dell’organizzazione criminale.

 

Tra questi anche Gianluca Alfieri, tra i sette irpini finiti in manette, lo scorso 6 maggio, durante il blitz antidroga tra Salerno e Avellino, è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, avvenuto stamattina, davanti al gip del tribunale di Salerno.Secondo la ricostruzione dei militari della guardia di finanza di Salerno, il venticinquenne di Serino avrebbe effettuato la consegna, pattuita tre giorni prima, tra i vertici del sodalizio e un 53enne esponente di spicco dello spaccio in Irpinia, di ben sedici chili di hashish, divisi in 167 panetti da Santa Lucia di Serino e che arrivati ad Altavilla irpina, nello stesso giorno della consegna sarebbero tornati di nuovo indietro. Ma il 25enne, residente a Serino, difeso dal penalista Generoso Pagliarulo, è balzato alle cronache nazionali e giudiziarie perché amministratore unico del gruppo Alfieri svp, con sede in via Montenapoleone a Milano. La società, capace di movimentare milioni nonostante non avesse neanche un dipendente, dalla quale il Brescia e il Trapani hanno acquistato crediti di imposta per pagare i contributi previdenziali. Operazioni più che dubbie per la Procura di Brescia, che lo scorso anno aprì una inchiesta. Mentre, sul fronte sportivo, questa situazione ha portato a penalizzazioni che hanno causato retrocessioni o fallimenti, come nel caso del club presieduto da Cellino. All’interno del gruppo dedito al narcotraffico. Alfieri aveva un ruolo ben definito. Si sarebbe occupato della situazione contabile, in particolare dei crediti vantati dall’associazione criminale nei confronti degli acquirenti. I proventi di queste operazioni erano conservati dal giovane nella propria abitazione. In sostanza, anche nel commercio di droga avrebbe svolto un ruolo prettamente finanziario.

 

Come nel caso dei crediti di imposta venduti a società calcistica. Dove, a Brescia, è già iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di autoriciclaggio. Alfieri, difeso dall’avvocato Generoso Pagliarulo, che ha la terza media e vive con i genitori, è anche amministratore di un’altra società: la Stellato srl. Che ha sede nello stesso palazzo milanese del gruppo Alfieri, nonostante il portiere dello stabile non l’abbia mai visto, costituita con atto notarile ad Avellino e con un capitale è di 700mila euro. Ma risulta inattiva.

 

Proprio nello stesso studio notarile del capoluogo irpino, i militari del nucleo economico -finanziario delle fiamme gialle, nei mesi scorsi si erano recati per acquisire documenti relativi alla costituzione delle società guidate da Alfieri, in relazione alla vicenda che ha visto coinvolte le squadre di calcio. Il Brescia avrebbe pagato circa 1,5 milioni di euro al Gruppo Alfieri in cambio di 2 milioni di crediti fiscali per saldare le tasse, mentre il Trapani ha versato alla società del 25enne irpino, 267mila euro. Secondo le indagini, effettuate dagli uomini della guardia di finanza, i bonifici effettuati dalle due società, sarebbero stati dirottati su conti collegati a società di criptovalute.

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