Operazione Antimafia in Irpinia su un sistema di usura ed estorsione: applicata la misura cautelare in carcere per M.E., difeso dall’avvocato Gaetano Aufiero. L’uomo, considerato dalla DDA un componente del Nuovo Clan Partenio, è comparso questa mattina nel carcere di Secondigliano davanti al Gip del Tribunale di Napoli.
Il 49enne avellinese è accusato di aver partecipato alle condotte usurarie scoperte dalle indagini della Direzione distrettuale Antimafia di Salerno, coordinata dal Procuratore Aggiunto Francesco Soviero nei confronti di due imprenditori di Solofra, in difficoltà economiche.
L’uomo, che giovedì si è consegnato agli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno (DIA) ha risposto alle domande del magistrato. Per il 49enne il gip ha convalidato il decreto di fermo, confermando la misura cautelare in carcere.
Resta ancora irreperibile quello che è ritenuto dagli inquirenti il referente del Nuovo Clan Partenio difeso dall’avvocato Raffaele Bizzarro e già condannato in primo e secondo grado per l’ inchiesta sul sodalizio camorristico irpino e scarcerato per un vizio di forma .
Stando alle accuse, le due vittime, dopo un incontro nell’ottobre del 2024 in un bar di Bellizzi, avrebbero dovuto corrispondere a M.E. duemila euro al mese come interesse sulla somma di 60mila euro residua del debito e degli interessi usurari. Il 49enne nella mattinata del blitz eseguito dagli uomini della Direzione investigativa Antimafia si trovava all’estero in vacanza e avrebbe praticamente anticipato il rientro per consegnarsi alle forze dell’ordine.
IL BLITZ
Il blitz, eseguito all’alba tra le province di Salerno, Avellino, Napoli e Potenza, ha impegnato 120 operatori delle forze dell’ordine, tra cui quattro piloti di droni della DIA. Diciotto persone indagate, sedici delle quali destinatarie un decreto di fermo per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Otto gli irpini coinvolti, già noti alle forze dell’ordine.
Secondo gli inquirenti, i due imprenditori sarebbero finiti nella morsa di tre diversi sodalizi criminali, legati al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, al Nuovo Clan Partenio dell’Irpinia e a un gruppo salernitano con ramificazioni nella Valle dell’Irno. Le richieste erano accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa. A fronte delle pressioni, le vittime avrebbero contratto ulteriori prestiti usurari per far fronte alle richieste estorsive





