Nella cornice solenne del Duomo di Avellino, si sono svolti i funerali di Giuseppe Gargani, storico esponente della Democrazia Cristiana, già sottosegretario alla Giustizia, parlamentare nazionale ed europeo, protagonista per oltre mezzo secolo della vita pubblica italiana.
La sua scomparsa, avvenuta mercoledì a Roma all’età di 91 anni, segna la fine di una stagione politica nella quale il servizio alle istituzioni rappresentava una vera e propria missione civile. Gargani è stato tra i più autorevoli interpreti della tradizione cattolico-democratica, distinguendosi per la competenza giuridica, la profondità culturale e una capacità di elaborazione politica che ne hanno fatto un punto di riferimento ben oltre i confini dell’Irpinia.
Alla celebrazione hanno partecipato numerose personalità del mondo politico e istituzionale. Tra gli altri erano presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’ex presidente della Regione Campania e attuale sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, il deputato e segretario regionale del Pd Piero De Luca, Ortensio Zecchino, Ettore Zecchino, consigliere regionale, Giuseppe De Mita, Lello De Stefano, Cosimo Sibilia e Dino Preziosi. In prima fila i figli di Gargani, Alessandro ed Elena, insieme ai nipoti e ai familiari.
Una figura di rilievo nazionale ed europeo
Avvocato, studioso del diritto e uomo delle istituzioni, Giuseppe Gargani ha attraversato alcune delle fasi più significative della storia repubblicana. Dalla lunga esperienza parlamentare ai ruoli di governo, fino all’attività nel Parlamento europeo, ha sempre interpretato la politica come strumento di costruzione democratica e di promozione del bene comune.
Pur operando nei più importanti centri decisionali del Paese e dell’Europa, non ha mai reciso il legame con la sua terra. Al contrario, ha fatto dell’Irpinia una delle chiavi della propria azione pubblica, portandone istanze, esigenze e potenzialità all’attenzione delle istituzioni nazionali e comunitarie.
La sua era una visione che univa radicamento e apertura, identità e modernità, nella convinzione che i territori dovessero essere protagonisti dello sviluppo e non semplici destinatari delle politiche pubbliche.
L’omelia di don Pasquale: “Oggi salutiamo l’uomo”
Particolarmente toccante il ricordo affidato da don Pasquale durante la celebrazione funebre.
«Molti ricorderanno Peppino Gargani per gli incarichi istituzionali nazionali e internazionali, per la competenza politica e giuridica, ma oggi siamo qui non per ricordare l’uomo politico ma per salutare Giuseppe, l’uomo. Un uomo perbene, di fede, un gentiluomo, capace di unire, in un tempo in cui è facile dividere le persone. Lui cercava l’incontro».
Parole che hanno restituito il profilo più intimo di Gargani, al di là delle responsabilità pubbliche e dei prestigiosi incarichi ricoperti nel corso della sua lunga carriera.
Don Pasquale ha poi sottolineato il rapporto profondo che legava l’ex parlamentare alla sua terra d’origine.
«Gargani pur stando spesso lontano, a Roma, era vicino alla nostra terra, all’Irpinia, alle sue radici, alla memoria viva. Per Gargani la sua terra è stata la grammatica dell’anima».
Un legame che ha caratterizzato tutta la sua esperienza politica e istituzionale, rendendolo uno dei principali interpreti delle istanze del territorio irpino nei contesti nazionali ed europei.
Il ricordo di Piantedosi
Alla cerimonia ha preso parte anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ricordato con commozione il rapporto personale e umano costruito negli anni con Gargani.
«Gargani ha dimostrato un impegno politico e istituzionale instancabile, sostenuto da una grande cultura giuridica e politica di cui sono stato diretto testimone», ha dichiarato il titolare del Viminale.
Piantedosi ha inoltre sottolineato come i frequenti incontri romani fossero caratterizzati da un forte senso di appartenenza alla comune terra d’origine e da un costante confronto sui temi dello sviluppo del Mezzogiorno e dell’Irpinia.
Interpellato sulla lezione lasciata da Gargani, il ministro ha richiamato le parole della dottoressa Zecchino, evidenziando come l’intera esistenza dello statista sia stata dedicata non all’interesse personale ma a quello della comunità.
«La lezione è quella di avere dedicato un’intera vita non all’interesse proprio, ma all’interesse della propria comunità. Una comunità che lui ha fatto nascere, ha colto e ha saputo proporre all’attenzione del Paese e dell’intera Europa».

La presenza di Ortensio Zecchino
Tra le personalità presenti nel Duomo di Avellino anche Ortensio Zecchino, storico esponente della classe dirigente irpina, già ministro dell’Università e della Ricerca e figura di primo piano della cultura meridionalista.
La sua presenza ha assunto un significato particolarmente simbolico. Zecchino è infatti ricordato come uno dei cosiddetti “Magnifici Sette”, il gruppo di personalità irpine che, tra politica, istituzioni, università e professioni, contribuì a dare alla provincia di Avellino una straordinaria capacità di rappresentanza nazionale nel secondo dopoguerra.
L’incontro ideale tra Gargani e Zecchino, nel giorno dell’ultimo saluto, ha restituito l’immagine di una stagione irripetibile della vita pubblica irpina, caratterizzata da una classe dirigente che seppe coniugare competenza, studio e responsabilità istituzionale.

L’eredità morale e familiare
Nel corso dell’omelia, don Pasquale ha ricordato anche il valore umano di Gargani e il suo stile improntato all’equilibrio e al servizio.
«Nella vita pubblica, nella politica si possono avere appartenenze diverse ma ciò che conta è la capacità di spendersi oltre sé, non per gli applausi delle persone, ma per gli altri; ciò che conta è la capacità di dare senza nulla chiedere in cambio. È ciò che ha fatto Gargani. Ha dimostrato sempre equilibrio in ogni posizione, in ogni scelta fatta, all’insegna della fermezza e dell’umanità, di autorevolezza e ascolto».
Infine il sacerdote ha rivolto un pensiero alla dimensione familiare dell’uomo, ricordando il dolore vissuto dopo la recente scomparsa della moglie.
«Con la morte della sua amata moglie, poco tempo fa, qualcosa si è spezzato nella sua esistenza. Il riconoscimento più bello è quello che gli hanno fatto i figli: “Papà non era nostro ma di tutti”».
È probabilmente questo il tratto che meglio sintetizza il percorso umano e politico di Giuseppe Gargani. In un’epoca segnata da trasformazioni profonde della politica, egli ha continuato a rappresentare l’idea di un impegno fondato sulla preparazione, sulla serietà delle istituzioni e sulla centralità del servizio pubblico.
Con la sua scomparsa l’Irpinia perde uno dei suoi interpreti più autorevoli e l’Italia uno degli ultimi protagonisti di quella generazione di uomini delle istituzioni che hanno contribuito a consolidare la democrazia repubblicana e a rafforzare il ruolo del Paese in Europa.
Al termine della cerimonia la salma è stata accompagnata verso Morra De Sanctis, dove riposerà nel cimitero del paese.



