Isochimica, Rotondi: «Ora lo Stato chiuda la ferita»

La vicenda dell’Isochimica di Pianodardine continua a rappresentare una delle pagine più drammatiche della storia industriale irpina. A riportarla al centro del dibattito politico è stato l’intervento alla Camera dell’onorevole Gianfranco Rotondi, deputato di Fratelli d’Italia, che nelle scorse ore ha nuovamente sollecitato il Governo a intervenire sulla lunga battaglia giudiziaria e risarcitoria legata agli ex lavoratori esposti all’amianto.
Nel corso di un’intervista radiofonica, Rotondi ha richiamato le ultime sentenze che parlano apertamente di “strage di Stato”, chiarendo come quella definizione non sia una valutazione politica personale, ma un passaggio contenuto negli atti giudiziari maturati negli anni attorno alla tragedia dell’ex stabilimento di Avellino.
«La responsabilità dello Stato è stata riconosciuta in più sentenze», ha spiegato il parlamentare, sottolineando come il riferimento riguardi l’intero sistema pubblico dell’epoca, comprese le Ferrovie dello Stato, che affidavano le lavorazioni all’azienda di Elio Graziano.
La lunga battaglia degli ex operai
Rotondi ha ricordato come le conseguenze dell’esposizione all’amianto continuino ancora oggi a produrre morti e malattie tra gli ex dipendenti dell’Isochimica. Il numero delle vittime, infatti, è salito a 38.
Secondo il deputato irpino, la priorità resta quella di arrivare a una soluzione transattiva che possa garantire un ristoro economico ai lavoratori e alle famiglie senza attendere l’ennesimo passaggio giudiziario. Un percorso che, però, si è sempre arenato di fronte ai timori legati alle responsabilità amministrative e contabili di chi dovrebbe firmare l’accordo.
«Solo il Ministero dell’Economia può assumersi la responsabilità politica di indicare a Rfi una superiore ragione di Stato», ha spiegato Rotondi, evidenziando come la questione non divida il mondo politico irpino, compatto da anni nel chiedere una soluzione definitiva.
Il parlamentare ha poi ricordato il proprio impegno personale sulla vicenda, sostenendo di aver seguito il caso anche durante gli anni in cui non era eletto in Irpinia e rivendicando il finanziamento iniziale delle operazioni di bonifica quando sedeva al Governo.
Le omissioni e il peso delle sentenze
Sulle responsabilità istituzionali maturate negli anni Ottanta, Rotondi ha preferito mantenere una linea prudente, rimandando ogni valutazione definitiva alla magistratura. «Ci furono omissioni nei controlli», ha affermato, ricordando tuttavia come la vicenda coinvolga responsabilità complesse e diffuse.
Nel ragionamento del deputato rientra anche la figura dello stesso Elio Graziano, patron dell’Isochimica, morto a sua volta per una patologia collegata all’amianto. Un elemento che, secondo Rotondi, conferma la drammaticità di una tragedia che travolse operai, dirigenti e territorio.
La memoria e il futuro
Nel passaggio conclusivo dell’intervista, il deputato di Fratelli d’Italia ha rivolto un messaggio ai giovani e agli ex lavoratori, invitando a non disperdere la memoria di quanto accaduto nello stabilimento di Pianodardine.
Secondo Rotondi, oggi esiste una sensibilità ambientale molto più forte rispetto agli anni Ottanta, quando la pericolosità dell’amianto veniva spesso sottovalutata. Tuttavia il problema resta ancora aperto, anche alla luce della presenza di materiali contaminati in numerosi edifici pubblici e privati.
Da qui anche una riflessione sulla riqualificazione urbana e sul patrimonio edilizio delle città cresciute durante il boom edilizio del dopoguerra. Un tema che, a giudizio del parlamentare, sarebbe stato affrontato in modo distorto dal Superbonus 110%, misura che avrebbe finito per bloccare un confronto più ampio sulla sicurezza e sulla bonifica degli immobili

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