La morte di Francesco Pastore, ex operaio dell’Isochimica di Avellino, riapre una delle ferite industriali e umane più profonde del Mezzogiorno. A riportare il caso al centro del dibattito nazionale è stato l’intervento alla Camera dei deputati dell’onorevole Gianfranco Rotondi, che ha parlato apertamente di “strage di Stato”, chiedendo al Governo un’assunzione di responsabilità definitiva verso i lavoratori esposti all’amianto.
Pastore è morto dopo anni di malattia legata all’esposizione alle fibre killer respirate nello stabilimento irpino negli anni Ottanta. La sua scomparsa si aggiunge a una lunga scia di decessi che continua ad allungarsi nel silenzio generale. Una tragedia lenta, consumata nel tempo, che continua a colpire ex operai, famiglie e intere comunità dell’Irpinia.
La denuncia di Rotondi
Nel suo intervento parlamentare, Rotondi ha ricostruito le origini della vicenda Isochimica, ricordando come l’azienda avesse ottenuto da Ferrovie dello Stato l’incarico di rimuovere l’amianto dalle carrozze ferroviarie. Un lavoro delicatissimo che, secondo le sentenze penali e civili arrivate negli anni, venne svolto senza adeguate protezioni per i lavoratori.
L’esposizione diretta alle polveri tossiche avrebbe provocato patologie gravissime, tumori e malattie respiratorie che ancora oggi mietono vittime. Il deputato irpino ha sottolineato che non si tratta più di accuse o ricostruzioni giornalistiche, ma di fatti certificati dai tribunali.
Secondo Rotondi, le ultime pronunce giudiziarie configurano “una vera e propria strage di Stato”, espressione che fotografa la gravità di quanto accaduto nello stabilimento di Pianodardine. Il parlamentare ha ricordato di aver conosciuto personalmente Francesco Pastore e di aver parlato con lui anche recentemente, poco prima del peggioramento definitivo delle sue condizioni.
Il nodo dei risarcimenti
Il cuore politico dell’intervento riguarda però il tema dei risarcimenti. Rotondi ha spiegato che esiste da tempo una proposta transattiva avanzata dall’associazione degli ex lavoratori. Una soluzione che consentirebbe di chiudere numerosi contenziosi ancora aperti attraverso un riconoscimento economico alle vittime e alle famiglie.
Secondo quanto riferito in Aula, RFI sarebbe disponibile a valutare un accordo, ma mancherebbe un indirizzo politico chiaro da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista delle Ferrovie. Da qui l’appello rivolto direttamente al Governo.
Per il deputato, ciò che viene chiesto dagli ex operai rappresenta “molto meno di quanto spetterebbe loro” al termine di tutti i procedimenti giudiziari. Un passaggio che punta a evidenziare come la transazione non sarebbe una concessione straordinaria, ma un atto minimo di giustizia verso uomini che hanno lavorato senza tutele adeguate.
La lunga ombra dell’Isochimica
La storia dell’Isochimica resta una delle pagine più drammatiche dell’industrializzazione irpina. Lo stabilimento nacque all’inizio degli anni Ottanta nell’area di Pianodardine, alle porte di Avellino, specializzandosi nella scoibentazione delle carrozze ferroviarie contaminate dall’amianto.
Per anni gli operai lavorarono a contatto diretto con materiali altamente tossici. Molti di loro raccontarono di aver manipolato amianto senza maschere, senza tute protettive e senza alcuna informazione sui rischi sanitari. Le polveri si depositavano sui vestiti, nei capelli, persino nelle abitazioni familiari.
Con il passare del tempo iniziarono ad emergere le prime malattie. Poi le inchieste, i sequestri dell’area, i processi e le sentenze. Un percorso giudiziario lunghissimo che ha certificato responsabilità pesanti ma che, per molti familiari delle vittime, non ha ancora restituito una piena verità morale.
Bonifiche e ferite aperte
Negli ultimi anni il tema della bonifica ambientale dell’area ex Isochimica è stato affrontato attraverso interventi finanziati dal pubblico. Il Ministero dell’Ambiente ha più volte sostenuto di aver completato tutte le attività di propria competenza per il risanamento del sito.
Ma il problema, oggi, non riguarda più soltanto il terreno contaminato o i capannoni industriali. Il nodo centrale resta il riconoscimento umano, sanitario ed economico per gli ex operai ancora vivi e per le famiglie di chi non c’è più.
Rotondi ha chiesto “una maggiore attenzione verso una tragedia nazionale che continua a riproporsi”. Una frase che sintetizza il senso di una vicenda mai davvero conclusa, nonostante decenni di processi, battaglie civili e promesse istituzionali.
Il peso simbolico della morte di Pastore
La morte di Francesco Pastore assume così un valore simbolico fortissimo per l’intera comunità irpina. Ogni nuova vittima riporta alla memoria gli anni della fabbrica, le denunce ignorate e le responsabilità accumulate nel tempo. Ad Avellino il nome Isochimica continua a evocare dolore, rabbia e memoria collettiva. Per molti familiari degli ex operai, il rischio più grande è che il trascorrere degli anni finisca per spegnere l’attenzione pubblica sulla vicenda. L’intervento di Rotondi in Parlamento riaccende invece i riflettori su una delle più grandi emergenze italiane legate all’amianto, chiedendo che lo Stato affronti finalmente non solo la memoria della tragedia, ma anche le sue conseguenze concrete.





