Il “renziano” D’Agostino vede un’Irpinia che cresce: ma i dati sono disastrosi

Gianfranco Rotondi - centrodestra - Angelo D'Agostino

E’ iniziata nel peggiore dei modi la campagna elettorale per il centrodestra con una levata di scudi generale contro le liste presentate dai vertici.

I nomi paracadutati a caso da Calabria e Lazio, la scelta di estromettere dai giochi molti esponenti locali di spicco, la spy story che ha coinvolto Nunzia De Girolamo a cui hanno negato la posizione blindata nel proporzionale Irpinia-Sannio, contravvenendo agli ordini di Berlusconi, sono gli apici negativi di un suicidio politico alimentato dagli spifferi di diffidenza che arrivano dagli alleati (Lega) e dalle tensioni interne a Fratelli D’Italia.

La scelta di Alessandrina (Sandra) Lonardo coniugata Mastella e di Claudio Lotito, richiesti di votare per conto di Forza Italia, provoca l’orticaria ai simpatizzanti irpini che guardano verso altre liste. Un avellinese doc come Gianfranco Rotondi, invece, è stato dirottato in Abruzzo ma in Irpinia avrebbe portato sicuramente maggiore giovamento al partito di Berlusconi.

C’è chi dice che Rotondi – resosi conto della situazione difficile e rischiosa creatasi in Irpinia – abbia scelto di emigrare, come tanti giovani della sua terra, per ottenere la rielezione sicura.

Non se la passa meglio il centrosinistra con il caos sulle liste che ha lasciato strascichi amari negli iscritti del Partito Democratico.

Il Pd provinciale è stato completamente azzerato da Renzi, con le chiavi del partito in mano al sannita Del Basso De Caro, ed i due collegi della Camera affidati ai due alleati con partiti da “zero virgola qualcosa” a livello nazionale.

Se era scontata la candidatura di Giuseppe De Mita in Altirpinia, non lo era quella di Angelo D’Agostino nel Collegio di Avellino, dopo che lo stesso ex deputato di Scelta Civica aveva flirtato (indiscrezione mai smentita) con Forza Italia per il ruolo di rappresentante dell’Uninominale Senato.

Il deputato di Montefalcione, in questi 5 anni di legislatura, è stato il più renziano dei renziani  ed è stato,giustamente, premiato. Ha votato di tutto: dal job’s act, il provvedimento che ha precarizzato ancora di più il mondo del lavoro con una disoccupazione giovanile che rimane una delle più alte d’Europa, allo Sblocca Italia, osteggiato da ambientalisti e pezzi importanti di territorio.

“Avanti insieme per un’Irpinia che cresce” è il motto di D’Agostino per questa campagna elettorale ma i dati sono sconfortanti: l’Irpinia è la provincia d’Italia con il Pil più basso, il 2017 ha confermato la voragine della disoccupazione, soprattutto giovanile, e della fuga dei cervelli, ma anche il peggioramento della qualità’ tra gli anziani, l’andamento altalenante delle fabbriche locali e l’agonia delle grandi aziende pubbliche dei servizi.

In termini di occupazione, Jobs Act e “Garanzia Giovani” hanno segnato il disastro con gli ormai storici 80.000 senza lavoro e la crescita esponenziale di Neet, cioè cittadini che non studiano e non lavorano.

A questo si aggiunge l’emergenza legata agli ultra cinquantenni espulsi dal ciclo produttivo.

Ad ottobre 2017, ultimi rilievi disponibili, la disoccupazione generale in provincia di Avellino è ferma al 15,5 % mentre è al 53,9% quella giovanile.

Inoltre duemila irpini, secondo le stime della fondazione “Italiani nel mondo”, andrebbero via mediamente ogni anno per cercare, quantomeno, una traccia di futuro.

Industria Italiana Autobus e Fca sono l’emblema delle promesse mancate del Governo di Centrosinistra: l’ex Irisbus di Valle Ufita, che ha assorbito al momento solo una cinquantina dei 300 lavoratori complessivi, ha sfornato la miseria di 35 bus.

La Fca di Pratola Serra resta sul filo del contratto di solidarietà. D’altra parte, se si esulta per la Ferrovia turistica Avellino-Rocchetta, è tutto dire.

“Cinque anni di battaglie, molte delle quali le abbiamo vinte: insieme siamo riusciti a far ripartire un Paese gravemente provato dalla crisi e un Mezzogiorno che sembrava condannato a essere per sempre il fanalino di coda dell’Italia”, scrive D’Agostino, reduce dal mandato parlamentare, eletto con Scelta Civica di Monti, ovvero il governo della Legge Fornero  che fa venire l’orticaria ai lavoratori costretti ad ammuffire sui posti di lavoro fino a 67 anni e 7 mese, ed ai giovani di avere poche speranze di occupazione, in ssenza di un ricambio generazionale.

 

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