La Festa è finita

In attesa di vedere le sue due squadre del cuore primeggiare in classifica (a dire il vero una delle due rischia di non iscriversi neanche), Gianluca Festa deve fare i conti con la sua personale posizione nella graduatoria dei sindaci italiani: centesimo su centocinque. Se parlassimo di calcio e basket, Festa sarebbe ai play out col rischio di giocare il ritorno o l’eventuale bella fuori casa. Tra i sindaci campani Festa è penultimo, riesce a fare meno peggio soltanto di Luigi De Magistris ed è lontano parecchio dai suoi colleghi di Benevento, Salerno e Caserta. In pratica persi tre derby su quattro.
Se questa fosse una tornata elettorale di ballottaggio, Festa con il suo 41% perderebbe le elezioni, facendo segnare un meno 10% rispetto alla soglia del 51% con la quale venne eletto due anni fa. Per fortuna del sindaco i sondaggi non sono voti e chi oggi gongola per il suo virtuale insuccesso deve ricordare non soltanto la sua sconfitta nel 2019, ma anche l’incapacità di costruire in questi 24 mesi un minimo di alternativa.
Il sondaggio su Festa va analizzato senza estremismi: non è una rivincita elettorale, ma non sarebbe saggio da parte del sindaco fare finta di nulla sul fatto che sei avellinesi su dieci bocciano l’operato dell’Amministrazione. Le attenuanti per questi due anni di lavoro ci sono tutte, a cominciare dal Covid, ma è evidente che sino ad ora si sono visti tanti, troppi annunci che dopo avere suscitato ilarità e anche qualche imbarazzo, stanno generando frustrazione. Tanto per rimanere nel clima sportivo che tanto piace al sindaco Festa, i cittadini hanno sino ad ora creduto nella promessa di vittoria e di riscatto annunciata da un sindaco versione speaker accorrendo sugli spalti. Adesso è giunto il momento di iniziare a vedere la squadra giocare e mantenere le promesse. La festa, quella post elezioni, è davvero finita.

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