Si è tenuta questa mattina, nella Sala Blu del Carcere Borbonico di Avellino, la Giornata Nazionale Antiracket e Antiusura, un appuntamento dedicato alla memoria di Libero Grassi, simbolo del coraggio civile contro le estorsioni mafiose. Un momento di riflessione e denuncia che ha visto la partecipazione di istituzioni, associazioni, imprenditori e studenti, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su un fenomeno che, come emerso chiaramente dal dibattito, continua a rappresentare una minaccia concreta per il tessuto economico e sociale del territorio.
Ad aprire il confronto , moderato dal direttore del Corriere dell’ Irpinia, Gianni Festa,è stata la denuncia netta di Domenico Capossela, presidente di SOS Impresa Avellino, che non ha usato mezzi termini nel descrivere lo stato attuale dell’imprenditoria locale:
Capossela ha ricordato il significato profondo della giornata, legata alla lettera pubblicata da Libero Grassi sul Giornale di Sicilia, con cui l’imprenditore palermitano dichiarò apertamente: “Caro estorsore, io non ti pago”. “È doveroso celebrare questa giornata – ha spiegato – non solo come ricorrenza simbolica, ma come momento di impegno concreto contro racket e usura. Purtroppo, la situazione in provincia di Avellino non sta migliorando”.
Un dato che preoccupa riguarda proprio l’evoluzione del fenomeno nel tempo. “La nostra associazione compie 16 anni di attività – ha aggiunto – e quando nacque non si registravano gli eventi criminosi che oggi, invece, si verificano con maggiore frequenza”. Secondo Capossela, è cambiato soprattutto l’atteggiamento degli imprenditori: “Un tempo, se un estorsore entrava in un bar e chiedeva il pizzo, veniva accompagnato alla porta e denunciato subito. Oggi questa mentalità di legalità sta perdendo colpi”.
A destare allarme è anche la crescente sudditanza di una parte dell’imprenditoria irpina nei confronti di una criminalità che, spesso, “viene da fuori”. Non aumenta, infatti, il numero di imprenditori che chiedono aiuto: “Non sono di più quelli che si rivolgono a noi, sono sempre gli stessi. Spesso siamo noi a intercettarli, a ‘pizzicarli’. C’è paura della denuncia e, soprattutto, manca la fiducia nello Stato”. Una sfiducia che Capossela ha definito infondata, ribadendo con forza la necessità di denunciare: “Si è timorosi che lo Stato non ti tuteli, ma lo Stato lo fa. Bisogna denunciare senza avere paura”.
Accanto alla voce delle associazioni, quella delle istituzioni. La Commissaria prefettizia del Comune di Avellino, Giuliana Perrotta, ha sottolineato il valore della presenza dell’ente comunale in iniziative come questa: “La lotta contro racket, usura ed estorsioni non può essere affidata solo alla repressione. Deve essere anche una battaglia culturale, una riaffermazione della legalità”. Perrotta ha ricordato l’adesione recente del Comune al protocollo di SOS Impresa, evidenziando però come questo sia solo un primo passo: “È necessario costruire una rete tra comunità, associazioni imprenditoriali e istituzioni. Solo così possiamo rendere efficace la prevenzione e la repressione del fenomeno”.
Un passaggio significativo è stato dedicato ai giovani e al mondo della scuola, presenti all’incontro: “Mi fa piacere la partecipazione degli studenti, perché è anche a loro che dobbiamo rivolgerci. Come diceva Borsellino, la lotta alla mafia è prima di tutto un’affermazione della legalità sul piano culturale”.
moderare i lavori il direttore del Corriere dell’Irpinia, Gianni Festa, che ha guidato il dibattito evidenziando come racket e usura rappresentino ancora oggi un freno allo sviluppo sano dell’Irpinia e una minaccia concreta alla libertà d’impresa, richiamando la necessità di non abbassare la soglia dell’attenzione.
Nel suo intervento, il commissario straordinario al Comune di Avellino, il prefetto Giuliana Perrotta, ha ricordato che l’amministrazione comunale ha già approvato un protocollo per la costruzione di una rete territoriale di contrasto. E ha sottolineato che racket e usura non possono essere considerati esclusivamente fenomeni criminali da affidare alle sole forze di polizia, ma problemi sociali.
Il Prefetto ha richiamato le parole di Giovanni Falcone: “Tutti i fenomeni umani hanno un inizio e una fine, a condizione che vengano sostenuti e accompagnati da un impegno costante della società civile”. Ha rievocato poi la lettera pubblicata da Grassi, che diede origine a una rete di imprenditori coraggiosi, sottolineando però come quella rete di protezione, nel tempo, si sia allentata, lasciando Grassi solo fino al suo assassinio.
“Non abbiamo bisogno di eroi – ha affermato – ma di persone normali che decidano insieme di rifiutare un’oppressione che limita la libertà”. Da qui l’appello a una battaglia collettiva che coinvolga associazioni imprenditoriali, banche, istituzioni e cittadini, affinché nessun imprenditore sia costretto a rivolgersi ai cosiddetti “cravattari”. La legalità, ha concluso, va affermata in ogni momento della vita quotidiana, e la denuncia è l’unico strumento che consente alle forze dell’ordine di intervenire contro fenomeni per loro natura occulti.
Il Questore Pasquale Picone ha spiegato che la città di Avellino non è mai stata esente dai fenomeni criminali: la presenza di clan camorristici, dai Cava ai Graziano, ha segnato anche il capoluogo irpino, prima ancora dei Genovese. Ha sottolineato che la criminalità ha nomi e cognomi e che raccontare i fatti è fondamentale, ringraziando la Procura di Avellino per aver sempre consentito una comunicazione trasparente.
Ha ricordato il periodo traumatico degli anni Novanta ad Avellino, segnato da attentati, bombe e omicidi, e l’importante contributo investigativo di tutte le forze dell’ordine che ha portato alla condanna di numerosi esponenti criminali. Ha ricordato l’omicidio di Modestino Corrado, che alimentò paura e silenzio tra i commercianti. Un clima che oggi appare in parte superato, ma che richiede vigilanza continua.
Il Questore ha rivolto un invito ai commercianti e alle associazioni di categoria: “Noi ci siamo, rivolgetevi alle forze dell’ordine. Possiamo intervenire anche senza una denuncia formale: l’importante è conoscere i fatti”.
Il Colonnello dei Carabinieri Angelo Zito ha ribadito come le attività criminali, attraverso il pizzo, limitino la libertà di chi fa impresa e sfruttino il lavoro altrui per trarne profitto. Zito si è soffermato sulla lettera di Grassi pubblicata il 10 gennaio 1991, “in un contesto storico dominato dalla mafia palermitana, prima delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Un gesto di coraggio compiuto in solitudine, pagato con la vita, che ha però dato origine al movimento associativo antiracket, di cui SOS Impresa è oggi erede”.
“Oggi il paradigma è cambiato – ha spiegato – chi ha la schiena dritta difficilmente viene avvicinato dai malavitosi. Il problema resta chi non denuncia». Da qui l’appello al ruolo fondamentale di associazioni, scuole e istituzioni, ribadendo che denunciare è la via più sicura per proteggersi: «Devono essere i mafiosi ad avere paura”.
L’avvocata Rosaria Vietri, specializzata in reati estorsivi, ha sottolineato che non esistono scorciatoie nella vita e nella legalità, ma solo percorsi che richiedono fatica, impegno e forza interiore, richiamando anche il valore imprescindibile della comunicazione e della sensibilizzazione culturale.
E poi la testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle l’usura: Franco Palladino, imprenditore di Lacedonia, ha raccontato il suo dramma personale iniziato con un debito di 70mila euro chiesto ad un amico. Palladino gli ha restituito un milione. Ad un certo punto ha detto basta, ha denunciato e, lasciato solo da amici e parenti, ha trovato il sostegno di SOS Impresa e dello Stato: “Aver trovato la forza di denunciare e di affidarmi a qualcuno capace di sostenermi e accompagnarmi: questo è ciò che è accaduto a me. Ho trovato la determinazione di denunciare quando, ormai, ero giunto all’estremo limite. Davvero, l’ho toccato: o mettevo fine alla mia vita, soffocato dai debiti e da tutto ciò che subivo ogni giorno, oppure decidevo di lottare. Ma, per farlo, bisogna trovare un’ancora, un punto di riferimento, qualcuno che tenda la mano e sappia ascoltare. Nonostante tutto ciò che ho subito e pur riconoscendo il sostegno dell’associazione SOS Impresa Avellino, cosa raccomanderei a un imprenditore nella mia stessa situazione? Denunciare. Senza esitazione. E rivolgersi a un’associazione che sappia accompagnarlo. Perché la vera piaga, poi, sono le aste giudiziarie: chi vanta crediti nei nostri riguardi gode di diritti, ma anche noi ne abbiamo, giacché abbiamo dimostrato chi ci ha rovinato, e per quale motivo”.
Infine sono stati premiati gli studenti che hanno partecipato al concorso “Noi contro usura e racket”, con elaborati, fumetti e cortometraggi. Per la sezione fumetti è stata premiata la classe IV C del Liceo Scientifico De Caprariis; per il cortometraggio la classe III E dell’Istituto Guido Dorso di Mercogliano e la II E del Virgilio Marone. Premio speciale a Marco Coraggio per la sua canzone contro l’usura e il racket.

