Montemiletto, baraonda in consiglio comunale: ecco come sono andate le cose

Era stato necessario l’intervento dei Carabinieri per rasserenare l’ambiente che si era creato, ieri, in seno al consiglio comunale di Montemiletto.

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Ma cosa era successo, realmente?

I Consiglieri comunali di Proposta Concreta, Simone D’Anna e Massimiliano Minichiello, hanno fatto pervenire la seguente nota.

In merito al Consiglio comunale convocato nella giornata di ieri, innanzitutto ci teniamo a chiarire che la nostra mozione riguarda la richiesta di “costituzione di parte civile del comune nei processi a carico di persone ritenute responsabili  di reati di maltrattamenti e uccisioni di animali”, al fine di dare risposta politica concreta ai recenti episodi di uccisione cruenta di cani avvenuti nel nostro paese.

Detto questo, và chiarito anche che il nostro Regolamento comunale prevede che le mozioni presentate dai  Consiglieri vanno inserite all’ordine del giorno del primo Consiglio comunale utile e comunque entro trenta giorni dalla loro presentazione.

Il nostro Sindaco, invece, senza alcun valido motivo, non solo non ne ha tenuto conto convocando nel frattempo ben due consigli comunali, ma ha fatto anche trascorrere i trenta giorni previsti costringendoci di fatto a chiedere l’intervento del Prefetto.

Alla fine si è deciso a convocare il Consiglio comunale anche se con una forma alquanto inconsueta per argomenti del genere, e cioè in seduta straordinaria e urgente, senza neanche prevedere una seconda convocazione, bensì una sola.

Dopo questa necessaria premessa, andiamo ai fatti.

Il Consiglio si riunisce regolarmente alle 16,37, con sei Consiglieri comunali presenti, sia di maggioranza, che di minoranza, la Segretaria legge l’appello e il Sindaco, nello stupore dei presenti dichiara immediatamente la seduta “deserta” per mancanza del numero legale, abbandona la Sala consiliare e scappa via velocemente rifiutandosi di fornire qualunque tipo di chiarimento.

A quel punto abbiamo chiesto l’assistenza della Segretaria comunale la quale ha inspiegabilmente avvallato la teoria del tutto infondata del Sindaco visto che il numero dei presenti era più che sufficiente per dare validità della seduta – vedi art. 22 Regolamente Comunale: 1/3 dei Consiglieri (4), oltre al Sindaco – allontanandosi anche lei precipitosamente.

Considerato l’abuso commesso dal Sindaco, nonché Presidente del Consiglio comunale, sostenuto ingiustificatamente dalla Segretaria, ci siamo visti costretti a chiedere l’intervento dei Carabinieri e quello del Prefetto, oltre  alla presenza degli organi di stampa.

Dopo una lunga consultazione tra la Prefettura e la Segretaria, a distanza di oltre due ore, resesi conto della pessima figuraccia, il Sindaco ci ha chiesto di ritornare nella Sala Consiliare per la votazione, in maniera del tutto irrituale, scambiando le regole e il rispetto per il Consiglio comunale per sorta di partita di briscola, invocando perfino l’ausilio delle forze dell’ordine, che avevamo chiamato noi, rifacendosi al Regolamento comunale, che in quel momento, a nostro avviso, non era più valido e attuabile non essendo più in corso legalmente alcuna seduta consiliare (essendo stata dichiarata prima sciolta e deserta), arrivando perfino a chiedere, in modo pretestuoso, il nostro allontanamento dall’aula senza avere più il potere per poterlo fare.

Questi sono i fatti per come si sono svolti.

Dal punto di vista politico, invece, la nostra impressione è che è stato tutto mal pianificato e organizzato, vista la presenza tra il pubblico del vicesindaco e quella dell’assessore Giuseppina Meola che si era rinchiusa in una stanzetta, ma entrambi volutamente assenti in Consiglio. Ora, se il  Sindaco e l’Amministrazione vogliono dimostrarsi degni del ruolo che ricoprono, facciano ammenda del clamoroso errore, si presentino in aula, senza più giocare o fare teatrini, e si esprimano con il voto, sia esso favorevole o contrario, consentendo al Consiglio comunale di Montemiletto di poter dichiarare nella sede più appropriata la propria posizione che sia essa in difesa, o di condanna, come noi speriamo, nei confronti di chi commette violenza sugli animali.

 

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