Arrivano 22 archiviazioni da parte del Tribunale di Avellino nell’ambito del filone bis dell’inchiesta Dolce Vita.
Il gip del Tribunale di Avellino Giulio Argenio, su richiesta della Procura di Avellino, ha firmato il decreto di archiviazione per dirigenti comunali, imprenditori, esponenti politici coinvolti nelle fasi dell’inchiesta e per cui dalle indagini non sono emersi elementi per raggiungere una eventuale condanna in giudizio.
“Nessun elemento sufficiente per formulare una ragionevole previsione di condanna nei confronti degli indagati che erano – scrive il gip – stati iscritti per aver presuntamente “agevolato o beneficiato di uno scambio di favori, ben articolato, che coinvolgeva in prima persona il sindaco di Avellino (Gianluca Festa), altri amministratori pubblici, nonché imprenditori locali compiacenti”.
Accuse archiviate per 22 indagati, tra cui l’ex sindaco Laura Nargi,il vicecomandante della polizia municipale Domenico Sullo, il segretario generale del Comune di Avellino Vincenzo Lissa e Gerardo Santoli amministratore della De Vizia Transfer e socio minore della Grande Srl.
«Per gli indagati- scrive il giudice per le indagini preliminari – non vi sono elementi sufficienti a corroborare le ipotesi accusatori e gli elementi raccolti e le anomalie riscontrate nei rapporti professionali e personali intercorrenti tra gli indagati e il primo cittadino (Gianluca Festa, ndr) e per formulare a carico degli indagati una ragionevole previsione di condanna».
Per Domenico Sullo, vicecomandante della Polizia Municipale, l’attenzione investigativa si era concentrata sulla partecipazione a commissioni di concorso e sulla predisposizione dei test. Secondo il GIP, questi elementi non “dimostrano un contributo consapevole a un eventuale programma criminoso. Non basta la presenza nei passaggi amministrativi per configurare una responsabilità penale“.
Analoga la valutazione per il segretario generale Vincenzo Lissa. Le indagini avevano evidenziato un “rapporto definito “forte” con il principale indagato, ma il giudice sottolinea l’assenza di riscontri oggettivi e univoci che attestino una partecipazione alle condotte contestate. Il legame personale o professionale, da solo, non integra il reato”.
Diversa, ma ugualmente ridimensionata, la posizione dell’ex vicesindaco Laura Nargi. Il suo nome compare in più episodi oggetto di intercettazione. Tuttavia, dalle conversazioni emerge che veniva informata dal sindaco su alcune questioni, senza assumere ruoli decisionali o operativi collegati alla realizzazione di ipotesi di reato. Il GIP definisce la sua figura “marginale” rispetto al quadro investigativo.
Archiviata anche la posizione per professionisti e imprenditori del territori, per cui il GIP riconosce l’esistenza di anomalie nei rapporti personali e professionali con il sindaco. Ma precisa che l’anomalia non coincide con la rilevanza penale. Gli elementi raccolti, nel loro complesso, non raggiungono la soglia necessaria per sostenere un’accusa in dibattimento.Con questo decreto si chiude una parte significativa dell’inchiesta. Non è una sentenza di assoluzione, ma una valutazione sul materiale probatorio disponibile. Il giudice, in sostanza, afferma che allo stato non ci sono basi sufficienti per andare a processo.
Nel filone bis della maxi inchiesta, tra le le ipotesi di reato formulate dalla procura, figuravano il falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale, corruzione nell’esercizio delle funzioni, turbata libertà degli incanti e nella scelta del contraente per vicende che non sono ancora note e sono soggette ad indagine. A marzo scorso il Tribunale di Avellino Giulio Argenio aveva rigettato la richiesta di proroga dei termini di indagini preliminari chiesta dalla Procura nei confronti di Gianluca Festa e altri diciassette indagati. Una decisione che è valsa come una vittoria per le difese, le cui istanze e memorie erano state accolte integralmente.

