Pen drive obsolete e società a ‘Gotham City’, tre irpini arrestati per la frode da 300milioni

Tre imprenditori irpini sono stati arrestati nell’ambito di una maxi frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza di Varese. 300 milioni di euro di imponibile, 60 milioni di iva evasa e 25 milioni di imposte sui redditi sottratte al fisco. In carcere è finito Guido Coletta, 38 anni di Cervinara, Guido Troncone, 46 anni residente in Austria, Ciro Troncone, 45 anni di Avelllino. Un quarto uomo di origine irpina ma residente a Lugano è stato denunciato.

L’operazione delle fiamme gialle ha portato all’arresto di 17 persone responsabili, secondo l’accusa, di una frode fiscale internazionale da 300 milioni di euro. Nell’indagine sono entrate una settantina di società con sede in tutta Italia e all’estero, in particolare in Svizzera, Spagna, Austria, Slovacchia e Malta. La merce (pen drive di una marca sconosciuta, con tecnologia superata e fatturate ad un prezzo fuori mercato) è entrata e uscita dall’Italia, passando da un’azienda all’altra anche più di cinque volte. Tra i fornitori coinvolti, c’era chi su Internet aveva indicato come sede «Gotham City», la città immaginaria di Batman. 

Gli indagati sono in tutto 35, accusati a vario titolo di reati fiscali e tributari. L’organizzazione aveva una struttura piramidale, con quattro persone al vertice, una ventina di amministratori delle società intermedie, create per fare da filtro e rendere più difficili gli accertamenti e infine 13 «teste di legno», individui pagati fino a 3mila euro al mese per fare da prestanome e intestarsi le società. Per questo ruolo, i responsabili della frode avevano individuato anche persone con problemi psichici o altri disturbi, ai quali veniva chiesto di firmare i documenti senza neppure sapere di cosa si trattasse. Il meccanismo di frode si basava su un vasto commercio di materiale informatico, elettrico ed elettronico – merci spesso obsolete e recuperate da fondi di magazzino – venduto all’estero e poi di nuovo in Italia passando per società «cartiere» concepite di fatto per «neutralizzare» ed evadere le imposte. Tra i soggetti coinvolti, alcuni detengono quote dall’1 al 3% di grandi società che commerciano materiale informatico, ma non ci sono indagati nell’ambito dei gruppi della grande distribuzione.

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