La cultura come infrastruttura civile, non come ornamento da campagna elettorale. Nello Pizza prova a spostare il confronto per le comunali di Avellino su uno dei terreni più delicati per il futuro del capoluogo: la capacità della città di tornare a produrre idee, formazione, partecipazione e lavoro attorno ai suoi luoghi simbolo.
Il candidato sindaco del campo largo mette al centro del programma una visione precisa: superare la stagione degli eventi isolati, spesso legati più alla contingenza che a una strategia, per costruire una programmazione culturale stabile. Non una somma di appuntamenti, ma una rete di spazi, competenze e soggetti in grado di dare continuità alla vita pubblica della città.
“Avellino deve tornare ad identificarsi come città della cultura”, afferma Pizza, indicando nella valorizzazione del patrimonio comunale uno degli assi della sua proposta amministrativa. Il messaggio è politico prima ancora che culturale: il capoluogo, secondo il candidato, non può accontentarsi di inseguire iniziative episodiche, ma deve riconquistare un ruolo nei circuiti regionali e nazionali dell’arte, della musica, del cinema e della letteratura.
Una rete per uscire dall’improvvisazione
Il progetto parte dal Teatro Comunale Carlo Gesualdo, che nelle intenzioni del campo largo dovrebbe tornare ad essere il cuore della programmazione artistica cittadina. Non soltanto luogo di spettacoli, ma presidio permanente di formazione e produzione culturale. Da qui l’idea di una Scuola dei Mestieri dello Spettacolo, pensata per offrire opportunità concrete ai giovani e per legare il teatro non solo alla fruizione, ma anche alla crescita professionale.
Accanto al Gesualdo, Pizza immagina un ruolo centrale per l’ex Gil, da trasformare in una vera Casa del Cinema e dell’audiovisivo, con festival, laboratori, attività formative e percorsi di avvicinamento alle professioni creative. Il riferimento non è casuale: Avellino possiede una tradizione cinematografica importante, segnata dall’esperienza del Laceno d’Oro e dall’eredità culturale di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio.
Proprio il rapporto con il Laceno d’Oro diventa uno dei passaggi più significativi della proposta. Per Pizza, il Comune dovrà sostenere in modo più convinto il lavoro del Circolo ImmaginAzione, che negli anni ha garantito continuità a un festival riconosciuto ben oltre i confini provinciali. L’ex Eliseo, oggi indicato come Casa del Cinema ma spesso percepito come uno spazio non pienamente vissuto, viene definito dal candidato una base da cui ripartire, a patto che venga davvero aperto alla città.
L’Antica Dogana come simbolo da riaccendere
Nel disegno del campo largo c’è anche l’Antica Dogana, uno dei luoghi più identitari del centro storico. Per Pizza non deve restare soltanto un monumento evocato nei discorsi pubblici, ma diventare un contenitore vivo, capace di ospitare mostre, incontri, attività culturali e iniziative legate alla memoria urbana.
L’obiettivo dichiarato è restituire l’edificio alla comunità attraverso una programmazione stabile. Ma la proposta va oltre la semplice destinazione culturale. Pizza parla di un hub di innovazione sociale, lavoro e facilitazione territoriale, in grado di mettere in relazione istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. Una funzione che dovrebbe sostenere percorsi di lavoro autonomo, creazione d’impresa e sviluppo professionale, con particolare attenzione a giovani e donne.
In questa prospettiva, il candidato chiama in causa anche una collaborazione istituzionale più stretta con Provincia e Regione Campania. È un passaggio non secondario, perché lega la rigenerazione degli spazi alla capacità amministrativa di intercettare fondi, costruire progetti credibili e rendere sostenibile nel tempo la gestione dei contenitori pubblici.
Il sostegno politico del campo largo
Sul piano politico, la proposta culturale di Pizza arriva mentre il campo largo prova a mostrarsi compatto nella fase decisiva della campagna elettorale. A sostegno del candidato sindaco si è espresso anche Enzo Alaia, esponente riformista vicino all’area renziana, che ha rivendicato la scelta di sostenere la coalizione.
Alaia parla di una squadra ampia, composta da professionisti, operai e rappresentanti di diverse fasce sociali. Il suo ragionamento punta a rafforzare l’immagine di un campo largo non ridotto a sommatoria di sigle, ma costruito attorno a una proposta amministrativa condivisa. “Siamo convinti di poter dare una mano forte al campo largo e a Nello Pizza”, è la linea espressa dal consigliere regionale, che dice di avvertire una sensazione positiva nel rapporto con cittadini ed elettori.
Anche Maurizio Petracca, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, ha insistito sulla necessità di una campagna elettorale fatta di momenti di condivisione tra liste, candidati e riferimenti politici della coalizione. La presentazione del progetto per il capoluogo diventa così anche un test di tenuta per un’alleanza che ad Avellino punta a presentarsi come alternativa di governo.
La partita parallela della Provincia
Dentro la campagna comunale si muove però anche il tema della Provincia di Avellino, che resta una delle questioni più sensibili nei rapporti tra le forze politiche irpine. Alaia ha spiegato di aver rivolto un appello agli amministratori, sostenendo che, trattandosi di un ente di secondo livello, i protagonisti della scelta dovrebbero essere proprio sindaci e consiglieri comunali.
L’ipotesi auspicata è quella di un candidato unitario capace di offrire un riferimento comune agli amministratori irpini. Sul nome di Iacono, indicato tra i possibili profili in campo, Alaia resta prudente e non chiude ad altre soluzioni. Il messaggio è chiaro: la partita di Palazzo Caracciolo non deve indebolire il percorso avviato per il Comune capoluogo.
Più netto il giudizio politico che arriva dall’area democratica, dove Petracca ha richiamato la necessità di superare una gestione percepita come troppo accentrata. La critica riguarda gli effetti di una legge nata come temporanea, che avrebbe dovuto anticipare una riforma più complessiva delle Province, ma che nei fatti ha spesso consegnato un peso eccessivo alla figura del presidente. Per il campo largo, il governo dell’ente provinciale dovrebbe tornare ad essere espressione reale degli amministratori del territorio, non terreno di solitudini decisionali.
La cultura come terreno identitario
Nel programma di Pizza, la cultura diventa dunque anche una risposta alla crisi di identità del capoluogo. Avellino ha luoghi riconoscibili, una storia urbana stratificata, istituzioni formative come il Conservatorio Domenico Cimarosa, esperienze consolidate nel cinema e nel teatro. Ma secondo il candidato manca una regia pubblica capace di tenere insieme tutto questo.
Da qui l’idea di una città che non consumi cultura in modo occasionale, ma la produca. Concerti, musica classica, festival, laboratori, attività per i giovani, percorsi professionali, spazi aperti alle associazioni e alle imprese creative: il disegno punta a trasformare i contenitori in strumenti di sviluppo.
Il riferimento alle nuove generazioni è costante. Pizza sostiene che investire in cultura significhi consegnare spazi ai giovani, permettere loro di esprimere talento e creatività, trattenere energie che troppo spesso lasciano la città. È anche un richiamo al tema dell’“emergenza cultura” evocato dal vescovo Arturo Aiello, che il candidato assume come stimolo per costruire una politica capace di tenere insieme tradizione e innovazione.
Una sfida amministrativa concreta
La parte più difficile, se il campo largo dovesse vincere, sarà trasformare questa visione in atti amministrativi. Aprire contenitori, garantire manutenzione, costruire calendari credibili, selezionare progetti con criteri trasparenti, evitare sovrapposizioni e rendere continuativa la collaborazione con operatori culturali e associazioni richiederà una macchina comunale efficiente.
È qui che la proposta di Pizza dovrà misurarsi con la realtà. La cultura può diventare leva economica e sociale solo se sostenuta da programmazione, fondi, professionalità e partecipazione. Senza questi elementi, anche i luoghi più prestigiosi rischiano di restare scenografie intermittenti.
La scommessa del candidato del campo largo è quindi chiara: usare la cultura per ricostruire un’idea di città. Non soltanto per riempire un cartellone, ma per restituire ad Avellino un ruolo, una voce e una prospettiva.





