Referendum sulla Giustizia. Per il Si interviene il prof. D’Oria.

L’intervento di Filippo D’Oria, Professore emerito Università Federico II di Napoli, grecista insigne e paleografo.

Voglio entrare subito in medias res, e alle vestali immobili e imperturbabili della nostra ineffabile Costituzione mi permetto di dire: andate a leggere il primo e il secondo testo della legge oggetto del voto referendario e portate alla mia agognata considerazione le modifiche intervenute che abbiano stravolto o tradito lo spirito dei padri costituenti.
Con la separazione delle carriere, e la previsione di due CSM che ne consegue, si porta a compimento il processo riformatore teso a realizzare il cd giusto processo come contemplato nella nuova previsione dell’ art.111 della Costituzione, già riformata al riguardo nel 1999. Il processo giusto ed equo si deve svolgere pubblicamente nel contraddittorio delle parti in condizioni di parità, al fine di pervenire alla formazione della prova davanti a un giudice terzo e imparziale, ovvero effettivamente indipendente sia dall’accusa che dalla difesa.
Perché mai un semplice cittadino, privo delle nozioni giuridiche, dovrebbe preoccuparsi di manifestare il proprio consenso votando Sì al quesito referendario? Perché se è vero che la legge dal punto di vista formale è uguale per tutti, è altrettanto vero , e forse anche più urgente e vitale , il principio che la giustizia in senso sostanziale sia uguale per tutti.
Già nella metà del 1700 un grandissimo giurista meridionale Francesco Mario Pagano, protagonista della rivoluzione napoletana del 1799 e autore di quella Costituzione, sosteneva nei Saggi Politici e nelle Considerazioni sul processo criminale che le leggi devono essere chiare, semplici comprensibili a ogni cittadino per scongiurare arbitrarie interpretazioni da parte di ” un giudice deferente” e individuava, come corollario, nel giusto processo criminale il pilastro fondamentale della civiltà giuridica di un Paese. Per questo occorreva allora e occorre adesso porre le basi per rendere effettiva e sostanziale la terzietà del magistrato giudicante, ovvero la sua assoluta imparzialità e distanza rispetto alle altri parti del processo, ossia il pubblico ministero e l’ imputato.
In altri termini il comune cittadino, che per sua disavventura dovesse incorrere nelle trame di un processo , non dovrebbe mai affidare le sue sorti alla speranza di trovarsi al cospetto della amabilità e serenità del giudice di turno, ma essere certo che ci siano a sua tutela garanzie giuridiche obbiettive e di carattere istituzionale. Di qui la necessità della separazione non solo delle funzioni ma anche delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Il sorteggio è un’ ulteriore garanzia che le due figure, quella del giudice e quella del Pm , oggi ancora appartenenti alla stessa carriera, consapevolmente o meno, possano essere tentati da commistioni o connivenze che si risolvono in danno del cittadino accusato, che ha diritto costituzionale a essere giudicato da un giudice terzo e imparziale, che tale sia e che tale appaia. Quindi un giusto processo, lineare e rigoroso, sottratto a ogni arbitraria confusione dei ruoli, è un presidio di civiltà giuridica e anche un fondamento di buon senso di giustizia corrente. E come tale deve essere percepito dai cittadini, soprattutto quelli comuni, i più indifesi dal punto di vista sociale ed economico. Aggiungo che il giusto processo serve soprattutto al cittadino comune, all’uomo semplice, sprovvisto di nozioni tecniche e di risorse economiche, a differenza dei cittadini abbienti e potenti che hanno sempre gli strumenti per affrontare i travagli di un processo che può portare, e spesso porta, alla sua rovina psicologica ed economica. A questi cittadini, in particolare, come ai giovani rivolgo l’appello ad andare a votare, a non cadere nella trappola della menzogna e delle malversazioni manichee e farisaiche di sinistri sacerdoti del processo inquisitorio.
Ai cittadini comuni e ai giovani soprattutto mi rivolgo. Non credete al richiamo delle pulsioni giustizialiste di chi, ancora oggi dopo 2000 anni, strepita ” Tolle tolle, crucifige!”.

 

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