La ricostruzione infinita

A distanza di 41 anni dal terremoto l’Irpinia vive come il resto del mondo la più grande tragedia dal secondo dopoguerra. Basti pensare che nella sola Campania le vittime del covid sono già quasi il triplo rispetto a quelle che provocò il sisma del 1980. E’ complicato paragonare un evento che distrusse vite e beni di ogni tipo in pochi secondi con la tragedia attuale che si trascina da mesi, ma sul piano economico e politico è bene tenere a mente la lezione del passato per evitare di commettere vecchi errori. Certo, sbaglia chi ancora oggi considera la ricostruzione (peraltro non ancora terminata e non solo per mancanza di soldi) un totale fallimento. La provincia di Avellino oggi vanta un parco edilizio pubblico e privato che non è neanche paragonabile con quello che fu raso al suolo 41 anni fa. Avere consegnato case a migliaia di persone, ricostruendo per interno oltre cento comuni è una impresa vera e propria. Ed anche il processo di industrializzazione non può essere ridotto soltanto ad una grande truffa, perchè accanto a clamorosi fallimenti vi sono stati esempi positivi di imprese che hanno garantito sviluppo ed occupazione.
E’ innegabile tuttavia che nel dopoterremoto la provincia di Avellino fu destinataria (al pari di altri territori anche meno colpiti dal sisma) di una enorme quantità di soldi pubblici, che le classi dirigenti avrebbero potuto e dovuto spendere in maniera più efficiente, evitando lo spreco di miliardi di lire che poi andarono ad aggravare il nostro debito pubblico. Ed invece si moltiplicarono i casi di vere e proprie truffe relative alla ricostruzione privata (centinaia di tecnici compiacenti attestarono i crolli totali di fabbricati in realtà mai esistiti, per ottenere i finanziamenti), e alla industrializzazione, elargendo soldi a improvvisati e truffatori arrivati da ogni dove. Il tutto senza mai avere pensato a garantire alle giovani generazioni una formazione adeguata, soprattutto universitaria.
Spendere tanto non significa spendere bene, anzi. E’ una lezione più che mai attuale per la ricostruzione economica attuale che ci attende.

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